crisi energetica

Dattoli (Confindustria): «Duecento milioni i danni della guerra alle nostre imprese»

la crisi in medio oriente mette in difficoltà le aziende abruzzesi
31 Marzo 2026

Il vertice dell'unione industriale abruzzese: «forte rallentamento dell’export verso il Medio Oriente a causa dell’instabilità geopolitica»

L'Abruzzo produttivo e le associazioni di categoria mostrano grande preoccupazione. L'aumento dei prezzi dei carburanti sta incidendo pesantemente sui bilanci delle imprese. «Il Governo è intervenuto sui rincari del carburante con il taglio delle accise richiesto, fin dal primo momento, per calmierare i prezzi alla pompa ed evitare ripercussioni sui prezzi dei beni di largo consumo all'indomani dello scoppio della guerra in Medio Oriente. Ma, nonostante il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri preveda un taglio di 25 centesimi per benzina e diesel e di 12 centesimi per il Gpl per la durata di 20 giorni, la situazione in Abruzzo resta critica e le misure non si vedono ancora concretamente nei distributori della regione»,

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Così Francesco Trivelli, presidente di Federconsumatori Abruzzo, «i nostri osservatori constatano che i prezzi non sono ancora variati per effetto del taglio e in alcune realtà locali nel confronto delle rilevazioni risultano, addirittura, aumentati rendendo la riduzione di fatto non percepita dai consumatori abruzzesi che continuano a pagare costi tra i più alti, in Italia», dice Trivelli, «tutto ciò anche a causa della tassa sulla tassa ovvero l'applicazione dell'Iva sulle accise che impoverisce le famiglie già colpite dai rincari energetici e dalla mancata crescita dei redditi. Chiediamo un intervento urgente al Governo per sollecitare misure strutturali e durature come lo scorporo definitivo delle accise dall'Iva e un potenziamento dei poteri di verifica contro le speculazioni».

Confindustria Medio Adriatico ha fatto una prima stima: la guerra in Medio Oriente produrrà danni fino a 200 milioni di euro per le imprese regionali abruzzesi. Per il presidente di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, Lorenzo Dattoli, «l’area mediorientale rappresenta un mercato di riferimento per l’export regionale. Nel 2024 le esportazioni complessive dell’Abruzzo hanno raggiunto circa 9,3 miliardi di euro, con una quota stimata tra il 4% e il 5% destinata ai Paesi del Medio Oriente, pari a un valore compreso tra i 400 e i 450 milioni di euro su base annua. I segnali che arrivano dalle imprese», dichiara Dattoli, «indicano un rallentamento della domanda e crescenti difficoltà operative legate all’instabilità geopolitica. Si tratta di un contesto che rischia di incidere in modo significativo sulla competitività del nostro sistema produttivo».

Tra i settori maggiormente esposti l’automotive e la componentistica della Val di Sangro, i macchinari industriali, l’agroalimentare con pasta, vino e prodotti trasformati, e il chimico-farmaceutico. Le criticità si manifestano attraverso diversi canali economici: una riduzione della domanda nei Paesi coinvolti direttamente e indirettamente nel conflitto, un aumento dei costi di trasporto dovuto anche all’utilizzo di rotte alternative e al rincaro dei carburanti, il rischio di insolvenza e rallentamento nei pagamenti internazionali e l’incremento dei costi assicurativi legati alle spedizioni.

«Sulla base delle prime stime, nello scenario attuale si registra un possibile calo dell’export pari al 10%, che corrisponde», avverte Dattoli, «a una perdita di circa 43 milioni di euro per le imprese abruzzesi».

E di «impatto pesante della guerra in Medio Oriente sui costi dell’energia per le aziende abruzzesi», parla il presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, Ezio Rainaldi, «dopo lo scoppio del conflitto i prezzi di gas e luce sono esplosi, ma bisogna agire subito per evitare speculazioni. Stiamo vivendo giorni di grande tensione, con lo scenario geopolitico ed economico che cambia di ora in ora: se con l’entrata in vigore dei dazi statunitensi l’allerta era, diciamo così, delicata, oggi», evidenzia Rainaldi, «siamo passati al livello più alto: il sistema industriale vive uno stato di preoccupazione diffusa». Quanto al tema energetico, il presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno evidenzia come «l’Italia ha una riserva di immagazzinamento del gas molto più importante di altri Paesi europei, come ad esempio la Germania. Questo, sul breve periodo, consente alle nostre imprese di reggere sul mercato: è necessario, pertanto, non speculare con un effetto “a caduta” dei prezzi che avrebbe ripercussioni negative su tutta la filiera». Dall'industria all'agricoltura, il passo è breve. «Pur apprezzando l’intervento del Governo sulla temporanea riduzione delle accise per i carburanti, il settore primario resta fuori da misure esclusive e dedicate», come invece accaduto per autotrasporto e pesca», dice la Cia-Agricoltori Italiani, «l'’agricoltura resta tra i comparti più esposti e vulnerabili alle crisi belliche ed energetiche. Chiediamo con urgenza il credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi e una strategia più strutturata e di lungo periodo a partire dal Consiglio Ue in corso a Bruxelles», afferma il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, «le tensioni in Medio Oriente e il conseguente caro energia e gasolio, insieme al rialzo dei prezzi di fertilizzanti e urea, sempre più irreperibili, stanno mettendo a rischio la continuità aziendale. Un rischio che, riguarda anche il ruolo dell’agricoltura come presidio ambientale, sociale ed economico dei territori, in particolare nelle aree rurali e più svantaggiate. Abbiamo aspettative importanti anche da parte del Consiglio europeo perché si agisca in modo collettivo e si acceleri sulla questione fertilizzanti e sulle misure straordinarie a sostegno del reddito degli agricoltori».

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