Famiglia del bosco, parla il sindaco Masciulli: «Situazione inspiegabile. Risposte a tutte le criticità»

Il primo cittadino di Palmoli parla al Centro: «Dalla scuola alla casa, hanno trovato soluzioni». Sulla perizia: «Per una valutazione reale bisognava prima ricongiungerli»
PALMOLI. «Sono passati quasi tre mesi dall’allontanamento dei bambini e, vista l’evoluzione della vicenda, la situazione in cui si trovano oggi è inspiegabile». A due passi dalla casa coloniale immersa nel verde di Palmoli, nella ressa di giornalisti che attende l’arrivo del presidio mobile a sostegno di Nathan e Catherine, c’è pure lui, Giuseppe Masciulli. La storia della famiglia del bosco è piombata sulle spalle del sindaco del borgo del Vastese, sotto ogni punto di vista. Il telefono squilla a tutte le ore, gli chiedono interviste, indiscrezioni, novità. E poi ci sono le ricadute sull’amministrazione del Comune, tra costi della casa famiglia e gestione mediatica del caso. Insomma, ormai il primo cittadino è diventato protagonista, a suo modo, di questa vicenda. E se preferisce non sbilanciarsi a «fare previsioni sul futuro», qualche interrogativo sul presente, ammette, se lo fa.
Sindaco Masciulli, è qui nelle vesti di sindaco oppure per esprimere il suo sostegno a Nathan e Catherine?
«Sono qui perché sono stato contattato, circa un paio di settimane fa, da questo movimento che si propone di sostenere, anche da un punto di vista psicologico e di vicinanza fisica, la famiglia di Nathan. Come sindaco, il mio obiettivo è garantire il libero diritto a manifestare, ma nel rispetto delle leggi. Per questo sono qui».
Da quel che dicono gli organizzatori, il presidio durerà almeno un mese.
«Vedremo come andare avanti, un passo alla volta. Intanto, abbiamo trovato un’area privata dove collocare il camper».
C’è qualche novità sulla situazione in casa famiglia?
«Da lì non ci arrivano notizie, almeno non in maniera diretta, anche perché non esiste alcun obbligo di informare il sindaco. Quello che sappiamo è che stanno valutando la nostra proposta di partecipare alle spese – qualora ci siano – per l’insegnante che si occuperà dell’istruzione parentale. Da parte nostra, abbiamo rinnovato la nostra disponibilità a ospitarli nella casa che avevamo offerto mesi fa. Potrebbe tornare utile a marzo, quando scadrà il comodato d’uso per la casa offerta da Armando Carusi».
Dove al momento vive solo Nathan, perché il resto della famiglia è nella struttura protetta di Vasto. Quanto costa al Comune questa situazione?
«L’alloggio dei tre bimbi e Catherine nella casa costa alle casse comunali 244 euro al giorni, circa 7.500 euro al mese».
Sono spese interamente a vostro carico?
«No, già dal primo giorno dell’allontanamento ci siamo attivati per accedere ai contributi regionali destinati a coprire i costi del collocamento dei minori nelle case famiglia. E proprio lo scorso lunedì abbiamo avuto l’ok dall’ente Ambito sociale. Una grande notizia per noi, perché non era affatto scontato ricevere questi fondi».
Di quanto parliamo?
«Diciamo che ci permettono di coprire le spese fino a inizio maggio. Sono comunque contributi relativi al bilancio del 2025. Speriamo di ricevere anche i contributi relativi all’esercizio finanziario 2026 e quelli del ministero degli Interni – che richiederemo una volta effettuati i primi pagamenti – in modo da evitare che i costi gravino sul bilancio del Comune».
Pensa che la situazione attuale sia destinata a protrarsi a lungo?
«Non lo so, preferisco non fare previsioni».
Ma si aspettava che superata la metà di gennaio questa famiglia sarebbe stata ancora divisa?
«Personalmente, lo trovo inspiegabile. Dopo aver dato soluzione a tutte le criticità evidenziate nella prima ordinanza della magistratura – cioè abitazione, scolarizzazione e socializzazione – mi aspettavo un esito diverso. Perché, vale la pena ricordarlo, la famiglia oggi ha a disposizione una casa sicura, sia dal punto di vista statico che igienico-sanitario, ha accettato che una maestra gestisca l’istruzione parentale e ha dato piena disponibilità ai servizi sociali per favorire la relazionalità di questi bimbi. Quindi, insomma, io proprio non mi spiego come mai la situazione non si sia sbloccata...».
Sembra che l’ago della bilancia, adesso, sia la perizia psichiatrica sulla famiglia.
«Mi chiedo se non si potesse farla dopo averli riuniti. Credo che sarebbe stato meglio: l’analisi sarebbe stata molto più aderente alla realtà».
In queste condizioni non lo è?
«Beh, ora come ora si va a verificare la capacità genitoriale di una coppia in un momento in cui i due non possono fare i genitori...».

