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Ora nessuno vuole i bambini del bosco. Meloni: arrivano gli ispettori

9 Marzo 2026

I piccoli restano nella struttura di Vasto, le altre temono l’assedio mediatico

Il papà porta peluche in regalo ai figli che lo implorano: «Riportaci a casa»

VASTO

I peluche portati in dono da papà Nathan, consegnati ai figli come pegno tangibile di quei manifestanti che, soltanto il giorno prima, avevano chiesto a gran voce di ricongiungere la famiglia del bosco. Gli abbracci prolungati, i baci rubati ai minuti contati delle visite autorizzate, seguiti inevitabilmente dall’ennesima, straziante supplica rivolta ai genitori: «Riportateci a casa». È il resoconto dell’ultima giornata vissuta dai tre fratelli Trevallion all'interno della casa famiglia di Vasto, un luogo diventato ormai il centro di un doloroso scontro giudiziario.

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Venerdì scorso i magistrati hanno firmato l’ordine di trasferimento dei bambini in un’altra struttura, accogliendo la richiesta di allontanamento presentata proprio dai responsabili della comunità. Ma, al momento, è tutto bloccato: alternative praticabili non ne sono state ancora trovate. Nessuna comunità del territorio, nel timore di dover poi gestire la massiccia pressione mediatica che accompagna costantemente la vicenda, si mostra disponibile a prendere in carico i tre fratelli, paralizzando di fatto il provvedimento.

«Noi stiamo facendo in modo che i bambini non vadano via da questa struttura», dichiara Alessandra De Febis, garante regionale dell’infanzia, fermandosi a parlare prima di varcare l’ingresso della struttura. Poco dopo, la stessa garante chiede «informalmente» ai cronisti di sostare all’esterno dell'edificio soltanto per alcune ore al giorno. L’avvertimento è inequivocabile: in caso contrario, sotto il peso di un assedio mediatico giudicato insostenibile, la struttura manderà via i bambini. L’ennesimo paradosso di una trama drammatica che fatica a trovare una soluzione.

Nel frattempo, il caso arriva ai massimi vertici della politica nazionale: all’Aquila sono in arrivo gli ispettori del ministero della Giustizia. Ad annunciare l’iniziativa è stata la premier Giorgia Meloni, tornando a criticare la decisione dei magistrati di separare la madre dai figli. La presidente del Consiglio analizza la situazione, spiegando che questa vicenda «a me lascia senza parole, perché si era deciso di affidare ai servizi sociali questi tre bambini che vivevano con i genitori della natura ma almeno stavano ancora con la madre. Adesso si è deciso di allontanare la madre dalla struttura protetta e io penso che questa sia una decisione che non faccia stare meglio questi bambini. Penso che infligga loro un altro pesantissimo trauma e qui io penso che siamo oltre perché noi dobbiamo assistere inermi a queste decisioni che sono, secondo me, figlie anche di letture ideologiche», ha concluso Meloni ai microfoni di Fuori dal Coro su Rete 4.

L’istruttoria conoscitiva degli uffici di via Arenula era già stata avviata a novembre, in concomitanza con la prima ordinanza che disponeva la sospensione della responsabilità genitoriale. Fino a oggi la procedura era rimasta limitata all’esame documentale dei fascicoli, ma i nuovi sviluppi hanno spinto il ministro a inviare gli ispettori direttamente negli uffici del tribunale per avviare una verifica sul campo.

Anche sul versante della difesa, la battaglia legale non conosce sosta. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas lavorano per preparare il reclamo contro l’ultima decisione dei giudici: l’atto andrà depositato in Corte d’appello entro lunedì prossimo. L’opposizione dei difensori rispetto alle scelte operate dal tribunale è totale. «È un provvedimento assolutamente scarno che rimette a un soggetto che riteniamo inadeguato al suo ruolo la gestione di una situazione che credo sia sfuggita di mano», attacca l'avvocato Solinas, criticando il metodo dell’ordinanza, «e che non tiene in considerazione le difficoltà oggettive in cui oggi vivono i minori, a cui è stata strappata una figura materna di riferimento considerata dalla neuropsichiatria come importante e fondamentale nella loro crescita».

Quanto all’ultimo appuntamento della perizia psichiatrica, il consulente di parte nominato dalla famiglia, lo psichiatra Tonino Cantelmi, ha fatto mettere a verbale che l’ausiliaria Valentina Garrapetta non possiederebbe i requisiti necessari per ricoprire l'incarico. La contestazione, però, si spinge oltre i meri confini procedurali. Per Cantelmi, infatti, l’intera fase della perizia si può ritenere a tutti gli effetti già conclusa con l’acquisizione della relazione redatta dalla Neuropsichiatria della Asl. Un documento, non considerato minimamente dal tribunale, con cui i medici si erano espressi in maniera chiara per il ricongiungimento della famiglia.