Pescara

Premio Strega, segnalati gli abruzzesi Giovanna Albi e Vito Di Battista

22 Febbraio 2026

I due autori in lizza per il prestigioso riconoscimento. La serata finale si terrà per la prima volta, in occasione dell’ottantesimo del premio, in piazza del Campidoglio a Roma il prossimo 8 luglio

PESCARA. Ci sono due autori abruzzesi tra i titoli proposti dagli Amici della domenica per l’80° Premio Strega 2026: sono Giovanna Albi, segnalata dall’autrice televisiva e giornalista Francesca Pansa per il suo romanzo Il castello di carte, edito dalla abruzzese Di Felice Edizioni, e Vito Di Battista con Dove cadono le comete (Feltrinelli), presentato da Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature.

Come scrive Pansa nella sua motivazione, Albi costruisce, in questo suo terzo romanzo, «una figura femminile complessa e viva, destinata a diventare una voce del nostro dizionario interiore». Protagonista di Il castello di carte è Chiara, avvocata intraprendente e realizzata, pur nelle sue contraddizioni, che ha a cuore la causa dei più deboli. I suoi amori e la sua passione per la letteratura e la filosofia creano degli affondi sorprendentemente acuti in diversi ambiti dello scibile umano. Non ultimo quello psicoanalitico, verso cui Chiara è critica. Eroina del ventunesimo secolo, appaga le aspettative interiori della scrittrice, ma nasconde un segreto che rischia di far cadere Il castello di carte. Un segreto che neppure Chiara conosce. «Un romanzo intenso, raffinato e coinvolgente», conclude Pansa. Il libro ha la prefazione di Filippo La Porta e la postfazione di Chiara Chiapperini.

Giovanna Albi (Teramo, 1961) è classicista e studiosa di filosofia. È autrice di tre romanzi, di due diari psicoanalitici e diversi racconti. Vive tra Teramo e Perugia. «È un romanzo autobiografico, ma è anche un romanzo storico», scrive Gaeta del libro di Vito Di Battista. Dove cadono le comete è ambientato nel 1938 in un paese della Costa dei trabocchi. , dove Emma, «due volte svergognata», partorisce un bimbo nella stalla dove vive dopo essere stata rinnegata dalla famiglia. Sapendo di non poterlo crescere, lo affida al convento; è Olimpo, impiegato all’anagrafe e aspirante poeta, a registrarlo e a dargli un nome. Olimpo è sposato con Anita, donna fiera e segnata dalla perdita di un braccio, molto più grande di lui, con cui ha appena avuto una seconda figlia, Bianca, che Anita non ha latte per nutrire. Sarà Emma a fare da balia in una convivenza tesa, mentre la bambina cresce sentendosi divisa tra due madri. Una saga familiare sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, dei combattimenti sulla linea Gustav e del dopoguerra fino agli anni Sessanta.

«Tutte le storie», sottolinea nella motivazione Gaeta, «sono state raccontate all’autore a voce, prevalentemente in dialetto, e lui le restituisce inventando una lingua che al primo impatto può essere un po’ spiazzante, ma che presto si rivela raffinata e bella, molto “giusta” per l’equilibrio che riesce a trovare tra il dialetto e l’italiano. Un romanzo tradizionale e insieme atipico, originale, come i suoi personaggi, capaci di affrontare le avventure e le disavventure che la vita riserva loro. Io sono stata catturata dallo sguardo tenero e malinconico dell’autore, che trasfigura la vita reale in letteratura».

Vito Di Battista è nato nel 1986 a San Vito Chietino. Ha esordito con il romanzo L’ultima diva dice addio (Sem), nel 2023 Il buon uso della distanza (Gallucci). I due abruzzesi fanno parte delle trentadue segnalazioni giunte finora al Premio Strega. Il termine ultimo per l'invio delle proposte è lunedì 2 marzo. La serata finale si terrà per la prima volta, in occasione dell’ottantesimo del premio, in piazza del Campidoglio a Roma il prossimo 8 luglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA