L’Aquila, la mensa chiede aiuto ai cittadini: «Donate pasta e carne di pollo»

11 Febbraio 2026

L’appello della Fraterna Tau che gestisce la struttura di piazza d’Armi, a pranzo servite 120 persone. Consiglio comunale, respinto l’ordine del giorno di Giannangeli per realizzare una struttura pubblica

L’AQUILA. La lista è corta e concreta, come certe emergenze: pollame, pasta, olio, latte, biscotti, passata di pomodoro. La richiesta corre sui social e arriva dalle associazioni che gestiscono la Mensa di Celestino, dove ogni giorno si serve un pasto caldo a pranzo e cena. Il punto, ora, è che la macchina comincia a far fatica: la domanda cresce e i viveri non bastano mai. «Ci rivolgiamo alle persone di buona volontà per chiedere, laddove possibile, di donare generi alimentari di prima necessità», scrivono le associazioni che gestiscono il servizio nel messaggio rilanciato in queste ore, indicando i prodotti più urgenti, a partire dalla carne economica, in particolare pollame. È un appello pratico, senza retorica, e proprio per questo pesa: significa che il margine si sta assottigliando. Solo ieri e solo a pranzo, sono state servite circa 120 persone: non solo migranti, ma anche nuclei familiari italiani e chi vive condizioni di fragilità economica, inclusi casi che fino a poco tempo fa non sarebbero finiti in una mensa. Una parte consistente degli utenti è composta dai cosiddetti “migranti di terra”, giovani che arrivano a piedi soprattutto da Afghanistan e Pakistan. Persone che attraversano l’Europa con quel che hanno addosso e che, una volta qui, cercano un punto fermo per mangiare e riposare.

ODG RESPINTO

Il tema è entrato (e uscito) anche in consiglio comunale. Un ordine del giorno presentato dalla consigliera Simona Giannangeli (L’Aquila Coraggiosa), che chiedeva la realizzazione di una struttura pubblica di accoglienza, è stato respinto. La consigliera parla di un «imbarazzante teatrino» in aula e riferisce che l’iniziale apertura del presidente della III commissione, Fabio Frullo, «è subito venuta meno» dopo alcuni interventi della maggioranza. Giannangeli rivendica tre punti che, a suo avviso, «non sono stati compresi»: la richiesta nasce dal «dovere istituzionale» dei Comuni di tutelare le persone senza fissa dimora; la questione riguarda «tutte e tutti, non solo le persone migranti», che «hanno ugualmente diritto a essere accolte e tutelate in caso di necessità»; e, soprattutto, che un luogo di prima accoglienza significherebbe togliere la gestione dall’improvvisazione, con un minimo di ordine: posti letto, servizi igienici, spazi adeguati. In mezzo, fuori dalle mozioni, resta la stessa realtà: una mensa che continua a servire e una lista della spesa che, per una volta, non è un dettaglio. Quando si arriva a chiedere olio e biscotti su Facebook, la politica può anche litigare sulle parole, ma il pranzo, intanto, va messo in tavola.