La protesta di 75 operai: «Vogliamo lavoro e salari»

Alla Sider Vasto a fine mese scade la cassa integrazione straordinaria Manufatti Vasto in sciopero per il mancato pagamento di stipendi arretrati

VASTO. C’è chi è costretto a negare i soldi per la merendina che il proprio figlioletto porta a scuola e chi per pagare le bollette ha dovuto chiedere aiuto al figlio ventenne che è riuscito a trovare un lavoretto. Sono 75 i lavoratori che da fine giugno potrebbero restare senza reddito. Cinquantacinque lavorano per la Sider Vasto. «A fine mese finisce la cassa integrazione straordinaria ma non ci sono notizie sul futuro», dicono i sindacati. Altri venti operai lavorano alla Manufatti Vasto, società che si occupa dello smistamento e confezionamento dei prodotti per la Puccioni. Ieri mattina i 75 lavoratori insieme ai rappresentanti sindacali hanno dato vita a un sit-in di protesta nella zona industriale di Punta Penna.

Sider Vasto. «La protesta nasce dall’angoscia e dalla paura di restare presto senza reddito», dice Mario Codagnone, segretario generale della Cgil. Il sindacalista insieme al collega della Cisl Angelo De Luca e al segretario provinciale della Uil, Claudio Musacchio, ha deciso di salire sulle barricate con le tute blu. «La Sider Vasto è un’azienda che non merita di morire. Questa fabbrica vale molto e potrebbe valere molto di più se la politica e le istituzioni facessero la loro parte per migliorare le infrastrutture e favorire nuovi investimenti», insistono Codagnone, De Luca e Musacchio. «L’azienda è a due passi dal porto, vicina al casello Vasto nord dell’A14 e alla statale16. Ha grandi potenzialità e professionalità. Chiediamo un tavolo tecnico. Va trovata una soluzione per salvare questa azienda. Anche un solo posto di lavoro va salvato con ogni mezzo», ribadiscono i sindacati.

Manufatti Vasto. I dipendenti della Manufatti Vasto da ieri si sono fermati. Hanno incrociato le braccia per rabbia e disperazione. «Gli operai non torneranno al lavoro fino a quando non riceveranno gli stipendi arretrati», fa sapere Francesco Di Nizio, rappresentante della Cisl, il sindacato a cui sono iscritti tutti i dipendenti dell’azienda. «A fine mese», spiega il sindacalista, «scade il contratto della Manufatti Vasto con la Puccioni. La notizia ci è stata comunicata a marzo. E a marzo sono arrivati gli ultimi soldi ai lavoratori. Come può un operaio andare avanti senza stipendio? Le aziende che forniscono luce e gas non aspettano. I figli devono mangiare», dice Di Nizio. Un lavoratore mostra le cambiali scadute. Un altro racconta di aver chiesto i soldi della benzina al figlio. E c’è persino chi non riesce più ad avere credito dal negozio di alimentari. «La Cisl ha chiesto più volte un incontro con la proprietà ma fino ad oggi è stato inutile. A questo punto rivolgiamo un appello al dottor Puccioni affinchè prenda a cuore la nostra situazione e ci salvi. Lui è rimasto l’ultima speranza».

Il grafico della crisi. I 75 lavoratori che scioperano a Punta Penna sono solo gli ultimi di una lunga serie. Il Vastese è gravemente ammalato. La diagnosi scaturisce dai numeri. I posti di lavoro persi nell’ultimo anno sono 2 mila. I disoccupati sono cresciuti del 50%. Il 70% dei neo diplomati è emigrato. Sono circa 2.300 le famiglie che in questi mesi hanno chiesto aiuto alla Chiesa: due anni fa erano poco più di 600. «L’ultimo triennio è stato drammatico», conferma Mario Codagnone. «La situazione, tuttavia, è destinata a peggiorare ancora. La politica e le istituzioni non possono più restare in silenzio. Il dramma sociale va affrontato», insistono Cgil, Cisl e Uil.

Paola Calvano

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