L’Aquila

Lite con il fratello, lo investì più volte e lo uccise. Davide Lanciani davanti al giudice: rischia l’ergastolo

16 Febbraio 2026

Il caso di Pettino (L’Aquila). Il 26 febbraio il gup deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio del pm D’Avolio per Davide Lanciani. Il 25 marzo del 2025, l’accusato tamponò, aggredì e investì più volte il fratello maggiore Stefano prima di essere arrestato. (Nella foto, l’imputato Davide Lanciani e la vittima Stefano Lanciani)

L’AQUILA. L’omicidio Lanciani approda a palazzo di giustizia. Giovedì 26 febbraio al via l’udienza preliminare di fronte al gup Giulia Colangeli, chiamata a valutare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Roberta D’Avolio in merito alla posizione del fratello minore della vittima, unico imputato per i fatti accaduti il 25 marzo 2025 in via Peltuinum. La contestazione del pm D’Avolio è di omicidio volontario pluriaggravato e del porto di oggetti atti a offendere. L’imputato rischia l’ergastolo.
IL FRATRICIDIO DI PETTINO
In quella mattinata di undici mesi fa Davide Lanciani (56 anni) e suo fratello Stefano (59) si ritrovarono a percorrere la stessa bretella di collegamento tra i quartieri di Pettino e Santa Barbara alla guida dei rispettivi veicoli, prima che Davide speronasse l’auto guidata da Stefano fino a costringerlo ad arrestarne la marcia. Una volta scesi entrambi, tra i due è nato un confronto fisico, con il minore che colpisce il fratello maggiore con un martello alla testa fino a tramortirlo e lasciarlo in strada. Segue la decisione di salire in macchina, prendere la rincorsa e investirlo senza pietà. Poi di nuovo, in retromarcia. Saranno alla fine cinque i passaggi sul corpo straziato di Stefano Lanciani, compreso l’ultimo avvenuto su una stradina adiacente e di poco sottostante via Peltuinum, dove la vittima è stata infine proiettata dalla dinamica della mattanza. Con l’omicida che sarebbe a quel punto sceso dal veicolo a controllare la posizione del corpo del fratello per poi montare ancora in macchina e precipitarsi in corrispondenza della sagoma della vittima. Infine l’intervento di due finanzieri liberi dal servizio che hanno assistito alla scena, al pari di altri testimoni, per poi precipitarsi a bloccare l’assassino. Davide Lanciani è stato poi arrestato dai carabinieri. Nella sua auto saranno rinvenuti, oltre al martello utilizzato, anche una taglierina e un coltello. Strumenti che deporrebbero a favore di un gesto premeditato. Stefano venne, invece, soccorso e trasportato d’urgenza al San Salvatore, dove però spirerà poco dopo il suo arrivo.
IL TESTIMONE CHIAVE
Sulla posizione dell’imputato, rinchiuso nel carcere di Teramo e difeso dagli avvocati Antonio e Francesco Valentini, pesano i cinque video della durata complessiva di otto minuti girati dal telefonino del guidatore di una terza auto rimasta coinvolta nel tamponamento. Quest’ultimo, sceso presumibilmente con l’intenzione di procedere a una constatazione amichevole, si è trovato invece ad assistere alla furia dell’omicida, immortalata al riparo dalla sua stessa vettura incidentata. Frame, quelli così catturati, capaci a oggi di fornire agli inquirenti indizi dirimenti per le sorti processuali dell’imputato.
IL POSSIBILE MOVENTE
Nel mirino di chi indaga anche una possibile contesa di natura economica. E quell’appartamento sito proprio in via Peltuinum, in particolare, un tempo di proprietà di Mario Lanciani, padre di vittima e carnefice, deceduto il 3 gennaio di un anno prima. I familiari della vittima sono tutti rappresentati dall’avvocato Luca Silvestri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA