Capestrano. Terminato il restauro del castello: il sogno è riportarci il Guerriero

14 Maggio 2026

L’intervento è costato oltre due milioni di euro. La riapertura è prevista per la metà del mese di giugno.

L’AQUILA

Restituire il Guerriero di Capestrano alla terra da cui riemerse quasi novant’anni fa, nel cuore della valle del Tirino, dove il paesaggio custodisce ancora oggi la sua memoria più antica e profonda. È il sogno che accompagna la rinascita del Castello Piccolomini di Capestrano, pronto a riaprire entro metà giugno dopo un intervento di restauro e riqualificazione da 2 milioni e 745 mila euro. Un progetto, durato due anni, che guarda oltre la semplice restituzione di un edificio storico e punta a trasformare la fortezza in un grande spazio museale dedicato alla memoria archeologica e culturale del territorio: un luogo adeguato ad accogliere, un giorno, il celebre Guerriero oggi custodito nel museo archeologico nazionale d’Abruzzo, a Chieti. L’intervento, promosso dall’amministrazione guidata dal sindaco Antonio D'Alfonso (che sarà sfidato da Alfonso D’Alfonso alle elezioni del 24 e 25 maggio), ha interessato il maniero che domina il centro storico di Capestrano e la valle del Tirino. «I lavori hanno avuto due finalità: innanzitutto la messa in sicurezza della struttura, necessaria dopo il terremoto, e poi la riqualificazione», spiega il vicesindaco Davide Fontecchio. «Non è stato solo un intervento strutturale, ma anche qualitativo, seguendo l’idea che abbiamo sempre avuto come amministrazione: rendere il castello una struttura museale». Costruito nel XV secolo sui resti di una precedente fortificazione medievale, di cui resta ancora la torre quadrata interna, il Castello Piccolomini conserva sulla facciata lo stemma della famiglia che lo ricevette nel 1463 da re Ferdinando d’Aragona. La fortezza, con le sue torri circolari e il fossato che un tempo proteggeva il lato rivolto verso il paese, rappresentava uno snodo strategico per il controllo della transumanza e del commercio della lana. Resistette persino agli assalti di Braccio da Montone e passò nei secoli dagli Acquaviva ai Piccolomini fino ai Medici. Oggi quelle sale sono destinate a una nuova funzione. Nei locali che per anni hanno ospitato gli uffici comunali nasceranno spazi espositivi permanenti e temporanei. «Sia il primo sia il secondo piano saranno totalmente adibiti ad aree espositive», sottolinea Fontecchio. «Al primo piano allestiremo un’esposizione permanente dei reperti archeologici rinvenuti negli ultimi dieci-quindici anni di scavi nella nostra necropoli, a cura della dottoressa Oliva Menozzi insieme a Vincenzo d’Ercole». Le indagini, infatti, negli anni hanno riportato alla luce materiali preziosi della necropoli vestina, rafforzando il legame tra il castello e la storia più antica del territorio. E inevitabilmente il pensiero corre al Guerriero. «La speranza di avere il Guerriero a Capestrano doveva partire dal fatto di avere un luogo dove poterlo ospitare. Noi ci siamo impegnati per creare un luogo adatto», afferma il vicesindaco. Le sale saranno operative già dalla riapertura del complesso grazie ai nuovi sistemi di sicurezza e i moderni allestimenti. Il secondo piano ospiterà mostre temporanee, eventi culturali, esposizioni di pittura e scultura. Durante i lavori, seguiti in accordo con la Soprintendenza, sono emerse anche nuove testimonianze storiche. «Sono rinvenuti affreschi di cui non si conosceva l’esistenza», racconta Fontecchio, spiegando come alcune scoperte abbiano rallentato il cantiere ma aumentato il valore del restauro. Dalla torre merlata, dove lo sguardo continua ad aprirsi sui tratturi della transumanza e sulle sorgenti del Tirino, il Castello Piccolomini si prepara così a tornare non soltanto simbolo storico di Capestrano, ma anche possibile casa futura del suo reperto più celebre.

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