Rinunciano i due legali della famiglia del bosco: “Non c’era una visione comune”. Arriva un ex senatore della Lega

Svolta a sorpresa nella vicenda di Palmoli. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas hanno rinunciato al mandato di difensori, al loro posto subentra Simone Pillon, ex senatore del Carroccio
VASTO. Nuovo cambio nella difesa legale della cosiddetta famiglia nel bosco, la coppia anglo-australiana alla quale lo scorso 20 novembre il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha sospeso la potestà genitoriale disponendo il trasferimento dei figli minori in una struttura protetta in provincia di Chieti. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas hanno infatti rinunciato al mandato di difensori. "Non c'era una visione comune", ha detto in particolare l'avvocata Solinas, confermando la decisione di lasciare l'incarico assunto a novembre.
Nuovo rappresentante legale della coppia è ora Simone Pillon, che ha confermato di avere ricevuto il mandato: "Come prima cosa leggeremo tutte le carte", ha dichiarato. Pillon, ex senatore della Lega e tra gli organizzatori e sostenitori del Family Day, è esperto di diritto di famiglia.
Il perito di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dei precedenti legali, proseguirà il lavoro sulla perizia psicologica della coppia per contrastare l'elaborato depositato a fine aprile dalla psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnico d'ufficio del Tribunale per i minorenni dell'Aquila. La perizia è finalizzata ad accertare l'idoneità genitoriale dei coniugi.
Femminella e Solinas erano subentrati lo scorso 26 novembre all'avvocato Giovanni Angelucci, che seguiva inizialmente la coppia. All'epoca i due legali avevano precisato che non vi era stata "alcuna rinuncia, ma revoca" del precedente difensore da parte dei loro assistiti. "È innegabile - avevano spiegato in una nota - che la vicenda è stata ammantata di criticità legate a una puntuale interpretazione di segmenti processuali che, se correttamente individuati e chiariti, avrebbero potuto condurre, sin da subito, a un approdo diverso". Secondo i due legali, proprio per questo i loro assistiti "si sono determinati a revocare il precedente difensore".
Angelucci, dal canto suo, aveva motivato la cessazione del mandato con l'atteggiamento oppositivo della coppia rispetto alla linea difensiva concordata. "Ritengo doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo - aveva scritto - non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti". Alla base della decisione, secondo quanto riferito all'epoca, vi sarebbero stati anche i rifiuti dei coniugi rispetto a soluzioni abitative alternative e a un progetto di ristrutturazione dell'immobile in cui vivevano.

