Nuova Pescara, referendum bis a Spoltore e Montesilvano

Le date individuate per sentire nuovamente il parere dei cittadini sulla fusione: 14 e 21 giugno. Obiettivo: ritardare la scadenza del 2027
PESCARA. Nuovi passi in avanti verso i referendum consultivi che vedranno i cittadini di Montesilvano e Spoltore tornare alle urne per esprimere il proprio parere sulla Nuova Pescara. Dopo l’approvazione delle rispettive delibere in consiglio comunale, attraverso le quali hanno sollecitato la Regione a fare dietrofront sulla nuova città, ora le amministrazioni comunali capitanate dai sindaci Chiara Trulli (Spoltore) e Ottavio De Martinis (Montesilvano), da sempre contrari alla fusione, proseguono spediti verso una nuova votazione che coinvolgerà i loro concittadini.
L’iniziativa, che nulla ha a che vedere con il referendum abrogativo e che, quindi, non avrà la capacità di abrogare direttamente la legge regionale, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare la Regione affinché possa tornare sui suoi passi in merito alla Nuova Pescara che dovrebbe nascere già nel 2027. Anche se l’iter è ancora in corso, secondo alcune anticipazioni sembra che le date dei due referendum siano state già scelte: il 14 giugno per Spoltore e il 21 giugno per Montesilvano.
SPOLTORE – I primi ad andare al voto, dunque, saranno i residenti del più piccolo dei tre Comuni coinvolti nella fusione e a confermarlo è il presidente del consiglio comunale, Lucio Matricciani, che annuncia di aver ricevuto, ieri mattina, «la richiesta formale da parte di 14 consiglieri comunali per indire un referendum consultivo locale sulla fusione».
La richiesta fa seguito al dibattito avviato in città nelle scorse settimane dopo la mozione presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia Stelvio D’Ettorre. «Il primo firmatario della richiesta è il sindaco Chiara Trulli», prosegue Matricciani, «e non mancano consiglieri comunali di minoranza, a dimostrazione di un tema che non ha colori politici, ma che è strettamente legato al futuro e alla vita concreta della nostra comunità». Matricciani rivela anche il quesito che potrebbe essere proposto agli spoltoresi: «Siete favorevoli alla prosecuzione del processo di fusione per la costituzione del nuovo Comune denominato “Pescara” che comporterà la soppressione del Comune di Spoltore?».
Nella richiesta dei 14 consiglieri sono ricordate anche le criticità incontrate finora nell’iter per la nascita della nuova città in base alle quali «si ritiene indispensabile ricorrere a una nuova consultazione popolare che - a distanza di 12 anni dal referendum regionale - possa restituire l’effettiva volontà della cittadinanza in ordine a una scelta ormai superata e che, tuttavia, avrebbe delle conseguenze profonde e irreversibili sul territorio e sulla popolazione».
MONTESILVANO – Con una settimana di ritardo, anche a Montesilvano i residenti saranno chiamati a esprimere il proprio punto di vista con un nuovo referendum in programma il 21 giugno. La decisione è arrivata a seguito di una riunione di maggioranza svoltasi mercoledì in piazza Diaz e che ha visto tutti i consiglieri del centrodestra favorevoli all’iniziativa. Ad annunciarlo, in questo caso, è il consigliere di Fratelli d’Italia Lillo Cordoma, anche in qualità di presidente del comitato per il no alla fusione F646, che anticipa i prossimi passaggi burocratici previsti in città. «La proposta dei consiglieri con il quesito referendario arriverà prima in commissione e poi in consiglio comunale dove sarà votata. Poi il sindaco, prendendo atto del voto, riunirà il comitato dei garanti da lui presieduto e composto anche dal segretario generale, un dirigente comunale e un delegato prefettizio, che dovrà accettare il quesito. A quel punto si apriranno i tempi per l’indizione del referendum, il sindaco comunicherà la data e ci saranno i 60 giorni di tempo per i comizi elettorali».
Anche se, contrariamente a quanto accaduto a Spoltore, a Montesilvano alcuni consiglieri di minoranza non sono d’accordo, a detta di Cordoma «sentire nuovamente i cittadini è la massima espressione della democrazia. Anche se il referendum è già stato fatto, ma essendo passati tanti anni le mentalità sono cambiate, come sono cambiate le stesse città, ma soprattutto sono cambiate le acquisizioni che abbiamo avuto con la fusione dei servizi finora accorpati che ci hanno dato delle negatività importanti per la fruibilità degli stessi. Quindi, alla luce di tutti questi aspetti, risentire i cittadini in maniera consultiva rappresenta un segnale politico molto importante».
In merito alla partecipazione, il consigliere si dice consapevole che portare i cittadini al voto non sarà semplice. «In un clima di disaffezione generale verso la politica, sarà dura però credo che proprio per il fatto che è un referendum che interessa concretamente la vita delle persone, sono cerco che ci sarà un cifra congrua di partecipanti».
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