L’AQUILA

Bollette, mutui e spese per i figli. Famiglie abruzzesi sempre più indebitate

17 Marzo 2026

Aumentano i prestiti bancari per arrivare alla fine del mese: in Abruzzo si registra un +2,8%

L’AQUILA

Il mutuo o l’affitto da pagare, le bollette sempre più elevate, la scuola e le attività sportive dei figli. Una voce dopo l'altra, lo stipendio mensile va via in un batter d’occhio tra “spese vive” e uscite obbligate. Tanto da depennare persino le vacanze. Nella migliore delle ipotesi, per togliersi qualche sfizio, si ricorre ad un prestito bancario. Le famiglie abruzzesi fanno fatica ad arrivare a fine mese:

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lo dice l’analisi di Fabi, il sindacato bancario, che ha evidenziato come, nel 2025, i prestiti complessivi in Italia sono tornati a crescere e hanno superato i 604 miliardi di euro. Con l’Abruzzo che, nel centro Italia, registra la crescita più sostenuta e passa da 9,48 a 9,75 miliardi: 0,27 miliardi in più nell'ultimo anno (+2,8%). Una cifra che «evidenzia un rafforzamento progressivo della domanda di prestiti a medio lungo termine».

le dinamiche dei prestiti

«Da un lato i mutui segnalano una capacità di pianificazione ancora presente in alcune aree del Paese. Dall’altro, l’aumento del credito al consumo racconta una pressione crescente sui bilanci familiari e un ricorso al debito per sostenere le spese quotidiane», spiega Fabi. In altre parole: una parte delle famiglie riesce ancora a programmare e investire, mentre un’altra, sempre più ampia, utilizza il credito come strumento di tenuta quotidiana. In Abruzzo, questo meccanismo, è in crescita costante. L’ammontare complessivo dei prestiti alle famiglie, in Italia, comprensivi di tutte le tipologie di finanziamento e in particolare dei mutui per l’acquisto dell’abitazione, dal 2024 al 2025 è aumentato da 580,9 a 604,2 miliardi di euro, con un incremento pari a 23,3 miliardi, che corrisponde ad una crescita del +4%. Anche il credito al consumo torna a crescere ma, sottolinea ancora Fabi, «non va letto come un segnale di ripresa. In un anno è passato da 119,1 a 124,5 miliardi di euro, con un aumento di oltre 5,3 miliardi (+4,5%) che riflette, soprattutto, la difficoltà delle famiglie a sostenere la spesa quotidiana con redditi sotto pressione e un costo della vita ancora elevato». La Lombardia si conferma prima per prestiti alle famiglie, con un aumento da 132,0 a 136,3 miliardi di euro. Seguono il Lazio (da 72,1 a 73,6) e Veneto (da 51,7 a 53,5). L'Abruzzo è la regione del Centro che segna l'aumento più corposo dei prestiti bancarti alle famiglie: da 9,48 a 9,75 miliardi, con +0,27 miliardi (+2,8%).

l’associazione consumatori

«Numeri che evidenziano il forte indebitamento delle famiglie», spiega l'avvocato Luigi Di Corcia, presidente Associazione consumatori Abruzzo, «le richieste di accedere alla normativa sul sovra-indebitamento, dallo scorso, anno, sono in forte crescita. A fronte di un aumento rilevantissimo delle utenze e del costo dei beni al consumo, non corrisponde un adeguamento degli stipendi. La crisi in atto incide pesantemente sui nuclei familiari, che si indebitano sempre di più per l'incapacità di far fronte ai pagamenti delle scadenze varie: dai mutui, agli affitti, alle bollette».

Quello che viene comunemente indicato come "il fallimento del consumatore", consente di liquidare i beni del cittadino per pagare il debito accumulato ed estinguerlo, «ma c'è bisogno del requisito della meritevolezza», spiega Di Corcia, «E, comunque, non è una strada risolutiva del problema familiare. L'indice di povertà in Abruzzo è aumentato e ha assorbito una parte di quella media borghesia che, fino a qualche anno fa, viveva dignitosamente e adesso ha difficoltà ad andare avanti. Ed è proprio quella parte della società che si indebita di più perché, paradossalmente, ha la possibilità di farlo, ma poi non riesce a pagare. Pensiamo ai pensionati, ai monoreddito o bireddito con stipendi ridotti», prosegue il presidente.

La speculazione

L’associazione denuncia «la forte speculazione sui carburanti e sui generi alimentari i cui prezzi sono raddoppiati». «L'aumento tocca tutti i beni al consumo, che sono aumentati anche del 100%, così come i tassi dei mutui passati dall'1,5% al 3%, con il tasso fisso al 3,80%», incalza Di Corcia, «le famiglie si trovano a dovere affrontare delle uscite fisse che assorbono buon parte delle entrate. Anche con due stipendi da 1.500 euro, con 800 -900 euro di mutuo, e 400 euro di spesa mensile che si somma alle bollette, non solo non si riesce a mettere nulla da parte, ma non arriva più a fine mese». L'associazione cita le principali voci di spesa: mutui, affitti, carrello della spesa, bollette, mense scolastiche, attività sportive dei figli. «Il ceto medio taglia su tutto, persino sulle vacanze. Come Consiglio nazionale associazione consumatori», conclude Di Corcia, «abbiamo chiesto al Governo di punire in maniera severa gli speculatori ed attivare controlli mirati sul prezzo dei carburanti e dei beni di prima necessità. In seconda battuta, serve un intervento stabile di eliminazione di alcune accise e di incremento della la fascia di reddito Isee che ha diritto ai bonus».

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