Riaprono le scuole dopo la neve Ma restano tutti i nodi del Covid 

Sono tanti i positivi che non torneranno tra i banchi, in provincia 419 quelli emersi con lo screening E i presidi sono alle prese con le difficoltà, tra cui la gestione di assenze e sostituzioni del personale

L’AQUILA. Se i sindacati parlavano di problemi nelle scuole nascosti in tutta fretta come polvere sotto il tappeto, su quel tappeto si è aggiunto anche un manto di neve. Ieri, quindi, falsa partenza delle scuole, con molti sindaci abruzzesi tempestivi nel far scattare l’ordinanza di chiusura per maltempo. Una decisione giudicata «di opportunità» per qualcuno, anche se, in realtà, tiene conto del fatto che le scuole dell’Aquila sono frequentate da ragazzi che vengono da paesi limitrofi, come Tornimparte, Rocca di Mezzo, Calascio.
si riparte
Ma oggi in classe si rientra davvero, tra dubbi, incertezze e assenze dichiarate, anche come risultato dello screening della popolazione scolastica. In Abruzzo i test antigenici eseguiti sono stati 93.328 e i positivi rilevati 2.356, pari al 2,5%. Nel dettaglio nell’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, invece, sono stati eseguiti 21.479 test e rilevati 419 positivi (1,9%), con un’adesione pari al 70% rispetto alla popolazione scolastica di 30.667. Il numero dei positivi ha un suo impatto, al punto che vari piccoli Comuni hanno disposto – o stanno per disporre – ordinanze per posticipare ulteriormente la riapertura. L’aumento dei contagi da coronavirus ha spinto anche il sindaco facente funzioni di Avezzano Domenico Di Berardino a chiedere all’Asl una valutazione e un eventuale intervento volto a ripristinare la didattica a distanza. Tra i dirigenti scolastici si vive un momento di “vigile attesa”, nella consapevolezza che la prima settimana fornirà, nel bene e nel male, indicazioni importanti. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, ha detto: «Quello che non ha voluto fare il governo lo farà la pandemia. Sono previste 200mila classi in didattica a distanza in sette giorni».
le voci dei presidi
I dirigenti scolastici hanno comunque tentato di organizzare al meglio il rientro, nella consapevolezza di dover garantire continuità a un servizio essenziale. «Non ha senso chiudere le scuole che sono ormai ben strutturate nelle regole e lasciare aperto tutto il resto», valuta Antonella Conio dell’Istituto comprensivo Dante Alighieri dell’Aquila. Ma un principio più che sacrosanto deve fare i conti con il battesimo di fuoco della prima campanella. «La partecipazione agli screening è stata importante», spiega Maria Chiara Marola, preside dell’Istituto d’istruzione superiore aquilano “Amedeo d’Aosta”, dati alla mano: «Sono orgogliosa del fatto che moltissime persone tra docenti, studenti e personale ausiliario si siano presentate. Purtroppo i 102 casi positivi rilevati nella tre giorni di screening cittadino avranno un impatto importante sulle scuole dell’Aquila». Le difficoltà del tracciamento sono ben note e da giorni è difficile entrare in contatto con il call center Asl che si occupa della gestione e del monitoraggio delle quarantene e delle sorveglianze. Non solo: accanto ai contagiati ci sono i contatti stretti, molti dei quali non hanno la terza dose booster o le altre condizioni che riducono il periodo di isolamento. «Ben 41 classi su 60 presentano già in partenza delle persone contagiate a casa. Per loro, dovremmo prevedere la didattica integrata digitale, nella speranza di non ritrovarci con nuovi casi in corso che farebbero scattare la didattica a distanza (con almeno tre positivi scoperti nella stessa classe) e condizioni che cambiano anche a seconda della situazione vaccinale dei singoli alunni». Una circolare ministeriale consente alle scuole di accedere ai dati sui vaccinati. Ma nella pratica si tratta di informazioni molto meno facili da avere a disposizione. Non è neanche facile, poi, gestire assenze, sostituzioni del personale docente e non docente. «I tempi delle supplenze non sono immediati», aggiunge la dirigente dell’Iis Amedeo d’Aosta, «e spesso questo ci costringe a degli sforzi organizzativi non da poco».
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