Chieti calcio, ombre sul futuro: il giallo irrisolto dei 200mila euro

29 Agosto 2025

Inchiesta esplosa in Svizzera, il presidente Di Labio rassicura: «Noi siamo totalmente estranei». Resta aperto il mistero sull’arrivo dei soldi dalla Wip Finance, prima sbandierato e poi smentito

CHIETI. La difesa è netta: «Il Chieti calcio è totalmente estraneo». Mentre a Lugano l’inchiesta su Wip Finance – proprietaria dell’85% della società neroverde – procede con i suoi vertici arrestati, in Abruzzo il presidente Gianni Di Labio traccia una linea invalicabile tra il club e il procedimento svizzero. Eppure, è proprio su questa linea che oggi si concentrano le domande, quelle che ora sono al centro di una nuova partita, tutta da giocare, ma non sul campo: se la società controllante è sottoposta a misure dell’autorità di vigilanza con un incaricato che ne limita le decisioni, e i suoi amministratori sono indagati per pesanti reati, cosa ne sarà del futuro del Chieti?

Gli arresti dei due manager che erano a capo di Wip Finance, Jane Lepori Sassu e Adamo Trane, sono stati il culmine di un’indagine complessa, sfociata anche in perquisizioni e sequestri di materiale. Le ipotesi di reato formulate dalla procura ticinese sono truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e riciclaggio; le misure restrittive sono state confermate dal giudice dei provvedimenti coercitivi.

Ma la vera vertigine sta nel contesto. Come chiarito dalle stesse autorità elvetiche, l’inchiesta che ha portato in manette i vertici della società che detiene la maggioranza del Chieti non riguarda direttamente le vicende abruzzesi, su cui è aperta un’autonoma indagine condotta dalla guardia di finanza teatina. Il cuore delle accuse si concentra su «altre fattispecie»: è in corso la verifica di eventuali collegamenti con la maxi inchiesta europea Moby Dick sulle frodi carosello (circa 520 milioni di euro di Iva evasa; 1,3 miliardi è il giro di fatture) che avrebbe coinvolto camorra e mafia. Le altre vicende che hanno interessato Wip sarebbero state il catalizzatore, l'inciampo che ha acceso un faro su una struttura opaca.

Per capire il paradosso attuale occorre ripartire dalle promesse che hanno accompagnato il cambio di proprietà. La gestione riconducibile al business developer (procacciatore d’affari) Altair D'Arcangelo non si è limitata al campo. Ha alzato l’asticella, proponendosi come benefattrice dell’intero territorio, con una campagna mediatica importante. C’era il progetto Teti, una avveniristica cittadella dello sport con alloggi per studenti e atleti, palestre e ambulatori medici, presentato alla Camera dei deputati. C’era l’offerta formale all’Ater per prendere in affitto, e poi eventualmente acquistare, la casa dello studente. C’era persino l’interesse per acquistare un pezzo pregiato del patrimonio cittadino come Palazzo de Mayo, immobile in vendita della Fondazione Banco di Napoli. Una strategia a tutto campo, per mostrare una potenza di fuoco economica apparentemente illimitata. Ma, uno dopo l’altro, questi progetti sembrano rimasti sulla carta. Il più eclatante, Teti, è stato di fatto smentito dal rettore dell’università d’Annunzio, che ha parlato di un generico interesse iniziale a cui «non è seguito alcuno sviluppo esecutivo».

È proprio sui soldi che il castello ha iniziato a scricchiolare. Il 26 gennaio scorso, il presidente Di Labio dichiarava alla trasmissione Report che Wip Finance, acquisite le quote neroverdi a ottobre, aveva versato al club «un paio di centinaia di mila euro». Pochi giorni dopo, arrivava la smentita, secca e formale, dalla stessa Wip Finance. Tramite il suo avvocato Paololuca Bianchi, la presidente Lepori Sassu metteva nero su bianco che la società «non ha mai versato importi di denaro al Chieti calcio» e che il suo supporto era stato esclusivamente «di natura gratuita» per il settore giovanile e femminile. Il presidente Di Labio ha poi parlato di «imprecisione», specificando in un’altra intervista che i fondi non arrivavano da Wip, ma da altre società sponsor che avevano sposato il progetto di inclusività del club.

Questa nebbia informativa diventa cruciale oggi. Dal 18 marzo, Wip Finance è sotto l’occhio di Finma, l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari della Svizzera, e gestita dall’avvocato Francesco Naef. È una società commissariata, i cui ex vertici sono stati arrestati. La stessa società che, per sua stessa ammissione, non finanziava il club. La difesa di Di Labio è la seguente: «Wip Finance è governata da un commissario, non siamo coinvolti in nessun modo». Gli interrogativi non sono solo a Lugano, ma anche in Abruzzo, e cercano risposte.