Premio Coni ai daspati, il sindaco Ferrara rompe il silenzio: «Ho chiesto chiarimenti»

22 Gennaio 2026

La difesa: «Il Comune non ha scelto i premiati né ha organizzato l’appuntamento. Si verifichi con puntualità come sono state gestite presenze e rappresentanza»

CHIETI. Alla fine il silenzio è terminato. Quella strategia del “meglio temporeggiare” che il sindaco teatino Diego Ferrara aveva suggerito ai suoi consiglieri via chat, sperando che la tempesta mediatica passasse senza bagnare nessuno, ha dovuto cedere il passo alla realtà. D’altronde la vicenda degli ultrà daspati del Chieti calcio, premiati sul palco durante la festa dello sport, aveva varcato i confini abruzzesi. «Il riconoscimento legato alla memoria di Michael Luciani», scrive il sindaco, «ritengo sia un gesto di solidarietà verso la sua famiglia. Così come penso che quel gesto, annunciato durante la conferenza ospitata in Comune perché il Coni Chieti non ha una sede che lo consente, meriti rispetto e non venga trascinato dentro polemiche o strumentalizzazioni».

«Alla festa provinciale del Coni», prosegue Ferrara, «il Comune di Chieti ha garantito una presenza istituzionale, ma non ha organizzato l’evento, né scelto i premiati». Anche il sindaco si rende conto che qualcosa nel meccanismo di controllo non ha funzionato. «Proprio per questo ho già chiesto che venga chiarito con puntualità come siano state gestite presenze e rappresentanza», afferma. È un modo per dire che qualcuno ha sbagliato. E quel qualcuno, anche se non viene nominato esplicitamente, è sempre lui: il delegato provinciale del Coni Massimiliano Milozzi che, nelle chat riservate, il sindaco aveva già liquidato come autore di gaffe. Poi, Ferrara si dice dispiaciuto: «Sicuramente dire queste cose tre giorni fa mi avrebbe evitato critiche e, soprattutto, che qualcuno decidesse, mio malgrado e chissà per quale ragione, che messaggi privati dovessero finire a mezzo stampa». La conclusione è una rivendicazione di integrità: «Non sono intervenuto sulla vicenda, preferendo lasciare la città fuori dalla polemica, perché siamo alle prese con problemi già gravi e importanti da affrontare. In questi cinque anni da sindaco non ho mai usato il silenzio per convenienza, né l’assenza per evitare responsabilità. Mi spiace essere giudicato per un silenzio che non era colpevole, né diabolico e nemmeno strategico. Io non sono così e penso dall’inizio che chi ha responsabilità in questa storia dovrà agire di conseguenza. In questi cinque anni da sindaco non ho mai usato il silenzio per convenienza, né l’assenza per evitare responsabilità. Ho sempre scelto di parlare quando serviva e di tacere quando sembrava più giusto farlo, ma, sempre, di agire mettendomi a servizio della città».

Ci fa piacere che il sindaco Diego Ferrara rompa il suo silenzio sulla vicenda dei daspati. Tuttavia lo fa, come al solito, con molta prudenza. Nessuno ha mai contestato il premio alla memoria del giovane tifoso scomparso, che è stato ritirato dai suoi familiari in un momento diverso e toccante della festa dello sport. La pietra dello scandalo, quella su cui si discute da giorni, è un’altra. È la targa consegnata specificamente alla Curva Volpi con la motivazione – incisa nero su bianco – «all’attaccamento alla città e ai colori neroverdi». Un premio finito nelle mani di quattro ultrà colpiti da Daspo. Sovrapporre i due piani, il ricordo di un ragazzo morto e il riconoscimento a una tifoseria organizzata i cui esponenti sono ritenuti violenti dal questore, è un’operazione diversiva. Un ultimo punto: per il sindaco, il problema sembra essere diventato che i cittadini abbiano saputo cosa si diceva nel “dietro le quinte”, più del fatto che sul palco della sua città siano stati premiati soggetti che, secondo le accuse di magistratura e polizia, hanno creato disordini all’esterno dello stadio, lanciando tubi ad altezza uomo, oppure gente che insegue ragazzini sulla pubblica via per rapinarli della sciarpetta della squadra rivale. Ma di questi episodi, e di questi daspati, che hanno spinto il Coni nazionale a una censura inappellabile della cerimonia, perché il sindaco non parla mai?

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