Deposito abusivo di lubrificanti: un arresto e due denunce a Popoli

7 Maggio 2026

Nella zona artigianale un capannone di 400 metri quadrati utilizzato come centro di smistamento. Sequestrati migliaia di litri di gasolio, antigelo e additivi: a rischio la sicurezza ambientale e pubblica

POPOLI TERME. Un capannone di 400 metri quadrati nella zona artigianale trasformato nel fulcro di un traffico internazionale di lubrificanti. Ma soprattutto, un potenziale pericolo pubblico privo di qualsiasi norma antincendio, a pochi passi da case e uffici. L’operazione della Guardia di finanza di Popoli Terme ha smantellato quello che gli inquirenti definiscono un deposito completamente abusivo, portando a un arresto ai domiciliari e a due denunce. La misura cautelare, disposta dal gip del tribunale di Pescara, è scattata nei confronti di un imprenditore originario di Cagliari di 40 anni. Denunciati altri due imprenditori accusati di aver agito in concorso.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha squarciato il velo su una rotta commerciale illegale che partiva dal Belgio. Secondo la ricostruzione dei militari, migliaia di litri di prodotti energetici arrivavano in Italia evadendo il fisco, per poi essere piazzati sul mercato nero. La distribuzione avveniva su un doppio binario: da una parte una rete di clienti locali e operatori economici compiacenti, dall’altra le vetrine globali delle piattaforme di e-commerce. Quando le Fiamme Gialle hanno fatto irruzione nel magazzino, si sono trovate davanti a una logistica perfettamente organizzata, con tanto di scaffalature industriali e carrelli elevatori, ma senza un solo foglio di autorizzazione. Il bilancio del materiale posto sotto sequestro è imponente: 68.000 litri di olio lubrificante, 17.100 litri di AdBlue, 3.000 litri di additivi vari, 1.700 litri di liquido antigelo, 750 litri di gasolio per autotrazione, stock di batterie e pezzi di ricambio per auto.

A rendere l’operazione ancora più urgente è stato l’aspetto della sicurezza ambientale e pubblica. I rilievi effettuati insieme ai vigili del fuoco hanno evidenziato uno scenario allarmante: il deposito era una “zona franca” priva di qualsiasi sistema antincendio o bacino di contenimento. «Un rischio altissimo per l’area circostante», spiegano gli inquirenti, sottolineando come un eventuale rogo o uno sversamento accidentale avrebbe potuto contaminare il suolo e mettere in pericolo le attività e le abitazioni limitrofe. L’inchiesta per frode fiscale e contrabbando si chiude per ora con tre soggetti segnalati all’autorità giudiziaria. Per uno di loro sono scattati i domiciliari, mentre l’intera area e i materiali sono stati sigillati. Le indagini proseguono ora per identificare i terminali della rete di vendita e quantificare l’ammontare complessivo dell’evasione fiscale legata al traffico illecito.

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