Il Pd sui rider: «Più tutele, legge sul salario minimo»

Marinelli e Pecorale: «La Regione convochi un vertice per dare risposte ai lavoratori». E sui contratti ignorati dicono: «Bisogna applicarli anche nel settore delle consegne»
PESCARA. «I rider hanno diritto a tutele vere: salario dignitoso, tredicesima, ferie, malattia e sicurezza sul lavoro. Allo stesso tempo, le imprese serie hanno diritto a regole uguali per tutti, per superare dumping e sfruttamento». Lo affermano Daniele Marinelli, segretario regionale del Partito Democratico, e Monia Pecorale, responsabile Lavoro della segreteria regionale.
Dopo la protesta della Cgil, a Pescara e Roseto degli Abruzzi, per chiedere “più salario” e i servizi del Centro e “31 minuti” su Rete8 dedicati alle condizioni di lavoro dei rider, il Pd chiede «con urgenza un tavolo operativo che diventi permanente, con funzioni di osservazione e monitoraggio delle nuove trasformazioni del lavoro e con la capacità di offrire risposte concrete alle paure delle lavoratrici e dei lavoratori». Marinelli e Pecorale lanciano un messaggio al centrodestra di governo: «Chiediamo alla Regione di uscire dall’immobilismo».
A Pescara, la città d’Abruzzo con la più alta concentrazione, di rider ce ne sono almeno un centinaio: consegnano pizze, panini e anche la spesa a domicilio senza fermarsi mai, con il caldo e con il freddo. Tanti sono migranti, soprattutto giovani; altri sono cinquantenni che avevano perso il lavoro precedente e, adesso, per loro, portare il cibo a domicilio è l’ultima occasione di rimettersi in gioco. Dal punto di vista dei contratti, questo settore è ancora una giungla perché i rider lavorano senza alcuna tutela: sono imprenditori di loro stessi, lavoratori autonomi senza alcun diritto – niente ferie, niente malattia, niente permessi – collegati a un’app che detta il loro ritmo di vita, quando va bene per mille euro al mese.
«Insieme ai lavoratori di Mestre licenziati e sostituiti dall’intelligenza artificiale, i rider rappresentano l’emblema di un mondo del lavoro che sta cambiando rapidamente e che non può più essere interpretato con gli strumenti e le categorie del passato», sottolineano gli esponenti del Pd, «oggi il lavoro è sempre più povero e precario: per molti lavorare non significa uscire dalla povertà, ma restarci dentro, soprattutto per chi opera attraverso piattaforme digitali e viene gestito da algoritmi. Qualche giorno fa la Regione Abruzzo e l’Inps hanno firmato una convenzione da 35 milioni di euro per il reinserimento lavorativo. È un passo importante, ma non sufficiente. Siamo di fronte a una crisi nuova, in cui non sono più soltanto i prodotti a essere in competizione, ma i lavoratori stessi».
Un’inchiesta della procura di Milano ha svelato in Italia ci sono 40mila rider sfruttati e sottopagati. Secondo l’indagine, le paghe dei rider sono «non conformi» ai parametri del contratto collettivo nazionale, né al «salario minimo costituzionale». E poi lo spaccato descritto dalla procura milanese è quello di stranieri che vivono «in case condivise con connazionali» nelle quali prendono in affitto «il mero posto letto» e che non hanno «alternative lavorative». Anche perché, dice l’accusa, devono «rimanere connessi» all’app per «gran parte della giornata» e «a disposizione del committente per le consegne». Modalità che «impediscono» loro di «svolgere altri lavori».
Secondo Marinelli e Pecorale, «servono azioni chiare: rafforzare la contrattazione collettiva e il dialogo sociale, sostenere la contrattazione di filiera e quella decentrata, più vicina ai bisogni reali dei lavoratori; garantire trasparenza sugli algoritmi che determinano turni, valutazioni e condizioni di lavoro; coinvolgere attivamente lavoratrici e lavoratori nei processi decisionali legati all’innovazione tecnologica. Allo stesso tempo», aggiungono, «è necessario che la Regione si faccia promotrice, nei confronti del governo nazionale, di scelte coraggiose contro il lavoro povero: a partire dall’approvazione della proposta di legge sul salario minimo presentata dalle opposizioni e da misure efficaci contro il fenomeno del caporalato digitale».
Marinelli e Pecorale concludono: «È necessario inoltre che i benefici economici derivanti dall’uso dell’intelligenza artificiale non si traducano soltanto in maggiori profitti per le aziende, ma vengano redistribuiti anche a favore dei lavoratori. Infine, bisogna garantire che anche nel settore del food delivery vengano applicati i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative».
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