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23 agosto

Oggi, ma nel 1944, a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena, sulla strada provinciale 76, lungo il corso del rio San Filippo, i nazifascisti della 305 Infanterie division della Wehrmacht fucilavano, per rappresaglia, 6 partigiani. Le vittime erano state catturate nel rastrellamento effettuato il 17 agosto precedente dai militi della Guardia nazionale repubblicana di Galeata e delle Brigate nere di Predappio nella zona tra Porcentico di Predappio e Cusercoli di Civitella di Romagna.

Si trattava di un comprensorio particolarmente iconico per il fascismo, soprattutto per quello della prima ora, che seguitava ad avere forte rispetto per il mussolinismo, essendo il Duce nato a Dovia di Predappio, il 29 luglio 1883. Dopo la scarica di piombo sparata dagli uomini in orbace i cadaveri venivano gettati in una fossa.

I resti saranno riesumati il 31 agosto successivo. I morti erano: Giuseppe Bertaccini, di 57 anni; Primo Galeotti, di 45; Antonio Scala, di 17; Francesco Scala, di 15, il più giovane; Giovanni Scala, di 56; Carlo Valentini, di 62, il più anziano. Verranno riconosciuti ufficialmente come partigiani, secondo quanto riportato dalla scheda dedicata al fatto di sangue dell'Atlante nazionale delle stragi nazifasciste. Anche se alcuni storici riterranno più probabile l'ipotesi che si sia trattato di civili accorsi in appoggio al movimento resistenziale locale. Tra i responsabili della mattanza verranno individuati: Stefano Benini; Duilio Bianchini; Renato Bonavita; Tullio Della Bianca, che verosimilmente guidava il plotone d’esecuzione; Giuseppe Danini; Luigi Nanni; Cesare Rivalta; Sergio Valpiani; Filippo Morelli; Vito Camporesi; Domenico Grassi; Roligo Rolli. Ma nonostante tortuosi percorsi processuali la loro partecipazione all’episodio del 23 agosto di quel 1944 non porterà nessuno di loro in carcere, quindi, di fatto, non vi saranno colpevoli assicurati alla giustizia.

I caduti saranno ricordati con un cippo (nella foto, particolare) che verrà posto nel luogo dell’esecuzione dall’amministrazione municipale, nell’ottobre 1954. Accanto ai nomi e cognomi dei malcapitati verrà apposta anche la lapide con sopra scritto: «La morte dei giusti condanni la vita degli empi e ammonisca il popolo a custodire e difendere le libertà conquistate».