Corruzione: la Procura chiede tre anni per Ciamponi, l’ex manager Asl

Pescara: Vincenzo Ciamponi è accusato di corruzione per l’esercizio della funzione nell’ambito della complessa inchiesta sull’appalto da 11 milioni di euro per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, inchiesta per la quale il principale indagato, lo psichiatra e dirigente pescarese Sabatino Trotta, si suicidò in carcere il giorno del suo arresto (il 7 aprile 2021)
PESCARA. Al termine della sua requisitoria davanti ai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila, il procuratore generale ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione per l’ex direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, accusato di corruzione per l’esercizio della funzione nell’ambito della complessa inchiesta sull’appalto da 11 milioni di euro per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, inchiesta per la quale il principale indagato, lo psichiatra e dirigente pescarese Sabatino Trotta, si suicidò in carcere il giorno del suo arresto (il 7 aprile 2021).
Ciamponi, unico imputato rimasto dopo i patteggiamenti dei vertici della cooperativa “La Rondine” che si aggiudicarono l’appalto, in primo grado era stato assolto dal collegio di Pescara per non aver commesso il fatto. Ma la procura, con il pm Anna Benigni (al tempo insieme al collega Luca Sciarretta), aveva presentato ricorso in appello che ieri è stato discusso con gli interventi dell’accusa che ha condiviso totalmente le ragioni del ricorso, chiedendo alla Corte la condanna di Ciamponi a tre anni di reclusione. E sempre ieri è intervenuto nella discussione anche il legale della Asl di Pescara che si è costituita parte civile per chiedere i danni all’ex manager: per il 4 maggio prossimo è previsto l’intervento dei difensori, Massimo Galasso e Gianfranco Iadecola, e subito dopo la sentenza.
Ciamponi era rimasto coinvolto in quanto l’accusa sostiene che abbia «favorito» l’assegnazione di quell’appalto in cambio di 8.000 euro che in parte sarebbero stati usati per l’acquisto di un’autovettura usata da regalare al figlio che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata pagata dai vertici della Coop per il tramite di Trotta. Nella sentenza di assoluzione, il collegio, nel richiamare il patteggiamento di Domenico Mattucci e Luigia Dolce (i due della Coop), sollevavano il ragionevole dubbio sul fatto che Ciamponi potesse far parte di quell’accordo corruttivo, ma che era possibile anche la ricostruzione alternativa in base alla quale Trotta potrebbe aver fatto credere ai vertici della Coop che quella richiesta arrivasse da Ciamponi, così da far credere a Dolce e Mattucci che quelle richieste di soldi «avessero la funzione di gratificare Ciamponi per l’impegno profuso nella stipula del contratto». E quindi decisero di assolvere l’imputato con la formula dubitativa.
Ma la procura, nelle 46 pagine di ricorso, ripercorre ogni passaggio dell’intricata vicenda giudiziaria fino ad arrivare al giorno successivo alla firma della gara, sottolineando come esista una prova certa della «trattativa» tra Trotta (che andò personalmente a trattare l’acquisto dell'auto dal concessionario) e Ciamponi: «In definitiva», scrive la procura nel ricorso, «il fatto, pacifico, che la richiesta indebita della somma di denaro necessaria, in parte, per l’acquisto dell’autovettura, sia stata formulata dal Ciamponi ai corruttori Dolce e Mattucci non direttamente, ma per il tramite del Trotta, non influisce minimamente, al contrario di quanto sembra ritenere il tribunale, né sul perfezionamento dell’accordo corruttivo, né sulla dimostrazione dello stesso, che risulta pienamente raggiunta», per questo chiede la condanna. Adesso si attendono le arringhe difensive.
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