IL SENTIERO DELLA LIBERTÀ IN MEMORIA DEI CADUTI

Nei tempi tragici della II guerra mondiale, quando l'Italia fascista, da velleitaria conquistatrice dell'Africa e della Russia, si trovò spezzata in due dalla linea Gustav, un sentiero clandestino,...
Nei tempi tragici della II guerra mondiale, quando l'Italia fascista, da velleitaria conquistatrice dell'Africa e della Russia, si trovò spezzata in due dalla linea Gustav, un sentiero clandestino, fra faggete e valloni sassosi, congiungeva Sulmona e Casoli. Un sentiero che conosceva il carico di angosce dei viandanti ma anche le loro speranze. Era il sentiero della libertà. Si percorreva esclusivamente in un senso. Dalle contrade oppresse dalla tirannia nazifascista alle terre liberate, dove alitava il primo soffio di democrazia. Lo percorrevano soprattutto giovani renitenti alla leva fascista desiderosi di combattere con le forze di liberazione alleate, monarchiche, volontari della Brigata Majella. Prigionieri di guerra fuggiaschi dai campi di concentramento di tutt'Italia e da quello, il n° 78 di Fonte D'Amore, a Sulmona: 80.000 sbandati, che sopravvissero grazie alla complicità della popolazione che, come è stato scritto, con loro "divise il pane che non c'era". "Libertà sulla Majella" si intitola, nell'edizione della Vallecchi, il famoso libro, ormai introvabile, dello scrittore sudafricano, amico di Ignazio Silone, Uys Krige: "The way out", la via di fuga. Fuggivano da soli, come racconta in "Fuga da Sulmona" Donald I. Jones; più spesso in gruppo, come testimonia John Esmond Fox in "Spaghetti e filo spinato".
A Sulmona si era costituita un'organizzazione clandestina che, quasi settimanalmente, con guide locali traghettava i disperati verso la speranza. Non sempre le "traversate", come venivano chiamate, avevano fortuna. Capitava, non infrequentemente, che si finisse intercettati dalle ronde tedesche che pattugliavano i passi e le creste. Ormai è risaputo, che Ciampi, poi Presidente della Repubblica, il 24 marzo del '44, con la guida Alberto Pietrorazio e una sessantina di italiani e stranieri, come testimonia lo stesso Presidente nel suo diario donato, poi, al liceo scientifico di Sulmona, con una marcia notturna di 25 ore, nella neve e nella tormenta, raggiungeva Taranta Peligna e, quindi, Casoli.
Sappiamo che, per un puro caso, Ciampi non partì con la spedizione della settimana precedente, guidata da Domenico Silvestri che finì nelle mani dei tedeschi. La fortunata spedizione permise all'allora sottotenente di ricongiungersi, a Bari, al suo ricostituito reparto, il IX Autieri. E portare a compimento la missione affidatagli dal suo Maestro, il filosofo Guido Calogero, condannato al confino a Scanno per antifascIsmo: consegnare alla casa editrice Laterza il proprio manoscritto sul liberalsocialismo. L'allievo Ciampi lo aveva portato nascosto nei calzettoni, come prezioso contributo al dibattito politico della rinascente democrazia. Nei giorni 3-4-5 maggio prossimo, la 19a edizione de "Il Sentiero della Libertà" ripercorrerà l'antico tragitto, ricongiungendo idealmente le popolazioni dei paesi al di qua e al di là della Majella. Al Guado di Coccia, davanti al cippo di Ettore De Corti, ucciso dai tedeschi il 18 settembre del '43, prima vittima del sentiero della libertà, una sosta per un ricordo. Al sacrario della Brigata Majella a Taranta Peligna i marciatori si incontreranno con i sindaci del paese e dei comuni limitrofi, per entrare in corteo con le autorità di Casoli e dei paesi del circondario. Un saluto caloroso: un abbraccio festoso di popolo. Di tutto il popolo di Casoli e dei dintorni. Tanta folla. Una gioia collettiva e contagiosa. Dal palco, gli interventi delle autorità e dei promotori sottolineano il senso storico e ideale della manifestazione.

