Il Caffè Ideale fa 80 anni: «Da qui è passata la storia della città e dei pescaresi»

16 Marzo 2026

I fratelli Dante e Massimo con Edgard, 4ª generazione: tutto iniziò dalla nonna. Dalla prima schedina con la radio sul bancone alla tv in bianco e nero per i clienti

PESCARA. Dietro quella vetrina hanno visto scorrere la storia della città. Dal Totocalcio alle scommesse, da “Lascia o raddoppia” alla pay tv, passando dal biliardo ai videogames. Dai tempi compassati del mondo in bianco e nero a quelli frenetici imposti dai monitor di oggi. Servendo a intere generazioni di pescaresi qualcosa come 17 milioni di tazzine di caffè. È la storia del Caffè Ideale, che martedì 17 marzo compie 80 anni in via Cesare Battisti numero 50, nel cuore di Pescara, e con una grande torta celebrativa festeggerà con i clienti più affezionati (a cui verrà offerto anche un pasticcino ribattezzato “Sisa ideale”, ispirato al dolce tipico di Guardiagrele) e con il sindaco Carlo Masci.

Un’attività familiare, quella dei Baldassarre – i fratelli Dante e Massimo e il figlio di quest’ultimo, Edgard – che nel tempo è diventata un’azienda con 15 dipendenti. Qui sono passati i protagonisti della vita cittadina di questi otto decenni: politici, artisti, sportivi. Ma anche i personaggi più caratteristici del centro. Quei ragazzi che una volta si ritrovavano il sabato e la domenica per lo struscio, una partita a carambola e per studiare il sistema vincente della schedina, oggi sono padri di famiglia, alcuni nonni, e passano ancora per scommettere, prendere un caffè, leggere il giornale e, magari, sfidare a biliardo figli e nipoti. Gli 80 anni del Caffè Ideale sono l’occasione per fare un tuffo in un passato romantico. Ma anche per studiare com’è cambiata Pescara. Dante, Massimo ed Edgard Baldassarre riavvolgono il nastro della loro storia familiare e lavorativa.

L’INIZIO NEL 1946. «Tutti è iniziato da una donna coraggiosa che, in una Pescara mutilata dai bombardamenti degli angloamericani, ebbe il coraggio di aprire questo bar: nonna Teresa De Rosa. Era il 1946, il 17 marzo. Lei, con nonno Giuseppe, ha dato vita a questa storia. Poi è arrivato nostro padre, Tempio, per tutti Artemio, con mamma Ida, sempre pronta a sacrificarsi per la famiglia e l’attività. Papà era un omone burbero, ma dal cuore grande. Ha saputo gestire un locale grande, complesso e sempre un passo avanti agli altri. Circa 40 anni fa siamo entrati in scena noi (Massimo e Dante ndc), che abbiamo cominciato a lavorare qui fin da bambini per renderci utili all’economia familiare: la giornata tipo era scuola, campanella, pranzo al volo e pomeriggio qui al bar per far riposare nostro padre qualche ora. Abbiamo dato vita alla trasformazione, negli anni ‘80, del bar di famiglia in un’azienda articolata e moderna, dove la scommessa, la tazzina, le slot machine, il biliardo e l’aperitivo sofisticato convivono con un ambiente caldo e vivo in via vai incessante. Da qualche anno è iniziata anche la gestione di Edgard, la quarta generazione dei Baldassarre: a lui affidiamo il compito di portare questo locale a festeggiare il centenario».

IL NOME E L’INSEGNA. Il nome “Ideale” è mutuato da una romanza di Francesco Paolo Tosti. E la prima insegna è firmata da Francesco Paolo Michetti. «Sì è vero il verso era “torna caro Ideal, torna un istante a sorridermi ancora…». Nonna Teresa aveva la passione per la musica lirica e, se il fato non l’avesse destinata a una vita di lavoro e sacrifici, magari sarebbe diventata una compositrice. È bello pensarlo. Qui davanti, negli anni ’40 e ’50 si svolgeva il mercato: nonna si affacciava in strada e cantava per i clienti. A pensarci oggi, era davvero un altro mondo. L’insegna? Quella originale è andata perduta durante le varie ristrutturazioni, purtroppo. Cosa daremmo oggi per riaverla… ci accontentiamo della riproduzione che abbiamo realizzato dietro al bancone».

LA PRIMA SALA GIOCHI. Tra bar, ricevitoria, sala biliardo e sala giochi, in via Battisti sono cresciute generazioni di pescaresi. «Probabilmente tutti sono entrati almeno una volta da noi: per una consumazione, una partita a biliardo, una scommessa, un’occhiata ai risultati sportivi, una partita a flipper al Bye Bye (la sala giochi annessa da cui si accedeva da via Mazzini, ndc), precursore di tutte le sale giochi cittadine o, semplicemente, perché “ci si vede all’Ideale e poi si decide cosa fare”. Capitava, all’Ideale, che la mattina passassero gli studenti filonari e, dopo il lavoro, i padri. Oggi quegli studenti sono diventati padri, smanettano su Facebook – tanto che esiste il gruppo Quelli che almeno una volta hanno fatto filone al Play Star (Caffè Ideale) – e sanno bene qual è la destinazione dei loro figli quando marinano la scuola...».

OLTRE 17 MILIONI DI CAFFÈ. Il numero delle tazzine di caffè servite in questi 80 anni è impressionante: 17.520.000. Il calcolo è presto fatto: dalla contabilità emerge che sono stati utilizzati 4 chili al giorno di caffè (600 tazzine). Moltiplicati per i giorni dell’anno e poi per gli 80 anni di attività, arrivano alla cifra sopra citata. «Viene da sorridere davanti a questi numeri. Dentro quelle tazzine di caffè ci sono tutti i nostri ricordi. Ne porto nel cuore alcuni vivissimi e, ancora oggi, emozionanti: i festeggiamenti dei tifosi per le promozioni del Pescara, in particolare la prima in serie A con Cadè allenatore; le gare di boccette che richiamavano giocatori da tante regioni d’Italia; l’incredibile evoluzione del settore delle scommesse; i maxi sistemi miliardari del Totocalcio, che hanno fatto arricchire decine di persone».

I PERSONAGGI DELLA CITTÀ. I personaggi più bizzarri ed eccentrici della città facevano tappa qui ogni giorno. «Tutti i personaggi di un folklore cittadino, i cui ricordi si stanno perdendo in mille rivoli, irrompevano al bar continuamento. Ida la Rossa, Caf, Burundi, Sartana, Lucia l’alcolista, Ada la carbonara, il bananaro, Alfinelli, i ragazzini diventati teppisti e poi malviventi della Banda Battestini. Al Caffè Ideale passavano tutti. E passano tutti ancora oggi, anche se i tempi sono cambiati. I giocatori del Pescara, ad esempio, sono sempre stati clienti. I giocatori dell’ultima promozione in A, ad esempio, avevano il rituale di venire qui ogni lunedì perché dicevano che il Caffè Ideale portava bene».

LA PRIMA SCHEDINA. Qui la prima schedina giocata in città. «Da quando è nato il Totocalcio, qui si è sempre giocato. Era un momento di grande socialità. Avevamo un vecchio radione dietro al bancone in cui si riunivano decine di persone in due metri quadri per conoscere i risultati delle partite, quindi delle schedine. Qui i nostri genitori hanno messo uno dei primi televisori della città: la gente si ritrovava per vedere la sera Lascia o raddoppia di Mike Bongiorno. I bambini, all’epoca, insistevano per avere un “pinguino” Motta, il gelato più in voga dell’epoca. Anche la sala biliardo fa parte della storia e dell’identità del locale, per questo non l’abbiamo mai tolta. Dai tornei che duravano ore, alle partite mordi e fuggi che ancora oggi piacciono ai ragazzi».

VINCITE STORICHE. Non si contano le vincite festeggiate in questi anni. «Tante da non riuscire a tenere il conto. Alcune davvero clamorose: un milione di euro al Mega Miliardario, oltre 15 anni fa. E mezzo milione di euro al Totogol, oltre vent’anni fa. Poche settimane fa 200mila euro al Superenalotto. Oggi il gioco non più collettivo: ogni cliente arriva, scommette e va via. Colpa del frazionamento degli eventi e della tecnologia. Ma se gioca l’Italia, o gioca il Pescara, si torna a quella convivialità senza tempo. Si sta insieme e ci si sente uniti».

QUANDO PASSAVANO LE AUTO. «Con la pedonalizzazione siamo usciti anche all’esterno. Prima i clienti si trovavano tutti dentro al locale, oppure si fermavano con la macchina qui davanti e scendevano al volo. A volte eravamo noi a portare la schedina direttamente a loro in macchina. Adesso tanti amano fermarsi fuori a colazione o per l’aperitivo. Tra i cambiamenti epocali c’è anche la presenza delle donne, che sono in maggioranza tra la clientela, almeno il 70%. Negli anni ’80 questo era impensabile…». Ma a cambiare è stata anche la città.

«Una volta noi eravamo custodi del centro. I proprietari dei negozi ci lasciavano le chiavi, così come i residenti. Le famiglie avevano occhi dappertutto: sapevano sempre dov’erano i figli e cosa stavano combinando. Ora tutti sono al tavolo con il telefonino, si parla meno. Ma noi restiamo un punto di ascolto per le persone. Tanti sono soli e approfittano del rituale del caffè per scambiare due chiacchiere con noi o con i nostri dipendenti, tutti storici e di fiducia: sono la nostra forza, hanno un sorriso per tutti». Un sorriso che è il segreto di questi 80 anni che il Caffè Ideale porta benissimo, guardando con fiducia al futuro e al traguardo del primo secolo di vita.

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