Vasto

Famiglia nel bosco, la fuga dell’assistente sociale con il cappuccio in testa e nascosta dentro l’auto

10 Marzo 2026

Così Veruska D’Angelo si allontana dalla comunità a bordo della Bmw del marito. Il piano organizzato per sfuggire alle telecamere dopo le ultime polemiche

VASTO. Rannicchiata sul sedile posteriore di una Bmw bianca, il capo avvolto nel cappuccio del giubbino per sfuggire alle telecamere. La fuga a volto coperto dalla casa famiglia di Vasto ricalca dinamiche solitamente riservate all’esterno delle caserme, quando i mezzi partono a sirene spiegate per sottrarre qualche arrestato ai flash dei fotografi e agli obiettivi delle televisioni. Ieri mattina, contrariamente alle consuetudini della cronaca, la protagonista di questa uscita repentina è stata l’assistente sociale Veruska D’Angelo. La professionista si trova al centro della bufera giudiziaria poiché, fondandosi in gran parte sulle sue relazioni, il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha decretato l’allontanamento dei tre fratellini da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori del bosco di Palmoli.

Mancano esattamente due minuti alle dieci del mattino quando la donna varca il cancello della struttura. Arriva a bordo dell’auto guidata dal marito. All’interno è in programma un incontro decisivo per stabilire il futuro dei tre minori. I giudici, accogliendo le sollecitazioni provenienti dalla stessa casa famiglia, hanno cacciato la madre e disposto il trasferimento dei bambini in un’altra comunità. La permanenza dell’assistente sociale dentro la struttura si protrae per tre ore esatte.

Fuori dal cancello, nel frattempo, si schierano giornalisti e operatori televisivi. La vicenda dei bambini del bosco ha assunto dimensioni internazionali, finendo al centro del dibattito pubblico al punto tale da indurre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a scrivere un lungo intervento sui social. L’attesa dei cronisti si consuma davanti alle sbarre metalliche. Alle 13.02, riappare la Bmw bianca. L’auto supera il cancello e, simultaneamente, l’assistente sociale esce dalla struttura, attuando un piano calcolato per non essere ripresa. La donna si copre immediatamente il viso tirando su il cappuccio.

Evita il posto del passeggero accanto al coniuge, optando per la parte posteriore dell’abitacolo. Si allunga quasi completamente sul sedile, sdraiandosi per rendersi invisibile. Il cancello si apre e la macchina sgomma via ad alta velocità. Nessuna sosta davanti ai giornalisti appostati con i microfoni in mano, nessuna intenzione di rilasciare dichiarazioni da parte della professionista che ha segnato, con i suoi atti, il futuro della famiglia. Questa fuga in auto si inserisce in un clima di fortissima tensione. Negli ultimi giorni, il comportamento dell’assistente sociale aveva scatenato le ire degli avvocati di Nathan e Catherine, Marco Femminella e Danila Solinas.

I legali hanno ricostruito le fasi concitate dell’allontanamento di Catherine dalla struttura, denunciando le modalità operative adottate. La professionista, secondo quanto riferito dagli avvocati, avrebbe insistito affinché la cacciata della madre avvenisse nella stessa serata, nonostante uno dei bimbi avesse la febbre alta, restando fisicamente nascosta dietro una porta durante l’esecuzione del provvedimento. La sintesi dei difensori è inequivocabile: «Abbiamo dovuto fare noi il lavoro che doveva fare lei». A questo quadro si aggiungono le valutazioni della consulente di parte, la psicologa Martina Aiello. L’esperta ha sottolineando una totale «assenza di mediazione e comprensione, di dialogo e di confronto».

La fuga nascosta nell’auto entra di diritto nella storia infinita della famiglia del bosco. Una scena che desterebbe ilarità, se l'argomento non fosse tremendamente serio. Oltre le polemiche e le manovre evasive, resta infatti la realtà di tre bambini che continuano a disperarsi e che non possono abbracciare la loro madre. Già, perché Catherine se n’è andata con il volto sfregiato. Un paradosso del destino vuole che nella relazione dell’assistente sociale trovi ragioni chi la immagina come una squilibrata aggressiva e contestatrice, un pericolo per i suoi piccoli. Veruska e Catherine imprigionate nella giostra dello stesso destino. Ma la mamma del bosco, cacciata di notte, è uscita a viso scoperto. Almeno lei.

@RIPRODUZIONE RISERVATA