Ortona

Ortona: il Comune intitola il parco a Garzarelli, vittima delle foibe

11 Febbraio 2026

Al poliziotto ortonese, nel giorno del ricordo, una targa nell’area verde rinnovata. Il sindaco Di Nardo: «Un segno che parla alle generazioni»

ORTONA. Nel Giorno del ricordo, dedicato ai massacri delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata, ieri mattina l’amministrazione comunale ha voluto intitolare il parco pubblico di via della Libertà a Giuseppe Garzarelli, un poliziotto ortonese che prestò servizio a Gorizia fra il 1944 e il 1945, senza fare più ritorno a Ortona. L’area verde – la cui ristrutturazione con giochi nuovi e attrezzi per il fitness è in fase di ultimazione – sarà quindi inaugurata a breve col nome di “parco Giuseppe Garzarelli”, come recita già, proprio da ieri, la targa accanto al cancello d’ingresso. «Un segno concreto, visibile, destinato a restare nel tempo», ha detto il sindaco Angelo Di Nardo durante la cerimonia pubblica. «Un segno che parla alle generazioni di oggi e a quelle che verranno, ricordando che dietro ogni nome inciso ci sono vite, famiglie, comunità spezzate». Presenti alla cerimonia di scopertura della targa – oltre alle autorità civili, religiose e militari – i famigliari degli esuli che oggi vivono a Ortona.

«A loro va il saluto e l’abbraccio della città», ha ripreso il primo cittadino: «Ortona è oggi la vostra casa, e la vostra storia è parte della nostra». È intervenuto anche il nipote di Garzarelli, l’ortonese Massimo Polidoro, ex sovrintendente capo della polizia di stato. «Tanti anni fa promisi a mia nonna che avrei riportato suo fratello a casa», ha detto senza nascondere la sua emozione, «e finalmente ho mantenuto fede a questa promessa, grazie all’interessamento del consigliere comunale Alessio Di Vincenzo». Queste sono invece le parole, dedicate a Garzarelli, iscritte sulla lastra comunale di via della Libertà: «È un martire delle foibe che, pur potendo mettersi in salvo, restò a difendere il suolo patrio per mantenere fede al giuramento andando incontro a morte certa. Il suo corpo non ha sepoltura, ma lui vive nella terra natia perché la memoria vince di mille secoli il silenzio». Di Nardo ha parlato delle foibe come «una storia che per troppo tempo è rimasta ai margini del racconto pubblico e che oggi, finalmente, viene riconosciuta come parte integrante della nostra memoria nazionale. Non per riaprire ferite, ma per comprenderle. Non per dividere, ma per assumere fino in fondo la responsabilità del ricordo».