Padre Guglielmo: voglio tornare  a dire messa all’alba 

Il frate dei Colli sta meglio: ora è ricoverato in Cardiologia Padre Luca: «È guarito anche grazie alla mano di San Pio»

PESCARA. «Voglio tornare presto a dire messa per i fedeli». La voce è flebile, ma lo spirito è forte. Dal suo letto d’ospedale dove è ricoverato dal 20 aprile scorso, padre Guglielmo Alimonti, 92 anni, l’amatissimo frate cappuccino dei Colli, figlio spirituale di San Pio da Pietrelcina, confida il suo desiderio a padre Luca Di Panfilo, parroco della basilica della Madonna dei Sette Dolori, superiore della Fraternità e coordinatore dei gruppi di preghiera della diocesi Pescara-Penne. «Le condizioni di salute di padre Guglielmo sono in miglioramento», annuncia con soddisfazione padre Luca. Le cure dei medici hanno fatto effetto.
Nei giorni scorsi, padre Luca ha organizzato una veglia di preghiera ai Colli chiamando a raccolta i devoti di Abruzzo e Molise. E oggi fa la rivelazione tanto attesa: «Questi giorni sono stati molto difficili per lui, abbiamo tanto pregato per la sua anima. Abbiamo pregato San Pio affinché desse amore e salute a padre Guglielmo. E padre Guglielmo si è salvato grazie al miracolo operato da San Pio». L’assistenza dei dottori guidata da qualcosa in più: ne è certo, padre Luca, 40 anni, rimasto in contatto con il «nostro amato fratello» che dal Covid hospital, tre giorni fa, è stato trasferito nel reparto di Cardiologia del presidio di via Fonte Romana per proseguire gli accertamenti sul suo stato di salute precario, ma ormai in via di miglioramento: padre Guglielmo è risultato negativo al virus. «Sì, lo affermo con certezza», rimarca il superiore dei Colli, «è guarito grazie all’intercessione di padre Pio». Oltre «alle tante preghiere della comunità dei Colli, e anche di fuori Pescara, che non ha mai fatto mancare il sostegno affettuoso a padre Guglielmo che ha espresso il desiderio di guarire al più presto per poter tornare a dire messa all’alba, come fa ogni giorno da anni. E padre Pio ha ascoltato il suo desiderio di poter tornare presto in convento e ristabilirsi».
Già prima delle 5 del mattino fedeli e pellegrini sono riuniti in chiesa, in ginocchio tra i banchi, il viso tra le mani, in raccoglimento, a sgranare il rosario. Come piace a padre Guglielmo – in onore di Guglielmo Massaia, missionario in Africa – nato a Guardiagrele il 17 ottobre 1929 con i nomi di Alessandro e Salvatore. Quarto di sette figli, è cresciuto in una famiglia operosa e timorata di Dio. Con la madre, terziaria francescana, ogni sera in casa si recitava il rosario.
I fedeli in chiesa si sottopongono al rito della confessione, negli ultimi due anni avvenuto nel rispetto del distanziamento e con la mascherina indossata. Uno ad uno, in fila in un lunghissimo serpentone, i devoti attendono pazienti il loro turno per poter incrociare, anche per un solo attimo, lo sguardo magnetico del frate, che ottobre compirà 93 anni, e raccogliere una parola di conforto. Chi partecipa alle sue messe conosce la suggestione e l’estasi di quei momenti unici di silenzio e preghiera. Padre Guglielmo Alimonti è un catalizzatore di anime.
In questi giorni di festeggiamenti ai Colli, la comunità è col fiato sospeso, in attesa delle buone notizie che arrivano dall’ospedale: padre Guglielmo era stato ricoverato quasi un mese fa, colpito dal coronavirus. Uno dei momenti più critici si è registrato verso la fine di aprile, quando ha superato una pericolosa crisi cardiaca. Pian piano, la guarigione. Ci vorrà ancora tempo, considerata l’età avanzata. Ma padre Alimonti è uno spirito battagliero. E ha San Pio al suo fianco, come dice padre Luca. La fama di Alimonti arriva oltreoceano: sui social, in migliaia lasciano ricordi, pensieri, esortazioni: «Ti aspettiamo, padre. Abbiamo bisogno di te».