Today

18 gennaio

18 Gennaio 2026

Oggi, ma nel 1912, nel Mar Tirreno centrale, in acque internazionali, l’incrociatore della regia Marina militare italiana “Agordat”, comandato dal capitano di fregata Carlo Albamonte Siciliano, che arrivava dal porto sardo di Cagliari, nell’ambito dell’attività di controspionaggio marittimo, bloccava il piroscafo francese “Manouba”, con carico sospetto, rischiando di scatenare la guerra con la Francia. La soffiata, infatti, evidenziava tra gli imbarcati del mezzo francese 12 ufficiali turchi che, spacciandosi per medici della Mezzaluna rossa, promuovevano traffici fuori legge nel contesto del conflitto tra il Belpaese e l’impero ottomano. Ovvero quello combattuto, col pretesto di mirare alla conquista della Libia, tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, che annoverava tra i principali artefici soprattutto della fase d’avvio del contrammiraglio Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi quale ispettore delle siluranti nell’Adriatico e che si concluderà con la vittoria italica sulla reggenza della Sublime porta e con la conseguente annessione della Tripolitania, del Fezzan, della Cirenaica e del Dodecaneso. A bordo del “Manouba”, inoltre, vi erano altri 17 contrabbandieri camuffati da infermieri, sempre pretestuosamente afferenti all’organizzazione umanitaria operante nel Levante della Croce rossa internazionale. E vi erano stivate anche 250mila lire in oro. Alla verifica di polizia militare operata dai marinai italiani solo 11 dei 29 trasportati risultavano in regola con i documenti e realmente referenti della Mezzaluna rossa. Quindi la nave transalpina veniva scortata nello scalo cagliaritano e messa in stato di fermo per due giorni, ovvero fino alla consegna dei truffatori alle autorità cittadine. L’episodio si sommava all’analogo precedente del “Carthage”, del 16 gennaio. Anche quel mercantile francese riconvertito era stato beccato dall’imbarcazione italiana entrata in servizio il 26 settembre 1900. L’accaduto frapporrà non poche frizioni nei già non distesi rapporti diplomatici fra Roma e Parigi. La vicenda, infatti, verrà sottoposta dal IV governo guidato da Giovanni Giolitti all’attenzione della Corte d’arbitrato dell’Aja. E l’esito sarà con parere favorevole alla nazione ricorrente. Il 20 gennaio verrà trasferito alle forze dell’ordine dell’isola anche l’asso dell’aviazione francese Maurice Duval, scovato a bordo del già menzionato piroscafo “Carthage” (nella foto, particolare, ancorato e sorvegliato dal personale dell’incrociatore “Agordat”, nella cartolina a corredo dell’articolo “Accadde a Cagliari: ostaggi di guerra” pubblicato dal sito “Sardegna Magazine”, il 22 ottobre 2020, a firma di Massimo Dotta) con tanto di velivolo Bleriot XI, che, intercettato sempre in acque internazionali, nel Tirreno centrale, proveniente da Marsiglia e diretto a Tunisi, era stato pure accompagnato nel porto cagliaritano. La tensione rischiava di far scoppiare la belligeranza con i cosiddetti cugini d’oltralpe. Perciò i dicasteri italiani degli Esteri, della Guerra e della Marina, tenuti rispettivamente da Antonino di Sangiuliano, da Paolo Spingardi e da Pasquale Leonardi Cattolica, preferiranno, in modo lungimirante, rinunciare al diritto d’ispezione dei carichi marittimi francesi in alto mare. Il fatto finirà sulla copertina del settimanale “Illustrazione italiana”, numero 5, del 4 febbraio di quel 1912, dal titolo “L’odissea dei 29 turchi del Manouba”.