adescato e colpito

Dj adescato sui social e massacrato, la coppia va in Assise

9 Aprile 2026

Il caso del dj Martino Caldarelli arriva in aula. Le confessioni, l'autopsia e la decisione del tribunale di Teramo sul rinvio a giudizio di Cardelli e Di Pancrazio.

TERAMO

L’aggravante da ergastolo della premeditazione chiude a ogni ipotesi di rito abbreviato e spalanca le porte al processo in Corte d’assise per l’omicidio di Martino Caldarelli, il 48enne dj di Isola che esattamente un anno fa venne adescato sui social, accoltellato, colpito con una pala e buttato in un laghetto di Corropoli.

A due giorni dall’anniversario di un massacro, il gup Roberto Veneziano ha rinviato a giudizio i conviventi Andrea Cardelli, 41enne di Corropoli, e Alessia Di Pancrazio, 26enne di Giulianova, in carcere dall’anno scorso con le pesanti accuse di omicidio aggravato dalla premeditazione, occultamento di cadavere e rapina.

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I difensori (gli avvocati Tiziano Rossoli e Nazario Giuliani per la donna, l’avvocato Marco Cerioni per l’uomo) in apertura di udienza hanno chiesto l’esclusione dal capo d’imputazione dell’aggravante della premeditazione: istanza da cui partire per chiedere il rito abbreviato che dopo la legge del 2019 (confermata dalla Corte Costituzionale) non può essere accolto per i reati puniti con l’ergastolo. Richiesta, quella dell’abbreviato, che è stata dichiarata inammissibile dal giudice che ha fissato per il 1° luglio la prima udienza del processo in Corte d’assise. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile (rappresentanti dall’avvocato Maurizio Cacaci) mentre ha scelto di non esserlo l’uomo che qualche sera prima dell’omicidio venne sequestrato e rapinato dalla coppia.

Il passaggio obbligato del rinvio a giudizio mette un punto fermo sul prima e il dopo dell’omicidio. Con i risultati dell’autopsia a confermare l’iniziale sequenza di morte: Martino Caldarelli è stato ucciso con quattro coltellate con quella letale che ha reciso la vena giugulare provocando una violenta emorragia, poi colpito in testa con una pala e infine buttato nel lago dopo essere stato legato a un tronco. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia Cardelli si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre la donna ha confermato la confessione fatta nell’immediatezza del fermo di entrambi, con lei che ha fatto ritrovare il corpo, e si è difesa dicendo: «Io non sapevo che Andrea sarebbe venuto in camera da letto dove ero con Martino, ha fatto tutto da solo, lo ha ucciso colpendolo a coltellate e poi con la pala. Io ho cercato di fermarlo, di bloccarlo, ma non ci sono riuscita. Ero terrorizzata perché lui ha minacciato di uccidere anche me». Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Lorenzo Prudenzano non ha esitato a definire la coppia «senza scrupoli e pericolosi, privi di una pur minima capacità di autocontrollo e in preda a un delirio violento e criminale». Con l’occultamento del cadavere, la modifica dell’auto rubata (le targhe cambiate alla Panda della vittima) e l’incendio della stessa vettura a confermare, ha scritto ancora il giudice, «la mancanza di freni della coppia. Con le esigenze cautelari desumibili dalla stessa inaudita gravità dei fatti denotanti pesante disprezzo della vita e totale incapacità di dominare impulsi criminali pochi giorni dopo la perpetrazione di altri gravi delitti (sequestro di persona, rapina e lesioni personali) peraltro in danno di persona affetta da invalidità». Un filo conduttore a legare le pagine dell’ordinanza: il pericolo di reiterazione del reato. Aspetto, quest’ultimo, su cui il giudice si è soffermato proprio in relazione alla rapina e al sequestro di persona di un invalido civile che i due avevano messo a segno pochi giorni prima del delitto con l’uomo poi riuscito a scappare.

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