A Pescara un’associazione per aiutare orfani e vedove

Gabriele Balice

5 Maggio 2026

L’obiettivo di “Superpapà Luca” è assistere chi subisce una perdita devastante. L’avvocato Balice: «Così offriamo supporto legale, economico e psicologico»

PESCARA. C’è qualcosa che va anche oltre il dolore. Quel senso di vuoto e smarrimento che attanaglia lo stomaco e confonde la mente, quando una donna si ritrova sola all’improvviso. Sola a crescere figli ancora piccoli, con la morte nel cuore e mille problemi pratici da risolvere. È accaduto, il 21 marzo 2024, a Lucia Sarconio, la moglie di Luca Giannecchini, deceduto in un incidente sul lavoro. Due anni dopo la tragedia e con l’inchiesta archiviata, Lucia ha scelto di fondare l’associazione “Superpapà Luca aps” per trasformare una perdita devastante in qualcosa che possa aiutare gli altri. Al suo fianco c’è l’avvocato pescarese Gabriele Balice, che la accompagna nel percorso di sensibilizzazione alla sicurezza sul lavoro.

Avvocato, l’associazione nasce a Lucca, ma presto aprirà una sede a Pescara. Con quali finalità?

«Partiamo dal nome. Superpapà Luca è dedicata a Luca Giannecchini, uno dei tanti padri di famiglia usciti di casa per andare al lavoro e mai più tornati. Luca ha perso la vita sul posto di lavoro. Quando gli agenti arrivarono davanti alla porta della famiglia c’era ancora il biglietto attaccato dai suoi bimbi per il 19 marzo con scritto “Auguri super papa”. Da qui è nato il nome dell’associazione».

Come si fa a superare una simile tragedia?

«È quello che ci chiediamo ogni giorno e per cui lavoriamo: dare una prima assistenza ai familiari che subiscono un dramma di proporzioni enormi e, oltre al dolore, devono affrontare mille problemi dalla pratiche Inail, alle indagini della polizia giudiziaria. Anche la semplice successione rappresenta un problema: va fatta subito per sbloccare i conti. Ma in un momento di dolore estremo, con una tragedia che ti piomba sulla testa come un macigno, affrontare la burocrazia è un fatica in più».

Dalla tragedia di Luca Giannecchini avete tratto un aiuto concreto...

«Luca è morto mentre faceva uno scavo in strada. Gli è crollata una parete addosso ed è rimasto schiacciato. La moglie, Lucia, ha voluto fondare questa associazione in memoria del marito, ma come aiuto concreto alle altre donne e mamme che si ritrovano a gestire i figli in una sorta di tempesta che porta via tutto in un attimo: la serenità, la protezione, l’appoggio. L’amore no, quello resta per sempre».

Come operate in concreto?

«Agiamo su due fronti: da un lato per promuovere la cultura della sicurezza. Dall’altro per offrire un supporto alle famiglie delle vittime, spesso troppo sole di fronte al trauma della perdita, alla burocrazia e alle difficoltà economiche. L’obiettivo è fornire assistenza immediata. Stiamo attivando anche una collaborazione con degli psicologici per affrontare lo scoglio più grande: il trauma psicologico che una perdita così importante porta con se».

E a livello burocratico come vi muovete?

«Interveniamo per agevolare i rapporti con le autorità competenti e nella gestione delle criticità, affiancando un sostegno economico e gestionale attraverso la realizzazione di iniziative dedicate ai figli, per restituire loro piccoli, ma preziosi momenti di serenità. Facciamo anche assistenza legale gratuita nella fase iniziale per seguire le pratiche processuali».

Si riesce ad ottenere giustizia per le vittime di incidenti sul lavoro?

«I procedimenti penali nel 90% di morti sul lavoro vengono archiviati perché ci vuole la prova di una responsabilità importante, qualificata. Se tutto è in regola in azienda è difficile stabilire un nesso diretto. Sulla parte civile interviene un’altra normativa che permette di ottenere somme anche importanti in via concorsuale».

Quanto un risarcimento può compensare la perdita di un familiare?

«Non c’è risarcimento che tenga. Tanto che il lavoro dell’associazione “Superpapà Luca” va nella direzione di un supporto non solo legale ed economico, ma sociale e psicologico. Queste persone sono fragili nel momento del lutto, hanno necessità di essere accompagnate e guidate».

Di lavoro si muore ancora troppo. Perché?

«Ogni giorno è una strage. Padri di famiglia che lasciano orfani e vedove, vittime di questa carneficina. Una catena che non si riesce a spezzare, nonostante regole e controlli. Si continua a morire di lavoro».

È per questo che diffondete il valore della prevenzione?

«La promozione della sicurezza sul lavoro è fondamentale per salvare vite. Una delle priorità dell’associazione è la promozione di iniziative mirate alla sensibilizzazione, informazione e diffusione della cultura della prevenzione per ridurre il numero di incidenti. Guardando i numeri nazionali, siamo ancora lontani da una soluzione, ma è una battaglia che va portata avanti con convinzione».

In nome di Luca?

«In nome di un’eredità valoriale che nasce dagli insegnamenti positivi che Giannecchini aveva lasciato ai suoi familiari e agli amici più cari. La volontà di aiutare i più deboli. Dietro al dolore di una famiglia c’è la solidarietà che può salvare dalla solitudine».

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