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22 gennaio

22 Gennaio 2026

Oggi, ma nel 1949, a Scodovacca di Cervignano del Friuli, in provincia di Udine, Mario Gubero, di 39 anni, mezzadro, giunto in bici sotto la neve da Udine, dove risiedeva con la moglie e la figlioletta, dopo aver fatto saltare il lume a petrolio, uccideva, guidato da una torcia tascabile, a colpi di pistola, quattro componenti della famiglia. Dopo essersi scagliato ferocemente su otto, inclusa l’altra cognata, moglie di Sabino, Maria Marinic, don la quale non parlava da 14 anni, e la domestica. Innanzitutto freddava la madre Maria, di 70. Poi toccava al fratello Sabino. Quindi alla cognata Maria Concetta, moglie dell’altro germano Olivo, e al nipotino Angelo, di 7, figlio di Maria Concetta e di Olivo.

Proprio Olivo, nonostante venisse centrato da un proiettile e ricevesse numerose bastonate, riusciva a salvarsi e verrà portato nell’ospedale di Palmanova. Sarà il principale teste d’accusa. Poi, salito al piano superiore, randellava selvaggiamente la già menzionata Marinic, gli altri due ragazzini, Giuseppina e Giovanni, più la già citata “donna di servizio”. Senza però riuscire a farli fuori. L’azione veniva messa a segno, in piena lucidità, stando a quanto stabilirà la perizia psichiatrica, sia per risentimento verso i parenti che per prelevare 20mila lire, corrispondenti alla sua quota d’eredità. Nonostante i giornali riporteranno soprattutto che l’esecuzione multipla fosse motivata dal volersi accaparrare sei mucche e gli attrezzi da lavoro.

Quindi, dopo la mattanza, il pluriassassino riprendeva il suo mezzo a pedali e fuggiva noncurante del maltempo. Quello che verrà etichettato dai giornali come “Il mostro di Scodovacca” (nella foto, particolare, dal quotidiano milanese “Corriere d’Informazione” del 24 gennaio 1950, a firma di Egisto Corradi) era figlio di un carabiniere ben conosciuto nel circondario per il suo lungo e ligio ruolo di servitore dello Stato. Il killer era in collera particolarmente con i fratelli e con la cognata perché non avevano voluto aiutarlo quando sua figlia s’era ammalata e necessitava di soldi per le cure mediche.

Il 4 dicembre 1950 Mario Gubero verrà condannato all’ergastolo. Nell’udienza, ad Udine, dentro la gabbia degli imputati, dormirà per 45 minuti durante la richiesta del pubblico ministero, come riportato sul quotidiano torinese “La Stampa” nell’edizione del 5 dicembre ’50. Tutta la vicenda verrà rievocata anche nel volume “Anni 50 passati in fretta”, di Mario Canepa, che sarà pubblicato dall’Accademia Urbense, a Ovada, nel 2000.