L’Aquila Capitale della Cultura, la “Visitazione” di Raffaello torna a casa dopo 400 anni

Dal Prado il prestito all’Aquila: l’esposizione al Munda scatterà il prossimo 27 giugno
L’AQUILA. Non è soltanto un prestito internazionale. È un ritorno che ha il significato di una ferita che si rimargina. Dopo quasi quattro secoli, la Visitazione di Raffaello Sanzio lascia temporaneamente le sale del Museo del Prado di Madrid e torna all’Aquila, la città per cui era stata concepita intorno al 1517. Dal 27 giugno sarà esposta al Castello cinquecentesco, sede del Munda, il Museo nazionale d’Abruzzo, nel cuore simbolico di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Per quattro secoli questo pezzo di storia ha abitato altrove. Ha attraversato corti reali, guerre, restauri, silenzi. Ha visto passare re e rivoluzioni, studiosi e turisti, restando appesa alle pareti del Prado come uno dei vertici silenziosi del Rinascimento italiano. Eppure, in quel dialogo sospeso tra Maria ed Elisabetta, in quell’abbraccio che trattiene il respiro del mondo, c’era un’origine precisa: L’Aquila. Ora quella storia compie un giro largo quattrocento anni e torna al punto di partenza. La notizia segna uno dei momenti apicali del programma culturale dell’anno. Il via libera definitivo è arrivato al termine di un percorso diplomatico e scientifico complesso, costruito in quasi due anni di lavoro. Comune dell’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, Museo del Prado, Ambasciata di Spagna in Italia e Diocesi di Pistoia hanno tessuto una collaborazione che va ben oltre la dimensione espositiva . È un’operazione che delinea relazioni istituzionali solide e diplomazia culturale capace di attraversare i confini.
L’OPERA
La pala d’altare, olio su tavola trasportata su tela, misura 202 per 146 centimetri. Fu realizzata per la chiesa di San Silvestro, destinata alla cappella della famiglia Branconio. L’iscrizione latina alla base del dipinto, con il celebre “Raphael Urbinas F.” e il riferimento al committente, è insieme firma e dichiarazione di prestigio: testimonianza dell’ascesa sociale di una famiglia aquilana capace di intrecciare relazioni nella Roma dei papi. Nel primo piano, Maria ed Elisabetta si incontrano in un abbraccio che è insieme gesto umano e rivelazione teologica. Le figure, monumentali, isolate come statue, occupano lo spazio con una solennità che anticipa la Trasfigurazione. Sullo sfondo, la scena del Battesimo di Cristo introduce una stratificazione temporale: l’incontro delle due donne prefigura il destino dei figli.
LE TAPPE
Nel 1655 la Visitazione lasciò L’Aquila. Le pressioni di Filippo IV di Spagna, con l’avallo papale, portarono l’opera nelle collezioni reali. Da allora il dipinto è custodito a Madrid, diventando uno dei vanti del Prado. Il ritorno, seppur temporaneo, non cancella quella pagina, ma la rilegge. È una restituzione morale, un ricongiungimento tra opera e luogo di origine che restituisce alla città una parte della propria memoria. E che apre prospettive finora insperate. La mostra, intitolata “La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo”, metterà il capolavoro in dialogo con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, proveniente dalla Diocesi di Pistoia. Il progetto, curato da Tom Henry e Federica Zalabra, propone un confronto inedito tra l’armonia classica del maestro urbinate e la tensione cromatica e spirituale del primo manierismo toscano. Due letture, due visioni del Rinascimento che si guardano e si interrogano.
OBIETTIVI
L’esposizione, sostenuta e finanziata dal Comune dell’Aquila nell’ambito della scheda “Restart2” , si inserisce in una strategia che punta sulla cultura come motore di sviluppo territoriale. Accanto ai due capolavori, il percorso includerà dipinti, disegni, stampe e documenti d’archivio, con un’attenzione particolare ai criteri di accessibilità e inclusione. Non un evento isolato, ma un tassello coerente di una visione più ampia. Il sindaco Pierluigi Biondi ha sottolineato il valore storico, artistico e sentimentale dell’operazione: «Il ritorno ha un valore storico, artistico e sentimentale che non ha pari per la nostra terra. Portarla di nuovo all’Aquila, dopo 400 anni, dimostra la solidità del nostro progetto per il 2026 e la capacità del Comune di dialogare con le più grandi istituzioni internazionali come il Museo del Prado. Un risultato reso possibile dall’autorevolezza del Museo Nazionale d'Abruzzo del Mic e dalla preziosa e costante interlocuzione con l’Ambasciata di Spagna in Italia, per cui ringrazio sua eccellenza Miguel Fernández-Palacios, che ha facilitato un percorso di diplomazia culturale senza precedenti. Così come preziosa è stata la mediazione presso la Diocesi di Pistoia». La direttrice del Munda, Federica Zalabra, ha richiamato il lavoro paziente e la reputazione conquistata dal museo negli ultimi anni: «Aprire la mostra al Castello nell’anno in cui L’Aquila è stata designata Capitale italiana della Cultura rappresenta un ulteriore obiettivo per il Munda che negli ultimi anni ha conquistato credibilità e reputazione su scala nazionale e internazionale». Il ritorno della Visitazione non è soltanto un successo amministrativo o museale. È un gesto simbolico che parla alla città nel profondo. L’Aquila, segnata dal sisma del 2009, ha fatto della ricostruzione un processo lungo, stratificato, non solo edilizio, ma identitario. Rivedere la pala di Raffaello nel contesto urbano per cui era stata pensata significa ristabilire una continuità spezzata, riattivare un dialogo tra passato e presente. C’è anche una suggestione quasi inevitabile: la Visitazione è l’incontro tra due donne che portano in grembo una promessa. È attesa, riconoscimento, annuncio di futuro. Nell’anno in cui L’Aquila si presenta al Paese come Capitale della Cultura, quell’abbraccio dipinto nel 1517 assume un valore ulteriore. Diventa metafora di una città che si riconosce nella propria storia e la proietta in avanti. Per qualche mese (i tempi reali sono ancora incerti), uno dei vertici assoluti della pittura europea tornerà a dialogare con le pietre del centro storico, con il Castello, con la memoria di San Silvestro. Non sarà una restituzione definitiva. Ma sarà un tempo sospeso in cui L’Aquila potrà guardare negli occhi il proprio capolavoro. Finalmente.
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