Pescara

Bancarotta ristorante “Le Terrazze”: Di Natale e Garofalo verso il processo

7 Luglio 2026

Pescara, la vicenda giudiziaria con sei imputati. A settembre la decisione per il “re dei banchetti”, sua moglie e il campano legato alla ’ndrangheta. Chiesti due anni per la direttrice D’Agostino (abbreviato), patteggiano Iezzi e Federico Di Natale

PESCARA. Arriva alla fase finale, davanti al gup Anna Fortieri, il caso del napoletano Pasquale Garofalo, vicino alla malavita organizzata campana, che a suo tempo venne anche arrestato per autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni e società, quale amministratore di fatto della “Floor Six” che gestiva il noto ristorante “Le Terrazze Roof Garden” di Pescara: una terrazza panoramica sul mare.

SEI IMPUTATI

Una inchiesta collegata direttamente alla famiglia Di Natale a partire dal capo famiglia Adamo, la moglie Anna Cavaliere e il figlio Federico, proseguendo con la direttrice del ristorante Laika D’Agostino e Alessandro Iezzi, ex dipendente della società “Stellari Group” e amministratore di diritto della “Ambrosiana Distributori”: in totale sei sono gli imputati. La discussione davanti al gup è stata definita e ora si aspetta soltanto la decisione del giudice (rinviata a settembre prossimo) che dovrà valutare le diverse posizioni processuali scelte dagli stessi imputati. Garofalo (difeso da Stani Di Puorto), Cavaliere (Claudia D’Incecco) e Adamo Di Natale (Sara D’Incecco) hanno scelto il rito ordinario e per loro il pm Anna Rita Mantini ha chiesto il processo; la direttrice D’Agostino (seguita da Andrea Di Luzio) ha deciso per il rito abbreviato e la pubblica accusa ha chiesto per lei la condanna a 2 anni di reclusione; Iezzi (difeso da Eros Salomone) e Federico Di Natale (assistito da Jacopo De Marco) hanno optato per il patteggiamento cui la stessa pm ha dato il suo placet, concordando la pena che dovrà essere adesso avallata dal gup: un anno e 4 mesi ciascuno. Dunque, si attende solo la decisione del gup che chiude così questa fase preliminare prima dell'eventuale processo ai tre principali protagonisti individuati dalla procura.

I RUOLI

Il più coinvolto, stando al risultato delle indagini (condotte dalla polizia municipale), è appunto il napoletano Pasquale Garofalo (vicino ai clan della ’ndrangheta e della camorra), seguito dall’intera famiglia di Adamo Di Natale, l’imprenditore delle cerimonie che ha prima creato un impero e poi, per debiti, avrebbe consentito l’ingresso del napoletano: un primo pericoloso passo, secondo gli inquirenti, per permettere a Garofalo di consolidare la propria presenza sul territorio e ampliare i suoi interessi su Pescara. Insieme a loro, ruolo di primo piano anche per la Cavaliere, alla quale vennero fittiziamente intestate (sostiene la procura) le quote del ristorante la cui proprietà era invece nelle mani del napoletano che l’aveva acquistata per 800 mila euro. Soldi che, secondo l’accusa, arrivavano dal tesoretto da milioni di euro che Garofalo aveva raccolto dalle sue attività sospette a Milano. E questo «al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misura di prevenzione, e sia per agevolare la commissione del delitto di riciclaggio», come scrisse il gip Francesco Marino nella misura cautelare. Cavaliere continuava sulla carta a gestire la società con l’aiuto del contabile Mazzocchetti (che ha precedentemente patteggiato): «si adoperava per far ottenere alla società l’apertura di linee di credito da parte delle banche, al fine di superare l’ostacolo costituito dalla cattiva reputazione di Cavaliere».

LE ACCUSE

Il riciclaggio è contestato al solo Garofalo che negli anni dal 2015 al 2022, secondo le indagini, avrebbe «conseguito illeciti profitti per oltre 60 milioni di euro», dai quali sarebbero usciti gli 800mila euro utilizzati per rilevare dalla famiglia Di Natale la gestione dell’attività di ristorazione, «ripianando anche tutti i debiti maturati dalla gestione precedente di Di Natale e ciò anche mediante la costituzione, in data 29 luglio 2022 e la successiva gestione della società “Floor Six”, fittiziamente appartenente e amministrata dalla Cavaliere». Per quanto riguarda i reati di bancarotta fraudolenta, le accuse riguardano, oltre ai membri della famiglia Di Natale, anche il napoletano Garofalo e Iezzi.

DISTRAZIONE DI BENI

Al centro della contestazione le distrazioni di beni dalla società “Stellari Group” (sempre gestita dalla Cavaliere e da suo figlio Federico in qualità di amministratori, mentre Adamo Di Natale viene considerato amministratore di fatto) che rientra nella vicenda, in quanto si parla della «distrazione di 188mila euro dal patrimonio della “Stellari Group” versati, nel periodo aprile-ottobre 2022, da alcuni clienti del ristorante “Le Terrazze Roof Garden” e tramite pos bancario ivi installato, finiti sul conto corrente acceso dalla società Ambrosiana Distribuzioni (amministrata di fatto da Iezzi, come sostiene l’accusa ndr), di cui 187mila euro venivano poi trasferiti a Garofalo».

SEQUESTRO PREVENTIVO

Per quest’ultimo scattò anche un sequestro preventivo: «La necessità di disporre il sequestro, in vista della futura confisca», scriveva il gip, «discende, con tutta evidenza, dalle modalità occulte di gestione della società da parte di Garofalo e dalle ingenti movimentazioni di denaro, prive di lecite giustificazioni, effettuate annualmente dallo stesso, ma sempre con l’accortezza di fare uscire dai conti correnti personali e societari tutte le somme di denaro transitate anche mediante prelievi di denaro contante per quasi 300 mila euro nel torno dal 2019 al 2024». E quindi il sequestro «risiede nella necessità di impedire che il Garofalo possa continuare a proseguire nella condotta criminosa di autoriciclaggio, continuando a finanziare, per interposta persona, le attività economiche funzionali a tale scopo. L’estrema volatilità delle somme di denaro detenute da Garofalo sui conti correnti propri e delle società a lui riferibili», aggiunge il gip, «è dimostrata altresì dai numerosi pagamenti in nero effettuati da Garofalo e Laika D'Agostino in favore dei dipendenti della società Floor Six e di Enzo Mazzocchetti».

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