Avezzano

Gli animalisti: “Chiediamo giustizia per l’orsa Amarena, la fiducia dei cittadini rischia di essere minata”

19 Gennaio 2026

La Lndc Animal Protection commenta il secondo rinvio del processo per l'uccisione dell'orsa, disposto a causa di un vizio procedurale, ribadendo la propria intenzione a costituirsi parte civile. Interviene anche l’Enpa

AVEZZANO. "Delusi, ma pronti a proseguire la nostra battaglia di giustizia". Così Lndc Animal Protection commenta il secondo rinvio del procedimento giudiziario per l'uccisione dell'orsa Amarena, disposto a causa di un vizio procedurale, ribadendo la propria determinazione a costituirsi parte civile non appena il processo ripartirà.

Si tratta, sottolinea l'associazione, del secondo stop e del secondo errore procedurale che rallenta in modo significativo l'accertamento delle responsabilità per un fatto definito di "estrema gravità", con un impatto rilevante anche sul piano simbolico e giuridico. "Siamo profondamente amareggiati - afferma Piera Rosati, presidente di Lndc Animal Protection -. Questo ulteriore rinvio rappresenta un duro colpo per chi chiede giustizia per Amarena e per tutti coloro che credono in una tutela reale ed effettiva della fauna selvatica. Errori procedurali di questo tipo rischiano di minare la fiducia dei cittadini e di svuotare di significato un processo che ha un enorme valore, non solo giudiziario ma anche civile".

"La nostra battaglia non si ferma - prosegue Rosati -. Amarena merita giustizia e la sua uccisione non può essere archiviata tra ritardi ed errori. Continueremo a vigilare e a far sentire la nostra voce, in tribunale e fuori, affinché la tutela della fauna protetta non resti soltanto un principio astratto".

"La richiesta di giustizia per Amarena, per i suoi cuccioli e per l'intera popolazione degli orsi marsicani non si arresta davanti a un rinvio per motivi procedurali. Continueremo a seguire ogni passaggio con attenzione e determinazione, come facciamo da sempre per la tutela dei plantigradi e del patrimonio naturale del nostro Paese". Lo afferma Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica di Enpa, a margine della prima udienza dibattimentale del processo per l'uccisione dell'orsa Amarena, che vede imputato Andrea Leombruni. Nel corso dell'udienza, il giudice ha accolto un'eccezione sollevata dalla difesa, dichiarando la nullità del decreto di citazione a giudizio e disponendo la restituzione degli atti alla Procura per la loro riformulazione e nuova notifica.

"Amarena, i suoi piccoli e tutta la popolazione degli orsi marsicani meritano giustizia - prosegue Procacci -. Per questo Enpa è in prima linea, come lo è da sempre per la tutela della fauna selvatica. L'uccisione di una madre orsa, particolarmente importante per la sua prolificità e per l'attenzione nell'accudimento della prole, rappresenta un fatto di estrema gravità, anche alla luce del numero esiguo di esemplari di questa sottospecie, unica e preziosa a livello mondiale". Secondo l'associazione, "giustizia la meritano anche tutti quei cittadini che credono nel rispetto e nella convivenza con le altre forme di vita. Amarena era un simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, entrata nel cuore di residenti e turisti, che avevano imparato a conoscere e rispettare questi animali fondamentali per l'equilibrio degli ecosistemi".

L'Enpa conferma infine la propria costituzione di parte civile nel procedimento, insieme ad altre 47 associazioni, ribadendo l'impegno affinché venga fatta piena luce sull'uccisione dell'orsa Amarena, "un fatto che ha colpito non solo la popolazione degli orsi marsicani, ma anche tutti coloro che credono nella tutela e nella convivenza con la fauna selvatica".