Lanciano

Pestato a 15 anni: identificati 8 aggressori, sono tutti minori

5 Marzo 2026

Si stringe il cerchio intorno al branco. Intanto da uno studio su fragilità, bullismo e uso dei social emerge che un giovane su 7 ha bisogno di aiuto e sostegno

LANCIANO. Si stringe il cerchio intorno ai responsabili del pestaggio di sabato scorso ai danni del quindicenne aggredito e malmenato da un branco di coetanei (una ventina) nel parco Villa delle Rose. Marco (nome di fantasia) è stato prima accerchiato da un gruppo composto da otto minorenni, che lo hanno isolato dai suoi amici e spintonato all'interno del parco per poi riempirlo di calci e pugni. Gli otto sono stati identificati. Non tutti, però, sarebbero coinvolti nelle fasi del pestaggio. È quello che stanno accertando le indagini dei carabinieri, diretti dal tenente colonnello Fabio Vittorini.

A seguito della denuncia della famiglia, che non è contro ignoti, sono stati ascoltati alcuni amici del ragazzo presenti sabato sera al momento dell'aggressione. Elementi utili arrivano anche dalle immagini della videosorveglianza, presente e funzionante nell'area del parco. Al termine degli accertamenti, una relazione dettagliata sarà rimessa alla Procura per i minorenni dell'Aquila. Il quindicenne è stato dimesso martedì pomeriggio dall'ospedale con una prognosi di 10 giorni.

LO STUDIO. L'episodio riaccende inevitabilmente l'attenzione sul mondo giovanile e i disagi che vive. A fornire un quadro della situazione nell'area frentana è il progetto “Abruzzo Giovani – Nella Rete”, promosso dal Comune di Lanciano come Ente capofila in coprogettazione con la GolbalMed Care. L'iniziativa ha preso avvio durante l’estate con attività di educativa di strada nei Comuni dell’Ambito distrettuale sociale n.11 Frentano. Gli operatori sono andati in giro avvicinando adolescenti e giovani nei luoghi di maggiore aggregazione, dal centro di Lanciano alle località della costa. In questa prima fase sono stati somministrati circa 1.500 questionari a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 35 anni, con una prevalenza di minorenni e giovani tra i 20 e i 25 anni.

FRAGILITÀ. Dall’analisi dei dati è emersa in modo chiaro la necessità di luoghi di aggregazione alternativi alla strada e ai locali, di spazi sicuri dove potersi incontrare, condividere esperienze o semplicemente stare insieme, oltre a un diffuso disagio giovanile e a un forte bisogno di ascolto e partecipazione attiva. Quelle che emergono sono criticità chiare: difficoltà relazionali e fragilità, senso di disorientamento identitario e scarsa percezione del proprio ruolo nel mondo, bisogno marcato di ascolto e di figure adulte di riferimento, aumento di sintomatologie riconducibili ad ansia, depressione e senso di smarrimento.

L’ASCOLTO. Un dato particolarmente rilevante è che quasi un giovane su sette dichiara di aver bisogno urgente di aiuto e sostegno nell’essere ascoltato e orientato. Il progetto ha affrontato temi cruciali quali violenza di genere, bullismo, cyberbullismo e rischi connessi all’uso dei social media, fornendo strumenti concreti di prevenzione e autodifesa digitale. Sulla base di quanto emerso, a settembre è stato aperto il Centro di aggregazione giovanile (Cag) in via Piave, con uno sportello di ascolto psicologico gratuito, percorsi di orientamento al lavoro, laboratori di dibattito, lettura condivisa e scrittura, fino ad attività ricreative come musica, ceramica e cineforum. La partecipazione è stata costante e in crescita, arrivando a registrare fino a 20 presenze per singolo ingresso. Ma il focus più profondo che emerge è un altro: la solitudine. «Questa generazione si percepisce spesso sola, non sufficientemente riconosciuta, non pienamente accompagnata», spiegano gli operatori, «la risposta istituzionale richiede continuità, presenza costante e una presa in carico sistemica».

LABORATORI. La terza e ultima fase del progetto ha visto il coinvolgimento di tre scuole - istituti Vittorio Emanuele II e De Titta-Fermi, liceo scientifico Galilei - attraverso laboratori tematici su bullismo, violenza di genere, educazione all’affettività e cyberbullismo. «Speriamo che arrivino altri fondi per proseguire il duro lavoro che ogni giorno affrontiamo per ascoltare i giovani», dice l’assessore alle Politiche giovanili Cinzia Amoroso, «non si tratta soltanto di mantenere un servizio, ma di consolidare una rete educativa permanente capace di prevenire, ascoltare e orientare».

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