Morto sul monte Prena, folla per l’ultimo saluto a Stefano: commosso “grazie” ai soccorritori

Chiesa del cimitero gremita per il 44enne Persichetti che ha perso la vita durante un’escursione. Il dolore della sorella: «Eri complicato, ma sensibile. Sempre riconoscenti a chi ha fatto le ricerche»
L’AQUILA. Una foto della sua amata montagna ha accompagnato l'ultimo viaggio di Stefano Persichetti, l'escursionista 44enne morto su monte Prena la settimana scorsa. Centinaia di amici si sono ritrovati ieri mattina nella chiesa di Santa Maria del Soccorso al cimitero dell'Aquila per l'ultimo saluto in una mesta cerimonia funebre officiata da don Federico Palmerini. Un clima di raccoglimento e di dolore composto ha scandito ogni momento, con la chiesa gremita e un silenzio carico di emozione rotto soltanto dai canti e dalle preghiere.
Stefano Persichetti è stato trovato morto dopo due giorni di ricerche. L'escursionista non aveva più risposto al telefono e la sua assenza aveva fatto scattare l’allarme. Aveva perso la vita dopo un volo di circa 15 metri di altezza durante una escursione su quella montagna che tanto amava e che frequentava spesso, con lo stesso spirito di sfida e di rispetto che lo accompagnava in ogni sua salita. «Eri sempre complicato, irremovibile», ha detto a fine cerimonia con la voce rotta dall'emozione la sorella Laura. «Ti arrovellavi per gli altri anche quando non ce n'era bisogno. Per questo sceglievi sempre la strada più difficile, lo hai fatto anche il giorno in cui sei andato sul monte Prena, quella montagna che tanto amavi». «Ma dentro la sua scorza», ha ricordato ancora Laura, «batteva un cuore sensibile e appassionato». La sorella ha poi voluto salutare e ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alle ricerche. «Voglio ringraziare tutti i soccorritori che si sono prodigati nelle ricerche di Stefano», ha detto Laura, «per l'impegno e l'umanità da loro mostrata, persone a cui mai smetteremo di mostrare gratitudine e riconoscenza». Parole che hanno suscitato un applauso spontaneo e commosso da parte dell’assemblea.
Videomaker per passione e vocazione, Stefano Persichetti era riuscito ad abbinare la sua naturale inclinazione artistica con una spiccata sensibilità d’animo che in molti oggi rimpiangono. Nei suoi lavori aveva affrontato con intensità temi difficili, come gli orrori delle guerre e i disagi di chi vive in condizioni di indigenza, lasciando un segno in chiunque avesse avuto modo di vedere i suoi progetti. Per l'ultimo saluto sono arrivati anche tanti amici della famiglia, della mamma Anita Franceschin e del padre Berardino Persichetti, pediatra oggi in pensione, ex consigliere comunale e in passato attivista dei comitati cittadini sorti dopo il sisma per vigilare sulla ricostruzione. Una presenza numerosa che ha testimoniato il legame profondo che la comunità aveva con Stefano e con la sua famiglia. «In queste occasioni ci vorrebbe il silenzio», ha detto don Federico Palmerini nella sua omelia. «Noi possiamo tacere con la bocca ma non possiamo far tacere il cuore. A volte i ragazzi che incontriamo arrivano con domande crude, ci chiedono se la vita sia una farsa o un mistero. E a volte l'unica risposta è il silenzio, che però non può essere il semplice tacere parole vuote, ma ascoltare nel proprio cuore quello che importa davvero».