Palmoli

Lo studio di due psicologhe americane: «Stessi traumi per tutti i minori separati»

8 Marzo 2026

Patricia M. Crittenden e Susan Spieker: «Le conseguenze vanno dalla depressione all’autolesionismo»

VASTO. Problemi neurologici, psicosomatici e psichiatrici, negligenza, ritardo scolastico, cattive relazioni con i coetanei, depressione, ansia e autolesionismo: sono alcune delle conseguenze che segnano la vita dei bambini separati dai genitori per decisione delle autorità governative. Si calcola che nel mondo siano almeno un milione i casi di questo tipo e la vicenda dei bambini del bosco di Palmoli va ad aggiungersi a questo numero. Ad analizzare il modo in cui i bambini vivono la separazione dai genitori è la ricerca delle psicologhe americane Patricia M. Crittenden e Susan Spieker, entrambe del Family Relations Institute di Miami.

Pubblicato nella raccolta di saggi “Understanding Child Abuse and Neglect - Research and Implications”, l’articolo è il risultato di un’analisi di 242 fra articoli scientifici, libri, testimonianze e documenti. Qualsiasi siano le cause della separazione, per tutti i bambini è un trauma che lascia gli stessi segni «universalmente negativi», scrivono le psicologhe. Un altro elemento verificato è che i bambini più vulnerabili alla separazione dai genitori sono quelli che hanno un’età compresa fra 9 mesi e 9 anni.

Come quelli della famiglia del bosco. Se la separazione avviene prima che il bambino abbia 9 mesi, «gli effetti tendono a essere transitori», anche se questo «non impedisce ai bambini di avere preoccupazioni successivamente, quando apprendono di essere stati separati dai genitori naturali». Se, invece, al momento della separazione i bambini hanno fra 3 e 5 anni, di solito soffrono di «una perdita persistente e duratura di sicurezza nelle nuove relazioni» e mostrano di avere «un maggiore bisogno di attenzione, dipendenza, atteggiamenti di sfida, cambiamenti dell'appetito, incubi e problemi del sonno, tristezza».

Ma il «dato più preoccupante», rilevano le autrici della ricerca, «è che lo sviluppo cerebrale è influenzato dallo stress; ad esempio, lo stress nella prima infanzia è stato associato a una più rapida maturazione della corteccia prefrontale e dell’amigdala durante l’adolescenza, ovvero circa un decennio più tardi». Il punto centrale, affermano, è che «la separazione è permeata dalla sofferenza dei bambini». Eppure finora la separazione non è stata considerata come una «seria minaccia per il benessere dei bambini. Al contrario, è ampiamente utilizzata per proteggerli», sebbene sia noto da tempo che gli effetti negativi siano «sostanziali».

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