«Non mi darò pace finché non capirò che cos’è successo»

5 Novembre 2016

Manuel Di Rocco parla per la prima volta dopo la tragedia: «I miei figli giocavano con i cani solo in mia presenza»

PESCARA. Ha ripreso a lavorare e ha finito il trasloco che stava facendo nel piazzale della casa dei suoceri, in contrada Cantò di Cepagatti, quel maledetto mercoledì 19 ottobre, quando il suo Ferdinando è morto a 19 mesi azzannato dal cane di casa, un esemplare femmina di Corso di due anni. A meno di venti giorni da quella tragedia, Manuel Di Rocco, il papà di Ferdinando, accetta di parlare con il Centro perché, dice, «di chiacchiere ne ho sentite fin troppe».

Il suo Ferdinando è stato azzannato e ucciso a pochi metri da lei da un cane che aveva preso già adulto, due mesi prima. Ha qualcosa da rimproverarsi?

Assolutamente no.

Qual è l’ultimo ricordo che ha di Ferdinando?

L’ultimo flash. Quel pomeriggio sono tornato dal lavoro verso le quattro, avevo il trasloco da finire, dovevo smontare l’armadio, rientro a casa e lui stava nel lettino, si alza in piedi, mi guarda, “papone” mi dice, “acqua”. Gli passo l’acqua, poi mi chiede i cartoni, Masha e orso, li guardava sempre appena sveglio da dentro il lettino. Io ero tutto impolverato, ma me lo sono preso in braccio lo stesso. Gli piaceva che lo baciavo sul naso, me lo sono stretto e poi lui si è staccato “papone, e vai” mi ha detto. Voleva vedere i cartoni. L’ho lasciato, gli ho detto stai qua, io e la mamma andiamo a smontare l’armadio e poi giochiamo. Ecco, questo è l’ultimo ricordo che ho con Ferdinando.

E poi? Che cosa si ricorda di quel pomeriggio?

Avevo fretta di finire il trasloco, di portare mia moglie e i miei bambini in una casa tutta nostra. Abbiamo iniziato a caricare il camion nel piazzale della casa dei miei suoceri. Io e il mio operaio che caricavamo i pezzi dell’armadio smontato, mia moglie e mia suocera che riempivano i sacchi dei vestiti mentre tenevo Leo, l’altro mio figlio più grande, che poi non ha ancora tre anni, sott’occhio vicino a noi. E poi c’era mio suocero. Aveva male alle gambe ed era appoggiato alla finestra sotto al portoncino, che beveva una lattina di birra e faceva la staffetta intorno a casa, un occhio in più del solito.

E Ferdinando dov’era?

Ferdinando era con noi. Poi mia cognata stava facendo fare merenda alla figlia di mia moglie che si è portata su anche Ferdinando per la merenda. Cose normali. Una volta sopra, Alisia, la bambina di mia moglie, si affaccia sul balconcino con Ferdinando in braccio, l’abbiamo richiamata, mettilo giù, stessa cosa mia cognata da dentro. Abbiamo continuato a fare quello che stavamo facendo e dopo un paio di minuti al massimo, sempre Alisia, ci dice che stava scendendo con Ferdinando per giocare un po’. Dopodichè ho visto Alisia di nuovo sopra, ho dato per scontato che non fosse scesa per niente e che comunque Ferdinando era sopra con lei e con mia cognata.

E poi?

Rientrando dal lavoro avevo notato che Armagheddon (l’altro esemplare di cane corso di Di Rocco ndr) si era intrecciato con la catena e ho detto a mia moglie di andare a strecciarlo. Gliel’ho ripetuto due tre volte in pochi secondi, sentivo il cane che mi chiamava.

E sua moglie ha trovato Ferdinando ferito a terra davanti a Giulia, la femmina legata all’albero. Ma il bambino come ci è arrivato?

È passato sicuramente da dietro casa, perché altrimenti l’avremmo visto, mio suocero era lì a due passi, che faceva avanti e indietro rispetto all’angolo della casa dove stavano i cani.

Tutti cani Corso. Quanti ce n’erano?

Aureliana era sciolta, girava intorno a casa, Armagheddon era legato perchè faceva la guardia alla stalla e Giulia (il cane che ha azzannato il bambino ndr) era legata all’albero per il semplice motivo che era stata nella stalla durante i giorni dell’accoppiamento e avevo deciso di rimetterla fuori.

Ha capito che cosa può essere successo?

Non lo so, non riesco a fare ipotesi. La cagna era legata ma aveva un raggio di azione molto ampio, con tre metri e mezzo di catena. È una cagna molto attiva, non è il tipo che si mette a dormire e che si può essere rivoltata perché il bambino, chessò, gli ha tirato la coda. No.

E allora?

Non lo so. Di certo, se Armagheddon non si fosse intrecciato alla catena non l’avrebbe fatto passare, l’avrebbe stoppato prima che arrivasse da Giulia. Legato o slegato è lui il padrone di casa.

Pensa di aver sbagliato qualcosa?

L’unica cosa che ho sbagliato, forse, è stato fare il trasloco, o caricarmi subito mio figlio ferito in macchina per portarlo il più presto possibile in ospedale. Forse questo ho sbagliato, ma in coscienza mi sento pulito. Invece non mi dò pace sulla dinamica. L’ho detto pure agli inquirenti. Fate di me quello che volete, non ho problemi e non ce ne ha neanche mia moglie, ma aiutatemi a capire che cosa è successo là dietro. È questo che andrò a chiedere di nuovo ai carabinieri. Di spiegarmi l’effettiva dinamica dell’accaduto. Saperlo non mi farà rassegnare, ma almeno nel mio assurdo dolore potrò darmi una ragione.

Ma Ferdinando ci giocava con i cani?

Con i cani era entrato in contatto, come l’altro figlio. Ma so bene che i miei cani, pur essendo la mia passione, sono cani Corso, mezzo mastino e mezzo Abruzzese, hanno i loro limiti e vanno trattati da animali. I miei figli si avvicinano ai cani solo in mia presenza. Quando il cane è slegato mio figlio Leo ci gioca ma davanti a me. La catena o il box sono anche un modo per tutelare gli altri durante l’assenza del padrone. Il cane può essere indispettito da un giocattolo, da una suoneria. Ma i Corso sono cani che calcolano tutto, anche che quella è la famiglia, il branco, e non si tocca.

Adesso si è trasferito a casa nuova. Non ha paura per l’altro bambino a contatto con gli altri due cani che le sono rimasti?

Se avessi il minimo dubbio i cani li avrei già tolti. Ma i cani hanno la loro stalla con 1.500 metri di terreno dietro casa. Sono io a controllare quando i cani entrano ed escono. Per arrivare da loro devi accedere al terreno aprendo un cancello e poi ancora aprire la stalla.

È vero che con Giulia e gli altri due Corso stava avviando un allevamento amatoriale?

Certo. Siamo un circolo di amici con una passione che ci coinvolge in modo sano.

E serve per arrotondare?

Puoi anche arrotondare, ma prima di iniziare a guadagnarci dei fare sei sette cucciolate, e costa parecchio. A meno che non fai cucciolate di pitbull che metti in vendita a cento euro su qualche sito, ma quelle sono le porcherie che stanno facendo, senza pedigree, senza documenti, senza vaccinazioni. Sono questi i veri pericoli.

Giulia, il cane che ha ucciso suo figlio è stato sequestrato e messo sotto osservazione nel canile sanitario della Asl. L’ha rivista?

Sì, al canile l’ho vista, piangeva mi ha riconosicuto.

La riprenderebbe?

Cosa? Sarebbe fuoriumano. Se la sfioro è solo per tagliargli la giugulare come ha fatto a mio figlio. Perché a meno che non è successo qualcosa di esoterico, qualcosa di sovrannaturale come mi ha detto un medico, che il bambino ce l’ha portato il diavolo l’ha dietro, qualcosa è successo e me lo devono spiegare, almeno per quello che si può ricostruire.

A ridosso della tragedia c’è stato chi ha rimarcato le sue origini rom, che si sente di dire?

Origine rom? Mio padre ha lavorato una vita come capo reparto alla Saf dall’80 e fino alla chiusura, prima di mettersi in proprio nella ditta che commercializza porte finestre e sistemi di sicurezza e che io porto avanti con grande orgoglio. Ho perso mia madre nel 2000, mio padre ebbe una trombosi, è da lì che è iniziato tutto il martirio, questa vita di dolore.

In questi giorni si è sentito più giudicato o compreso?

Per carattere non mi piace essere compatito. Forse posso risultare antipatico, ma non faccio la vittima e non cerco giustificazioni. Ho il mio nucleo familiare stretto, io e mia moglie, e quello mi basta.

Com’era Ferdinando?

Aveva una marcia in più. Gli facevamo fare tutto dalla a alla zeta. Era di più. Di più per mia moglie anche se non era suo figlio, di più per mio padre, per me, di più per tutti quanti, per il paese, per tutti. Per la mia coscienza e di tutti quelli che li volevano bene, credo che mio figlio oggi riposa in pace, perché comunque tutti quanti stavamo dando il meglio per la sua crescita e quella di Leo e Alisia. Sennò, senza i figli, la vita che senso ha?