Sulmona

Guerra del Tartufo a Sulmona, condannato il “killer dei cani”: aveva ucciso undici esemplari

4 Febbraio 2026

Due anni e mezzo di reclusione inflitti a un 72enne di Manoppello: bocconi avvelenati sui sentieri e ordigni sotto l’auto del concorrente sfiorando una tragedia 

SULMONA. Due anni e mezzo di reclusione, risarcimento da liquidare in sede civile e pagamento delle spese processuali. È la condanna inflitta dal Tribunale di Pescara al “killer dei cani”, Vittorio Minerba, 78enne di Manoppello, finito sotto processo per uccisione di animali, danneggiamenti, porto abusivo di ordigno incendiario, minacce, detenzione illegale di cartucce. Una lunga scia di reati quasi tutti caduti con la sentenza di proscioglimento mentre a reggere fino alla fine sono stati gli indizi raccolti dal sostituto procuratore Rosangela Di Stefano e dall’avvocata del foro di Sulmona Catia Puglielli che aveva presentato una denuncia in procura dopo i danni patiti dal suo assistito, un 50enne residente a Sulmona che aveva rischiato di rischiato di morire folgorato nella sua vettura se non fosse stato per la prontezza di riflessi di un amico. Ben undici i cani da tartufo che sarebbero stati uccisi (dal 2015 al 2020). E la Procura elenca uno per uno i poveri animali morti con il loro nome: Chanel, Penny, Chicca, Diana, Bella, Bruce, Daphne, Argo, Furbo, Gianna e Pallino. Secondo l’imputazione l’anziano «per crudeltà e comunque senza necessità, provocava la morte di numerosi cani da tartufo, disseminando in prossimità dei terreni boschivi, in un sentiero che conduce ad un fossato ove i cani si recavano per la ricerca del tartufo, bocconi avvelenati che questi ingerivano».

Ma non è tutto. In mano agli investigatori c’è anche un filmato che riprende una Fiat Panda dalla quale la persona sospetta scende e posiziona i bocconi avvelenati e anche quando posiziona l'ordigno sotto l'auto del concorrente di Sulmona: il 50enne si è miracolosamente salvato perché un passante aveva notato un pezzo di carta che sporgeva dalla vettura ed era una bomba pronta ad esplodere. Anche la perquisizione in casa dell'imputato avrebbe fatto rinvenire materiali «verosimilmente identici a quelli utilizzati per l'ordigno». Insomma, una guerra vera e propria per accaparrarsi il prezioso tartufo bianco, quotato intorno ai 1400 euro al chilo, ma che può arrivare e superare i 2500 euro. «Nel 2019» scrivono nella relazione gli investigatori «un unico pezzo di tartufo bianco dal peso di 1,05 chili è stato battuto all'asta per 120mila euro. Pertanto, vi è un'accesa concorrenza che a volte sfocia in gesti spietati, quali l'avvelenamento dei cani da ricerca». Nel corso delle indagini preliminari erano state perfino riesumate le carcasse dei cani seppelliti per i necessari esami necroscopici irripetibili. Il 78enne avrebbe agito in concorso con un 34enne uscito indenne dal processo.