Pomilio: «Serve carburante alle piccole e medie imprese»

18 Febbraio 2026

Il presidente del Comitato Piccola Industria: «Sì agli investimenti intelligenti per premiare progetti meritevoli. Ora il sistema fatica e si stringono i cordoni»

PESCARA. Le banche concedono sempre meno prestiti alle piccole e medie imprese e, come nella più banale delle equazioni, gli investimenti frenano. Per l’Abruzzo, che ha un tessuto imprenditoriale costituito per il 93% da piccole e medie imprese, non potrebbe andare peggio. Massimo Pomilio, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, parla di «situazione paradossale». In un anno il credito erogato dalle banche alle aziende abruzzesi è sceso di 100 milioni di euro, che pesano su investimenti e progetti futuri.

«Più il sistema delle Pmi fatica, considerando anche il dato generale che vede l’economia in crisi con lo 0,6% di crescita come dato regionale e nazionale, più si stringono i cordoni», afferma Pomilio, «ci sarebbe bisogno di rimettere un po’ di carburante, ma mentre sulla grande industria le banche hanno una maggiore apertura perché la selezione degli istituti di credito tiene conto del minor rischio, sulle Pmi la situazione risulta diversa». Ne deriva che le piccole e medie imprese – che maggiormente necessiterebbero di investire in ricerca e innovazione, i comparti che consentono di crescere e scalare qualche gradino – sono lì a riflettere e a far di conto proprio in virtù della chiusura degli istituti di credito.

«A livello associativo spingiamo molto sulla rete, sul lavorare in filiera e sull’attivazione di sinergie perché questo consente di presentarsi più forti sul mercato e rispetto al mondo bancario», dice Pomilio, «è chiaro che c’è un tema di selezione naturale: l’anagrafe abruzzese registra una diminuzione del numero di imprese, soprattutto piccole. Ma non è necessariamente un dato negativo: dove ci sono maggiori difficoltà le imprese marginali terminano la loro attività in modo naturale. Fa un po’ parte della legge di Darwin, ma quella del credito è una sfida in più da affrontare, rispetto ai temi già presenti sui tavoli come il costo dell’energia, le incertezze geopolitiche che sono spine nel fianco per l’Abruzzo, a cui si aggiunge quella del credito».

Un esempio è la crisi dell’automotive. «Si parla tanto di riconversione», aggiunge Pomilio, «ma la riconversione ha bisogno di investimenti e quindi di denaro fresco. Torniamo sempre lì. Tutto il sistema della digitalizzazione, in cui l’Abruzzo come l’Italia è un po’ in ritardo, necessita di investimenti: ci sono progetti che non vengono cantierati non perché non esistano idee, ma per la difficoltà di accesso al credito e il costo del denaro. Il mondo bancario è in continua evoluzione, si perdono gli interlocutori locali. Sempre più vertici degli istituti di credito sono collocati al Nord: fa parte del gioco delle cose, le aggregazioni tirano verso le aree industriali», sottolinea il presidente del Comitato piccola industria, «non c’è più la vecchia figura del direttore di banca a cui illustrare i piani dell’impresa. È un problema di relazioni e fiducia. Se si ragiona solo in termini di algoritmo è chiaro che la direzione in cui vanno le banche non è quella delle piccola industria, ma dei gruppi più strutturati. Il dialogo con le banche è sempre utile e costruttivo: gli istituti di credito soffrono una competizione importante, vogliono dialogare con i clienti, anche per un gioco di mercato».

Ma non basta. Soluzioni? Si potrebbe rafforzare il tema del Fondo delle garanzie centrali, che dà la possibilità di essere supportati nel fornire garanzie a chi presta i soldi, in forma consortile da altri istituti bancari che fanno da tramite e sopperiscono alla mancanza di fondi. Una sorta di partecipazione al rischio del Fondo di garanzia». Per le Pmi le difficoltà da affrontare, per restare ben salde sul mercato, sono molte. «Per gli investimenti in innovazione, Ai, digitalizzazione servirebbero delle forme agevolative istituzionali, a cui la banca può appoggiarsi», dice ancora Pomilio, «a questo si aggiunge la necessità di una maggiore apertura, da parte delle banche, a sposare progetti della Pmi, pur con la necessaria valutazione del rischio. Andrebbero cercate anche altre forme di finanziamento alternative come i mini-bond: sistemi di finanziamento alternativi alle banche per le Pmi, che non sono quotate in borse».

La maggiore difficoltà per le Pmi è proprio nel reperimento del credito. «Non è una banale richiesta di un credito più facile, ma più intelligente», puntualizza Pomilio, «che premia gli investimenti e i progetti che lo meritano. Non è solo un olio strutturale per una macchina che cammina». Altro tema importante, quello della digitalizzazione «di cui non si ha la netta percezione», aggiunge, «l’Italia è un passo indietro rispetto alla media europea. L’Abruzzo fa anche peggio: in questo ambito c’è tanto da fare investendo tempo, risorse, capitale umano. Ci sono progetti che vanno ingegnerizzati con intelligenza. Il sistema delle Pmi ha incamerato stress anche in termini di ritardo dei giorni di pagamento, sia rispetto alle grandi imprese che alla pubblica amministrazione. Questo significa che si allungano ulteriormente i tempi e tutto si muove con un flusso finanziario più pesante».

Ma ci sono anche risultati positivi, come la crescita della fiducia. «Il 75% delle imprese abruzzesi, secondo una recente indagine», conclude Pomilio, «stima un miglioramento nel prossimo anno e questo un po’ fa sperare. Premesso che l’imprenditore è ottimista per contratto e riesce sempre a vedere il lato positivo delle cose. La crescita della fiducia genera la possibilità di nuovi investimenti in settori-cardine come innovazione e Ai».

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