In carcere i manager di Wip, la società proprietaria del Chieti

Jane Lepori Sassu e Adamo Trane, arrestati dalla polizia cantonale del Ticino
L’inchiesta svizzera che fa rumore in città. Arrestati Lepori Sassu e Trane per truffa, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro
CHIETI. Volevano farla passare come una favola di provincia, una di quelle storie di calcio e milioni piovuti dal cielo. Cominciata con annunci roboanti, proseguita con la promessa di stadi avveniristici e approdata persino alla Camera dei deputati con la presentazione del progetto di una cittadella dello sport. Settimana dopo settimana, però, la favola ha iniziato a oscurarsi. Fino a ieri mattina, quando il rumore di un’inchiesta partita dalla Svizzera è arrivato – forte e chiaro – in Abruzzo: sono finiti in carcere Jane Lepori Sassu e Adamo Trane, i due manager a capo di Wip Finance, la società elvetica che detiene l’85% delle quote del Chieti calcio e di cui il patron teatino Altair D’Arcangelo (non coinvolto nell’indagine) si è autodefinito «procacciatore d’affari». Le accuse ipotizzate sono truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro.
La notizia, confermata dalle stesse autorità elvetiche, proietta il club neroverde in una dimensione di totale incertezza e apre uno squarcio su un mondo molto più vasto e torbido, dove il calcio rischia di diventare solo una pedina. La svolta di ieri è il culmine di un’indagine sfociata anche in perquisizioni e sequestri di materiale cartaceo e informatico. Con una nota ufficiale congiunta, il ministero pubblico e la polizia cantonale ticinese hanno confermato l’arresto degli amministratori di Wip Finance Sa, anticipato dal Fatto: in cella sono finiti la 48enne svizzera Lepori Sassu e il suo partner, il 39enne italiano Trane, già esautorati lo scorso marzo dalla Consob svizzera. L’eco del blitz è giunta fortissima a Chieti, dove da aprile la procura della Repubblica indaga sui flussi di denaro intorno alla società calcistica, per accertare se i soldi impiegati per le attività sportive siano o meno leciti.
Gli sviluppi svizzeri aggiungono ora un tassello inquietante. Gli investigatori – la cui attenzione si sarebbe concentrata in particolare sulla società Horizon, appartenente alla galassia del duo Lepori-Trane – ipotizzano anche un legame tra i due manager e l’inchiesta Moby Dick, una presunta frode carosello sull’Iva da 1,3 miliardi di euro che – per la procura europea – coinvolge clan di mafia e di camorra. Tutto passava dal Canton Ticino, dove alcuni indagati erano azionisti occulti di cinque società amministrate da Lepori e Trane. L’indagine teatina dovrà ora capire se l’acquisizione del club neroverde fosse un tassello di questo gigantesco e oscuro mosaico.
Il nome di Wip Finance compare per la prima volta accanto a quello della società neroverde alle dieci della sera del 9 settembre 2024. Altair D’Arcangelo diffonde urbi et orbi un comunicato stampa, scritto in Inglese e tradotto in Italiano: «Wip Finance Sa», si legge testualmente, «società di gestione patrimoniale svizzera e sottoscrittrice del Fondo Azimut Raif Virgo, comunica l’acquisizione diretta del 70% delle quote di Chieti calcio. Questa operazione, condotta senza l’uso di una società veicolo, rappresenta un passo strategico nell’ampliamento delle attività di Wip nel settore sportivo, con l’obiettivo di consolidare una presenza rilevante in un ambito di crescente interesse e potenziale».
Poi si parla di soldi: «Wip ha deliberato un aumento di capitale sociale per un ammontare di due milioni di euro, che verranno sottoscritti entro il 30 novembre 2024, con l'obiettivo di rafforzare la struttura patrimoniale della società e sostenere i suoi ambiziosi piani di crescita». E nel comunicato è citato anche il presidente del Chieti calcio, Gianni Di Labio: «Wip intende inoltre ampliare ulteriormente la sua governance, suggerendo l’ingresso in società di Di Labio, al quale viene conferito mandato pieno per contribuire alla strategia aziendale». Le promesse di aumento di capitale restano tali.
Il (sedicente) castello inizia a vacillare quando, nel dicembre dello stesso anno, Wip Finance firma un preliminare per acquistare per circa 2,7 milioni di euro il gruppo Visibilia dalla ministra Daniela Santanchè. A marzo la Finma, l’autorità di vigilanza dei mercati elvetici, commissaria Wip, avvia «un’inchiesta formale per sospette gravi violazioni» e nomina l’avvocato Francesco Naef «come incaricato a cui era subordinata ogni decisione». Il blocco dell’attività impedisce il pagamento finale al gruppo della ministra. Tutto naufraga.
Il resto è storia delle ultime ore, con le manette scattate in Svizzera e la precisazione delle autorità elvetiche che «le misure restrittive sono già state confermate dal giudice dei provvedimenti coercitivi». E ancora: «Per quanto riguarda la vicenda Visibilia, gli accertamenti si concentrano al momento su altre fattispecie». Una lunga ombra di incertezza si allunga sul futuro del Chieti calcio.
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