Concorsi e parenti idonei, il dirigente comunale: “Il merito non ha cognome, è stato tutto trasparente”

La Procura di Pescara ha avviato un’inchiesta. La lettera di Zuccarini: «Nessun favoritismo, solo calunnie come in un’opera»
PESCARA. Come un «venticello» che minaccia di trasformarsi in un «colpo di cannone», per citare Gioacchino Rossini, l’inchiesta sui concorsi scuote i piani alti dell’ente e costringe anche i dirigenti a passare alla difesa. A rompere il silenzio è il direttore generale Fabio Zuccarini, che affida a una lunga lettera la sua versione dei fatti, snocciolando i punti salienti del sistema che il Comune avrebbe seguito per le procedure dei concorsi: «Il merito non ha cognome», dice, «l’anonimato è il cuore e garanzia dei concorsi». Le dichiarazioni del dirigente, contenute in un documento di tre pagine, potrebbero ora entrare nel fascicolo aperto dal pm Gennaro Varone, titolare dell’inchiesta avviata dalla Procura di Pescara sul caso concorsi. Nei giorni scorsi, gli inquirenti sono piombati negli uffici comunali per acquisire atti e documenti relativi agli ultimi concorsi, comprese le graduatorie finite al centro delle polemiche per la presenza di numerosi nomi legati da rapporti familiari o politici ad amministratori in carica. Proprio questi nomi, riportati dal Centro nelle scorse settimane, avrebbero fatto aprire l’inchiesta degli uffici del procuratore capo Giuseppe Bellelli. Sul tavolo della Procura sarebbero arrivate poi anche due informative anonime partite dall’interno del Comune: un “corvo” a conoscenza dei fatti che protetto dall’anonimato ha messo nelle mani degli inquirenti presunte anomalie e una lunga lista di affinità familiari presenti nelle graduatorie. Davanti ai controlli, il Comune si dice sereno e ribatte sulla trasparenza delle procedure.
LA LETTERA DEL DIRIGENTE «Le procedure concorsuali non sono frutto di discrezionalità politica». Parte così la lettera del direttore generale Zuccarini, lo stesso che la scorsa estate ha fatto parte – come riportato dagli atti – della commissione di valutazione dei candidati, insieme al dirigente del settore finanziario Andrea Ruggeri e alla dirigente della programmazione e controllo Cristiana Lombardi. Le procedure, scrive Zuccarini, «seguono standard di trasparenza rigorosi e percorsi normativi predefiniti e tipizzati». Ogni concorso viene definito «blindato» a tutti i livelli, allontanando così il sospetto di una possibile regia occulta. «Le commissioni tecniche sono composte esclusivamente da dirigenti di comprovata competenza», continua Zuccarini, entrando nel merito dello svolgimento dei concorsi.
LA PROCEDURA Per le centinaia di candidati che la scorsa estate si sono presentati nella sede di via Erasmo Piaggio, a Chieti, per partecipare ai concorsi, l’iter sarebbe stato questo: «L’ausilio tecnico specializzato è fornito da operatore di notevole esperienza professionale che supporta l'intera procedura per assicurarne la fluidità normativa. Gli esperti esterni sono psicologi specialisti in tecniche di assessment che integrano e garantiscono l'oggettività delle valutazioni, il cui operato rientra nell'ausilio tecnico della società incaricata». Ogni prova, sottolinea il dirigente, sarebbe stata svolta con «la garanzia dell'anonimato», che definisce «il cuore della procedura sino alla fase orale». Le prove scritte, ricorda Zuccarini, «sono state svolte in anonimato con tablet»: «ogni punteggio è cristallizzato prima ancora che l'identità del candidato sia nota, annullando di fatto ogni possibilità di favoritismo». Le prove orali, invece, «si sono svolte a porte aperte, in presenza dei candidati, con domande estratte a sorte».
LA DIFESA Dopo aver illustrato le procedure, Zuccarini passa alla difesa dalle critiche politiche. «Sostenere che la presenza tra gli idonei di dipendenti interni, parenti di politici o figure note sia sinonimo di irregolarità è un errore logico e giuridico: il merito non ha cognome. Confondere la posizione di vicinanza personale con un amministratore comunale con una causa di illecito suggerisce l'idea di un’illiceità basata sul pregiudizio anziché sugli atti». Il dirigente richiama anche la Costituzione: «Impedire o penalizzare qualunque cittadino per il solo fatto di avere un legame con la politica sarebbe una violazione palese dei principi di uguaglianza e buon andamento di cui agli articoli 3, 51 e 97 della Carta costituzionale». E aggiunge: «L'impegno etico, che affonda le radici nella c.d. Carta di Pisa, consiste nel non esercitare influenze, non nell'istituire "liste nere" incostituzionali che vietino la partecipazione ai concorsi a determinate categorie di cittadini».
IL CODICE ETICO Così Zuccarini respinge in anticipo la richiesta delle opposizioni, che hanno chiesto l’adozione di un codice etico per vietare la partecipazione ai concorsi dei parenti degli amministratori e l’introduzione di un regolamento ad hoc. «Oltre che essere illegittimo e impossibile da garantire, significherebbe affermare che l'intero sistema concorsuale, che la Costituzione pone a fondamento del reclutamento nel pubblico impiego, sia fallace», afferma il direttore generale. «La proposta di vincolare gli amministratori a non far partecipare i propri parenti è giuridicamente inammissibile e inattuabile. Nessun amministratore ha il potere legale di impedire a un terzo di esercitare un proprio diritto soggettivo. Un codice etico che introducesse tali divieti sarebbe lesivo del principio di gerarchia delle fonti».
L’ESPOSTO Il Comune si dice comunque sereno rispetto alle indagini, definite «una normale procedura a seguito di un esposto». E ribadisce la fiducia negli esiti: «L’acquisizione degli atti confermerà la regolarità di una procedura che non teme alcuna verifica». «Chi contesta ha il dovere morale e legale di indicare fatti specifici; in caso contrario, le allusioni restano suggestioni retoriche prive di fondamento», afferma. In una materia delicata come l’accesso al pubblico impiego, avverte Zuccarini, «dire senza dire equivale ad accusare nel silenzio». Un atteggiamento che, secondo il dirigente, produce effetti «concreti e gravissimi»: indebolisce il rapporto tra cittadini ed ente, scoraggia i migliori profili dal partecipare a selezioni pubbliche «ingiustamente percepite come contaminate», lede la dignità di vincitori, idonei e commissari e paralizza l’azione degli uffici, esposti a processi mediatici «in assenza di illeciti». La critica politica, sottolinea, «è legittima, ma non può trasformarsi in illazione sistematica». Anche perché le graduatorie, ricorda Zuccarini, «sono strumenti ordinari per gestire i fabbisogni di personale» e gli scorrimenti «rappresentano la normalità gestionale»: «Ripetere ogni anno un concorso sarebbe antieconomico. Per questo, per legge, le graduatorie durano tre anni». Negli anni, rivendica il direttore generale, dalle graduatorie del Comune «sono emersi dipendenti brillanti che oggi garantiscono servizi ai cittadini» e quegli elenchi «sono stati utilizzati anche da altri enti, che hanno evidentemente riposto piena fiducia nella capacità selettiva dell’amministrazione». «Chi agita lo spettro dei favoritismi senza dimostrare una violazione del merito non compie un atto politico, ma una potenziale diffamazione», attacca Zuccarini. La legalità, insiste, «si difende con il rispetto delle procedure, non con allusioni o con divieti discriminatori». Poi, l’affondo finale: «Si sta tentando di trasformare una procedura amministrativa d’eccellenza in un caso mediatico fondato sul nulla. Un “venticello” di calunnia che», dice Zuccarini citando Rossini, «rischia di diventare un colpo di cannone. «Ma alla forza del rumore», conclude Zuccarini, «opponiamo la forza dei fatti. La verità non teme il rumore».

