Addio a Ciarelli, il sindaco Masci: «Non c’è nulla da gioire quando muore una persona»

Il primo cittadino di Pescara esprime cordoglio e interviene dopo gli attacchi ai rom di questi giorni: «Rispondiamo con umanità all’odio, quei commenti sui social non rappresentano la mia città»
PESCARA. «Quando muore una persona, soprattutto se in giovane età, a prescindere dalla sua storia, dalla sua appartenenza o dalla sua etnia, non c’è mai nulla di cui gioire. La morte porta con sé dolore, angoscia, famiglie distrutte». Parole del sindaco Carlo Masci che interviene così dopo l’odio mediatico che si è scatenato dopo la morte di Massimo Ciarelli, mercoledì sera. «Trovo raccapricciante», va avanti il sindaco a cui si era rivolta anche la famiglia del 42enne, «leggere commenti di soddisfazione o di scherno di fronte alla scomparsa di un uomo, qualunque cosa egli abbia commesso in vita. Di fronte alla morte ci dovrebbe essere solo “l’umana pietas”».
E aggiunge: «L’odio, purtroppo, permea sempre di più i social, trasformati spesso in una piazza nella quale dare sfogo alle proprie frustrazioni, nascondendosi dietro a uno schermo e a una tastiera o a un telefonino. I commenti feroci di cui parliamo riguardano la morte di un uomo di etnia rom, Massimo Ciarelli, ma credo che sia totalmente fuorviante ricondurre il tutto esclusivamente a una questione etnica o ai reati di cui si è macchiato e per i quali stava espiando la pena. Ogni giorno leggiamo sui social parole violente, nelle più disparate circostanze, persino di fronte a tragedie personali, e chiunque può diventare il bersaglio perfetto di chi vuole solo offendere e accusare, anche senza motivo. Siamo davanti a un uso osceno dei social, a un odio che non risparmia nessuno e che viene riversato con una leggerezza disumana».
Ma puntualizza: «Centinaia di commenti non possono e non devono identificarsi con una città intera. A Pescara ci sono oltre 120mila cittadini, quasi tutti perbene, rispettosi, capaci di umanità e di attenzione verso le persone e verso il dolore delle famiglie. Tutti, chi più chi meno, subiamo l’odio che corre sui social. Ne so qualcosa anche io, perché ogni giorno sono costretto a leggere vergognose oscenità sul mio conto solo perché, per il ruolo di sindaco che i miei concittadini mi hanno assegnato, assumo decisioni politiche non semplici, che possono anche non piacere, ma che sono però utili, doverose e necessarie per Pescara. Ma proprio per questo sono convinto che l’unico modo per respingere l’odio sia rispondere con umanità, equilibrio e rispetto». E conclude: «Esprimo il mio dispiacere per la morte tragica di Massimo Ciarelli e rivolgo alla sua famiglia le mie più sincere e sentite condoglianze. Sono certo che anche la famiglia Rigante, che ha vissuto qualche anno fa il dolore di vedersi portare via il giovane Domenico proprio per mano di Massimo, non vorrebbe che si alimentasse con altro odio una vicenda così tragica, che peraltro aveva avuto già da diversi anni la sua definizione dal punto di vista giudiziario. Agli stessi voglio manifestare la mia piena vicinanza, in questi giorni di rinnovato dolore, perché nessun genitore dovrebbe piangere sulla tomba del figlio. Di fronte alla morte e al dolore, deve prevalere sempre il senso di umanità. Ma perché questa immane tragedia serva da insegnamento e diventi un monito per scongiurare ulteriori fenomeni devianti, è fondamentale un esame di coscienza collettivo per affermare il principio ineludibile che le regole della convivenza civile e le leggi dello Stato vanno rispettate da tutti, a prescindere dall’etnia e dal contesto sociale in cui si applicano. Solo così questo dramma che coinvolge la città intera per il segno che lascia, i ricordi che genera e le ferite che riapre, potrà trasformarsi in una speranza, quella che nessun genitore debba più piangere il proprio figlio per vicende violente, spesso frutto di comportamenti contrari alla legge. Solo se ci muoviamo tutti insieme verso quella direzione possiamo riuscirci, dobbiamo assolutamente provarci, davanti a noi c'è il baratro prodotto dall’indifferenza. Come risuonano profetiche in questo momento le parole di Martin Luther King che diceva “non ho paura della malvagità dei cattivi, ma dell’indifferenza dei buoni”. La nostra società», conclude Masci, «ha sempre più bisogno di uomini buoni che si occupano del bene comune».

