Svastica a scuola a Sulmona, sì all’analisi dei telefonini

Disposta una perizia tecnico-informatica sui dispositivi dei giovani accusati di apologia del fascismo
SULMONA. Sarà una perizia tecnico-informatica a passare al setaccio i dispositivi dei cinque giovanissimi studenti del Liceo Vico coinvolti nell’inchiesta riguardante il saluto romano e il “gioco” della svastica a scuola.
Lo ha deciso il procuratore della Repubblica per i minorenni David Mancini che ha conferito l’incarico al perito Fabio Biasini, chiedendogli di individuare la foto oggetto dell’inchiesta e di ricostruire la catena dell’invio e della condivisione del file in modo da accertare la partecipazione attiva alla propaganda della cultura fascista. I fatti risalgono al 31 gennaio, giornata dedicata dalla scuola all’approfondimento del Giorno della Memoria. Secondo l’accusa, due studenti avrebbero eseguito il saluto fascista, mentre una terza persona avrebbe esposto una bandiera nazista e altri compagni avrebbero collaborato alla realizzazione del video. Il reel sarebbe stato cancellato rapidamente, ma non prima di essere segnalato all’autorità giudiziaria.
Il fascicolo è stato aperto il 2 febbraio, mentre le perquisizioni sono scattate la scorsa settimana. I carabinieri della Compagnia di Sulmona, delegati dalla Procura, avevano sequestrato telefoni cellulari e computer per risalire al video e alla foto pubblicati su TikTok e poi rimossi nel giro di poche ore. A pubblicare la foto sarebbe stato un 17enne residente nel comprensorio, nella cui abitazione sarebbero poi stati trovati alcuni simboli che rievocano la cultura nazifascista, tra i quali anche la bandiera visibile nella foto. Resta in piedi l’ipotesi di una challenge, una sfida lanciata sui social per mettersi in mostra davanti al gruppo. La classe si sarebbe infatti messa d’accordo il giorno prima per la gara di oggetti: maschere, cavatappi, bottiglie, t-shirt. Tutti oggetti che non hanno una connessione tra loro. Nell’elenco è spuntata anche la bandiera. I cinque studenti, assistiti dagli avvocati Giovanni Mastrogiovanni, Alberto Paolini e Mario Iacovone, hanno affidato ai loro legali la propria versione dei fatti, dichiarandosi amareggiati per la risonanza mediatica dell’episodio. «Ho sbagliato. È stata una vigliaccata. Però dovevo farlo, altrimenti non mi facevano rimanere nel gruppo», avrebbe detto uno dei diciassettenni durante la perquisizione eseguita dai carabinieri. Tuttavia la vicenda, almeno secondo la dirigenza scolastica, va affrontata soprattutto sul piano disciplinare. Per questo da oggi la dirigente Caterina Fantauzzi comincerà a sentire le parti nell’ambito del procedimento avviato per l’intera classe. La preside ha chiesto a ciascun alunno di presentare una memoria difensiva per spiegare la propria, eventuale, partecipazione. In base al nuovo regolamento d’istituto, tra i provvedimenti possibili figura anche l’attivazione di lavori e attività di comunità su temi specifici.
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