Ramadan, è la fine del digiuno: migliaia in preghiera per la pace

21 Marzo 2026

Celebrazioni anche nei parchi, in piazza Salotto e in strada. I giovani: «Manteniamo vive le tradizioni». Da Pescara l’appello contro le guerre 

PESCARA. Risveglio poco dopo le 6, ieri mattina, tra il parco Florida e piazza Salotto, dove gruppi di musulmani si sono radunati nel cuore della città in occasione di una festa, per loro speciale: “l’Eid al-Fitr”, ossia quella che celebra la fine del Ramadan e dunque del digiuno. Nell’area verde di viale Regina Elena, in particolare, un centinaio di persone hanno rivolto la loro preghiera ad Allah, destando l’attenzione e la curiosità dei residenti della zona. «Il primo caffè della giornata è stato accompagnato da un rito religioso, che solitamente i fedeli eseguono nei luoghi di culto e non a cielo aperto», dice una cittadina. «Comprendiamo le tradizioni e le rispettiamo, ma hanno scelto un orario poco consono».

E un altro residente dice: «Non ho mai visto così tanti musulmani girovagare per la città». Sì, perché nel corso della mattinata, fino alle 12 circa, tanti cittadini musulmani (tutti uomini) si sono riversati per le strade del centro, con l’idea di trascorrere del tempo insieme, «in armonia». Passeggiate e pit stop nei bar hanno caratterizzato buona parte della mattinata. Poi il pranzo in casa con parenti arrivati da altre località e abbracci, in segno di fratellanza.

IL MESSAGGIO DI PACE – Non a caso Abdula 'Duli' Salihi, presidente dell'associazione culturale “Rilindja”, con base all’Aquila, rivolge un messaggio di pace alla comunità musulmana in Abruzzo, con l’invito a riportare al centro la conciliazione tra i popoli.

LA FESTA PER I GIOVANI – Spiega Abdullah Umer, 19enne pakistano: «Questa per noi è una giornata importante, si tratta della festività più significativa dell'anno. Nella nostra terra d’origine avremmo fatto tantissime cose. Qui è diverso, ma cerchiamo di mantenere vive le usanze, con il pensiero rivolto ai nostri legami lontani. Celebriamo con preghiere e condividiamo pasti a base di riso, carne e dolci. E poi, come può notare, abbiamo scelto abiti eleganti per l’occasione». Abdullah è in compagnia degli amici Manga e Badar. Tutti e tre insieme, prima di raggiungere il centro cittadino in un giorno di pausa dal lavoro, hanno partecipato alla preghiera collettiva, organizzata dalla comunità islamica di Pescara al Pattinodromo. Qui oltre mille persone, provenienti anche dai paesi vicini, hanno celebrato la fine del Ramadan.

I RINGRAZIAMENTI – Spiega Bekym Kurtishi, tra i fondatori della prima moschea di Pescara, che si trova in via Caravaggio: «Il nostro popolo esprime un forte senso di gratitudine nei confronti di Allah per aver concluso il periodo di digiuno, cominciato il 18 febbraio scorso. Ringraziamo il nostro Dio, sperando di poter andare avanti fino al prossimo Ramadan, anche perché vivere distanti dalla propria terra non è così scontato. Le differenze culturali rappresentano ancora un ostacolo, ma in riferimento a questa festività devo ammettere che le cose, con il tempo, sono migliorate. Chi conosce il significato di questo momento ci rispetta. I datori di lavoro, per esempio, sanno che in questa giornata i musulmani non lavorano e permettono ai propri dipendenti di trascorrere del tempo con parenti e amici. Tre in tutto i giorni di festa». Bekym è arrivato in Italia dalla Macedonia 34 anni fa. Adesso è il titolare di un’impresa edile che si occupa di pittura, cartongessi e rivestimenti. «Sono stati fatti passi da gigante per l’integrazione, ma c’è ancora tanto da fare». Tre le moschee presenti in città: oltre a quella di via Caravaggio, ci sono quelle di via Pisa e di via Palermo. Si tratta per lo più di luoghi di incontro, ricavati in appartamenti e nei condomini.

L’ALTRA RICORRENZA – «Non ci si entra in tanti», aggiunge Mustafa Benouara, Imam (colui che nell’Islam guida la preghiera comunitaria) a Orsogna. «È per questo motivo che le associazioni hanno scelto di organizzare la preghiera collettiva nei centri sportivi. E tra due mesi e dieci giorni avremo un altro appuntamento particolarmente significativo: la festa del Sacrificio, con cui si commemora l’atto di sottomissione a Dio del patriarca Abramo, pronto a sacrificargli il primogenito. In questa occasione si mangia carne. La tradizione vuole che questa festa sia all’insegna della condivisione e della generosità».

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