«Nessuna autorizzazione per il convegno», la diffida della Provincia di Pescara che sbugiarda l’ultradestra

29 Gennaio 2026

Il presidente De Martinis attacca: «Niente richieste per l’utilizzo della nostra sala il 20 febbraio, in quella data è programmata una riunione istituzionale»

PESCARA. Dell’evento intitolato “Bugie coloniali” organizzato dal Centro studi di ultradestra che venera gerarchi fascisti e antisemiti, alla fine, c’era solo la locandina. Per cui ora scatta la diffida. È questa la risposta della Provincia di Pescara all’articolo uscito ieri su questo giornale che ha mostrato come l’associazione La Cittadella si fosse data appuntamento il 20 febbraio, insieme ad altre realtà del territorio, nella sala Figlia di Iorio del Palazzo del Governo, per il dibattito sulle «menzogne» dietro il passato coloniale dell’Italia. Un’iniziativa pubblicizzata come se si dovesse svolgere dentro il cuore delle istituzioni, con tanto di stemma dell’ente sul manifesto.

Tutto falso: il tentativo di trovare legittimazione politica è stato clamorosamente smentito dal presidente della Provincia Ottavio De Martinis, che ora promette di presentare diffida per «l’uso improprio del logo». «Non risulta agli atti alcuna richiesta di concessione di sale provinciali per il giorno 20 febbraio», spiega lo stesso De Martinis, «né è mai pervenuta alcuna istanza di patrocinio o di autorizzazione all’utilizzo del logo dell’Ente su materiale informativo o promozionale riferito all’evento denominato “Bugie coloniali”».

L’evento quindi sarebbe stato organizzato nel Palazzo della Provincia all’insaputa della Provincia stessa, tanto è vero che «la sala indicata risulta già regolarmente impegnata per una riunione istituzionale, circostanza che esclude in ogni caso la possibilità di ulteriori concessioni». Quindi il presidente annuncia che «alla luce dell’utilizzo non autorizzato del logo» procederà «con una formale diffida nei confronti degli organizzatori, riservandosi ogni ulteriore azione a tutela dell’immagine e della corretta rappresentazione dell’attività amministrativa». In tutto questo, a due giorni dall’inizio del polverone mediatico, il centro studi La Cittadella prende ufficialmente posizione sul caso. «Operiamo nel pieno rispetto della Costituzione e delle leggi vigenti», fa sapere il responsabile Sergio Saraceni, «le iniziative promosse sono pubbliche, regolarmente autorizzate e non hanno mai dato adito a rilievi o contestazioni di alcun tipo da parte delle autorità competenti, ivi incluse le presentazioni librarie, tra l’altro di tutte pubblicazioni legalmente in commercio e liberamente disponibili nelle principali piattaforme online».

Se Saraceni rivendica di essersi sempre mosso nella legalità, allo stesso tempo le altre due associazioni che compaiono nella locandina per l’evento del 20 febbraio, Fontevecchia e Pescara nel Cuore, prendono le distanze. La prima, per mano di Luciano Troiano (che dell’iniziativa sarebbe dovuto essere il moderatore), sottolinea come la sua realtà «si occupa e si è sempre occupata di tradizioni popolari e rievocazioni storiche non prendendo parte, per propria scelta, a nessun dibattito politico di qualsiasi tendenza né, tanto meno, militando o simpatizzando per qualsivoglia partito né ha collaborato o collabora, con alcun “centro studi”».

Quindi Troiano ricorda che Fontevecchia ha «promosso e partecipato a giornate antidiscriminazione per i popoli romanì, a quelle contro ogni genere di violenza sulle persone dei diversi generi in cui si identificano» e mai invece iniziative di qualsiasi genere legate alle idee di “remigrazione” che non ci appartengono nella maniera più assoluta». Ancora più netta la posizione di Pescara nel cuore, che precisa di «non avere alcuna attinenza, né ideologica, né attivista, né di rapporti personali con presunte realtà associative che vengono annoverate come di “ultradestra”». Più in generale, l’associazione «non è mai stata accostata a organizzazioni politiche di qualsiasi genere o natura».

Quella locandina esiste, si leggono il nome dell’evento, la data, il luogo, i loghi dei presunti organizzatori, ma sembra non appartenere più a nessuno. Solo la Provincia si è detta pronta a diffidare i responsabili per uso improprio dello stemma. D’altra parte, che il manifesto fosse sintomatico di un cortocircuito, quanto meno comunicativo, all’interno dell’istituzione non c’erano dubbi. Uno accanto all’altro, campeggiano il simbolo di un ente rappresentativo e democratico e quello del Centro studi che si propone di «formare» le nuove generazioni secondo direttrici ideologiche ben precise. Basta cliccare sul sito internet dell’associazione La Cittadella, infatti, per scoprire il biglietto da visita di un gruppo dove nostalgia e fanatismo si combinano prendono la forma di un bugiardino degli Anni di Piombo. Sponda nera.

Tra i punti di riferimento in campo culturale ci sono Robert Brassilach, collaborazionista del Terzo Reich fucilato nel 1945 dopo aver usato la stampa come mezzo di delazione (pubblicava gli indirizzi di casa dei cittadini ebrei per facilitarne la cattura) e Ettore Muti, squadrista segretario del Partito nazionale fascista ucciso dai carabinieri nel 1943 dopo aver tentato la fuga. La convention annunciata e mai organizzata sulle “Bugie coloniali” sarebbe dovuta essere l’inizio di un percorso dedicato alla riabilitazione storica di Arnaldo Mussolini, fratello minore del Duce morto nel 1931. «Una delle menti più attive e lucide del fascismo», agli occhi dell’associazione. Dalle parole ai fatti, la formazione ideologica non rimaneva tra le mura delle sedi della Cittadella a Pescara (a via Rigopiano e a via Tasso), ma diventava impegno politico pratico.

Solo qualche giorno fa, a Chieti gli affiliati hanno riprodotto il rito del «Presente» per commemorare i «martiri» della strage di Acca Larentia; e ancora, l’associazione risulta tra le aderenti al comitato “Remigrazione e riconquista” fondato, tra le altre, da Casapound, e che propone il rimpatrio forzato degli immigrati, senza troppe distinzioni tra regolari e irregolari, e il ritorno degli italo-discendenti. Anche qui, molto di più di un sostegno meramente formale: i tesserati della Cittadella hanno partecipato ai due flashmob dell’ultradestra organizzati nelle ultime due settimane tra Chieti e Lanciano, rivendicando lo “show” sui propri profili social, con tanto di foto ricordo tra i fumogeni e lo striscione “remigrazione” scritto, ovviamente, con il font littorio. E nella didascalia che accompagna il post si legge: «Gli abruzzesi non accettano più silenzi complici: la fiamma si accende città dopo città». Ha cominciato a piovere.

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