Caramanico

Caramanico torna a sperare, Marsilio: «Un segnale di vita»

11 Febbraio 2026

Il presidente apre all’offerta da 1,2 milioni del gruppo romano che gestisce l’impianto di Popoli. Il sindaco: «Ora vediamo se curatori e creditori accetteranno, ma almeno c’è una prospettiva»

CARAMANICO. «Un segnale di vita», per Caramanico, 1.800 abitanti e una economia in ginocchio con le terme chiuse da più di sei anni e al centro di un fallimento da 25 milioni di euro. Sintetizza così il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, che accoglie favorevolmente la proposta delle Terme di Popoli di rilevare il fatiscente stabilimento termale di Caramanico e rilanciarlo in soli tre mesi dall’acquisizione dei beni. Gli imprenditori di Terme Inn Popoli, che quattro anni fa hanno ridato vita agli impianti di Popoli, oggi vorrebbero scommettere anche su quelli vetusti di Caramanico e mettono sul piatto un milione e 200mila euro, fuori asta, con l’aggiunta della promessa di investire altri 5 milioni per riattivare tutti gli immobili di via Torre Alta, dall’hotel al centro benessere. L’acquisizione della concessione delle acque termali, sottoposta ad altra procedura di evidenza pubblica da parte della Regione, sarà un capitolo da trattare a parte, ma l'azienda proponente si dice pronta a «partecipare ad altra asta». Ma intanto chiede ai curatori fallimentari Carlo Del Torto e Michele Pomponio, al giudice delegato, al comitato dei creditori e alla Regione, di «valutare l’offerta irrevocabile» che potrebbe significare la svolta per Caramanico.

Questa la reazione del presidente Marsilio: «La presentazione di un’offerta fuori asta per l’acquisizione dello stabilimento termale da parte di un operatore privato già attivo in Abruzzo è un segnale di vita lungamente atteso. Fermo restando che il compito di valutare la congruità dell’offerta compete ai curatori fallimentari del tribunale, da parte mia», sottolinea, «non posso non far rilevare che se ben otto aste sono andate deserte c’era un evidente problema di valutazione del valore dell’immobile. Confrontandomi con gli operatori e con il territorio, emergeva da tempo un giudizio pressoché unanime sul fatto che il prezzo a base d’asta fosse ancora molto al di sopra del valore reale di mercato».

Nell’offerta irrevocabile, il polo imprenditoriale romano sottolinea come altri noti stabilimenti termali italiani in fallimento, come Salsomaggiore (600mila euro), Frasassi (350mila), Raiano (750mila) e Popoli (690mila), siano stati salvati con cifre al di sotto del milione di euro. «Ora il mercato ha battuto un primo colpo», riprende Marsilio, «e il prezzo offerto dà ragione a questa tesi. Auspico una valutazione serena e senza pregiudizi di questa offerta (come di qualunque altra dovesse nel frattempo intervenire), con un approccio che privilegi le forti ricadute economiche positive per tutto il comprensorio in caso di riapertura delle Terme».

Cauto ottimismo dal sindaco Franco Parone e dall’associazione degli esercenti Cara, rappresentata da Sara Campli. Parone dice: «Bisognerà ora verificare la disponibilità della curatela e dei creditori ad accettare l’offerta, abbiamo però ora una prospettiva sulla quale lavorare. Sono certo che nel prossimo futuro avremo occasioni per confrontarci con la proprietà di Terme Inn specie per quel che riguarda il piano di rilancio industriale, vero aspetto cardine del nostro interesse, per il quale chiederemo certezze di tempi, di investimento e di obiettivo. Occorrerà inoltre costruire una unità di visione che attraverso una azione sinergica possa proiettare il turismo termale caramanichese nella collocazione adeguata che gli compete». Il sindaco ricorda che l’amministrazione «si è incessantemente adoperata fin dal giorno dell’insediamento per trovare soluzioni, le più disparate, e registriamo oggi con favore che le iniziative, le pressioni e le attenzioni mediatiche attivate stiano producendo finalmente risultati». E non nasconde un po’ di scetticismo sulle tempistiche (tre mesi per ripartire) rivelate dai potenziali acquirenti: «Relativamente alle tempistiche dichiarate vorrei invitare ad un approccio più realistico, ad evitare di alimentare semplicistiche aspettative, considerando i tempi della burocrazia e quelli di ripristino edile ed impiantistico. Saremmo ben lieti di avere tempi i più brevi possibili perché la nostra economia è ormai allo stremo e lavoreremo alacremente» per raggiungere l’obiettivo.

Uno «spiraglio di luce» per Campli, associazione Cara: «Dopo anni difficili, caratterizzati da aste andate a vuoto e da un lungo silenzio, questa nuova opzione rappresenta per noi uno spiraglio di luce. Qualsiasi iniziativa imprenditoriale che abbia come obiettivo la riattivazione del complesso termale, dell’economia che da esso può generarsi e l’introduzione di nuove offerte è da noi visto positivamente. Ci auguriamo che il progetto possa essere portato avanti con serietà, lungimiranza e nel pieno rispetto del territorio e della comunità locale».