Investì padre e figlio con il Suv Il perito: «Era ubriaco alla guida» 

Chiesto il rinvio a giudizio del 48enne di Pettorano: invasione di corsia anche per l’eccessiva velocità Consegnata al gup la relazione tecnica sull’incidente costato la vita a Francesco e Antonio Sciullo 

SULMONA . Era alla guida ubriaco, violando il limite di velocità, e per questo aveva invaso la corsia opposta. Una perizia che non lascia adito a interpretazioni quella depositata dal tecnico della Procura e che è parte integrante della richiesta di rinvio a giudizio presentata ieri mattina al giudice per le udienze preliminari nei confronti di Stefano Casasanta, 48enne di Pettorano sul Gizio imputato di duplice omicidio stradale. L’uomo è accusato di aver provocato la morte di Francesco e Antonio Sciullo, padre e figlio.
I due stavano tornando verso Sulmona quando il Suv condotto da Casasanta gli è piombato addosso. I familiari delle vittime, assistiti da Giesse, gruppo specializzato in materia di risarcimento danni e responsabilità civile con sede anche a Montesilvano, si sono costituiti parte civile davanti al Gup che ha rinviato l’udienza per assenza dell’imputato che ha prodotto un certificato medico. Alla luce degli elementi esaminati, «la causa esclusiva della determinazione dell’evento va ricercata nell’invasione di corsia da parte del guidatore del veicolo Jeep Cherokee, probabilmente provocata da cause dovute a condotta di guida sbagliata, con velocità eccessiva compresa tra 100 e 110 chilometri orari in un tratto di strada con limite di 70 e alterazione dello stato psicofisico del conducente», scrive nella perizia l’ingegnere Matteo Nicci. La tragedia ha sconvolto le comunità di Pescocostanzo e Sulmona dove Francesco e Antonio erano conosciuti e benvoluti. La loro perdita ha lasciato un immenso vuoto nei parenti. «Si tratta dell’ennesimo incidente provocato dal mancato rispetto delle e regole», commentano Gianni Di Marcoberardino e Mario Ricci di Giesse, «i familiari delle vittime hanno forte e piena e fiducia nella giustizia: si aspettano una pena esemplare che possa quantomeno servire da monito, affinché altre famiglie non debbano mai vivere la loro stessa tragedia». (c.l.)
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