Fine del Ramadan: «E adesso un evento insieme ai pescaresi»

22 Marzo 2026

La proposta di Mouatamid (Giovani Democratici) al sindaco: «Cibo e dialogo per uno scambio culturale»

PESCARA. «La fine del Ramadan rappresenta per i popoli musulmani un momento particolarmente significativo e di grande riconoscenza verso la propria fede. E la forza della condivisione può essere valorizzata maggiormente solo attraverso la vera integrazione. In alcune città italiane, come Bologna per esempio, sono stati fatti molti passi in avanti in tal senso. I cittadini, non solo rispettano il culto di una tradizione a loro distante, ma cercano di conoscerlo meglio attraverso una interconnessione, che altrove è inesistente».

Ad affermarlo è Monaim Mouatamid, esponente dei Giovani Democratici Abruzzo (originario del Marocco, in Italia dal 2006), che lancia un appello al sindaco Carlo Masci, affinché anche a Pescara venga organizzata un’iniziativa, in occasione l’Eid al-Fitr (festività coincidente con la fine del mese di digiuno), che punta a far incontrare culture differenti.

«Si potrebbe, per esempio, immaginare un evento in cui possa esserci un vero e proprio scambio tra i popoli: i cittadini musulmani che celebrano la loro ricorrenza più importante insieme con i pescaresi, magari attraverso lo scambio e la condivisione di pasti e prodotti tipici e il dialogo, necessario per far capire meglio cosa significa terminare il periodo in cui i primi hanno dato anima e corpo, così come recita la loro religione». Mouatamid spiega inoltre che questa idea nasce per rendere i cittadini partecipi e non perché la festività in questione non viene rispettata.

E c’è un’altra questione su cui si sofferma: anche all’interno dello stesso gruppo di fedeli ci sono delle differenze, visto che le comunità principali presenti in Abruzzo, ma anche in altri territori, sono composte da persone provenienti dal Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan e dall’Egitto. «Ognuno di loro ha comunque delle tradizioni culturali da rispettare e celebra la festa in base alle proprie usanze», dice. E sulla partecipazione esclusivamente maschile nei luoghi di culto spiega: «Nella preghiera donne e uomini sono divisi e al momento in Abruzzo non ci sono spazi di aggregazione per donne musulmane».

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