L'ingresso al centro termale di Caramanico

Terme Caramanico, ritardi e preoccupazioni a 10 giorni dall'annunciata riapertura

Paolucci (Pd) e Mazzocca attaccano l'amministrazione regionale: "Tutto fermo a un anno fa. Con l'emergenza covid, si rischia il colpo di grazia a un settore strategico"

CARAMANICO TERME. Tutto fermo a un anno fa. Nulla si muove per garantire un futuro al termalismo abruzzese, in particolare alle sorti di un centro, come quello di Caramanico (Pescara), conosciuto sin dal 1576, quando Padre Serafino Razzi scrisse di una sorgente del fiume, detta Zolfarina, che guariva malattie dei bronchi. Un centro che assicura benessere alla collettività, almeno dal 1836, quando le terme furono costruite.

A denunciare i ritardi, e le preoccupazioni, che riguardano i lavoratori e migliaia di persone che ogni anno frequentabno il centro termale, è il Partito democratico. “Pensare che un settore così importante e strategico della nostra regione sia stato lasciato nel totale abbandono e nell’indifferenza dalla giunta regionale, suscita una forte indignazione”. Così Silvio Paolucci, consigliere regionale dem, dopo aver letto la risposta a una sua interpellanza sulla “crisi delle Terme di Caramanico”, discussa nel Consiglio regionale del 9 giugno. “L’assessore Verì”, prosegue Paolucci, “ha praticamente ammesso che la situazione delle Terme è praticamente ferma a un anno fa. Per un settore già in ginocchio per l’emergenza Covid, l’inerzia dell’amministrazione regionale può rappresentare il colpo di grazia. La comunità caramanichese attende da un anno l’applicazione del documento tecnico dell’azienda sanitaria regionale con il quale le Terme di Caramanico potrebbero allargare la loro offerta a prestazioni riabilitative”.

Paolucci allude a un finanziamento, già deliberato, da un milione di euro per realizzare il secondo lotto delle piscine termali, oltre al reperimento dei 900mila euro stanziati nella legge di stabilità regionale per il finanziamento della legge regionale numero 15 del 2002 sullo sviluppo del settore termale. “Proprio su quest’ultimo punto”, insiste il consigliere del Pd, “ci chiediamo se sia possibile che, nelle oltre 20 rimodulazioni di fondi ereditati o nelle recenti leggi regionali (Cura Abruzzo 1 e 2), il termalismo non è stato mai considerato. Possibile che, dopo tante parole, la Regione non investa neanche un euro?”.

Sull’emergenza Terme interviene anche il consigliere comunale Mario Mazzocca, del gruppo Uniti per Caramanico. “Non avremmo mai immaginato che l’indifferenza verso la nostra comunità potesse arrivare a questo livello”, scrive Mazzocca. “La grave situazione finanziaria che ha interessato la società che gestisce gli impianti termali di Caramanico Terme e Popoli, unita all’emergenza Covid e alla difficile applicazione dei protocolli sanitari per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, ci auguriamo non compromettano l’avvio della stagione termale 2020. Le misure che la Regione si era impegnata a predisporre rappresentano la condizione necessaria e sufficiente affinché si possano affrontare gli investimenti da parte del privato per il rilancio di questo settore strategico”.

A dieci giorni dalla data annunciata, ma non confermata apertura delle Terme di Caramanico e del resort ‘La Reserve’, continua Mazzocca, "nessun amministratore (sindaco incluso) si è sentito in dovere, nei confronti di centinaia di lavoratori e imprenditori dell’indotto, di dare informazioni certe sull’avvio della stagione termale e di chiedere chiarezza al riguardo. Non possiamo accettare che un intero paese penda dalle labbra di una azienda privata che, operando grazie allo sfruttamento di una risorsa pubblica, non avverte il dovere morale di condividere il percorso con la comunità. Se il sindaco non intende dare voce a questo disagio non avremo problemi a farcene carico noi”.

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