31 minuti

Pescara e i palazzi nel cielo La Milano d’Abruzzo ora finisce sotto accusa

21 Maggio 2026

Urbanistica nel mirino: carabinieri forestali e procura scoprono una coincidenza. Questa sera “31 minuti”, settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro in onda alle 22.30

PESCARA

Pescara è la città d'Abruzzo con il tasso più alto di cemento: quasi 120mila abitanti stretti in un fazzoletto di circa 34 chilometri quadrati. Significa che, in appena un chilometro quadrato, ci sono quasi 4mila persone. Dagli anni Cinquanta e Sessanta in poi, quindi dalla ricostruzione del Dopoguerra, l’edilizia è il motore dell’economia di questa città e adesso l’urbanistica incide per il 20% sul Pil di Pescara. Ma, dopo settant’anni di cemento, lo spazio per costruire è quasi finito: l’indice di consumo di suolo a Pescara è al 51%, il valore più alto di tutto l’Abruzzo, quasi come Milano che è al 60%. Significa che più della metà della città è ricoperta di cemento e la prima conseguenza è che, in caso di pioggia, il rischio allagamenti è alto. C’è un’assonanza tra Milano e Pescara, se lo spazio per costruire è sempre di meno allora si scommette sull’altezza. Perché l’edilizia è sempre un affare, in alto, in basso, a destra e anche a sinistra. Si chiama “Palazzi nel cielo” un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (riprese e montaggio di Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino, ottimizzazione di Antonio D’Ottavio).

PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE IN EDICOLA

Se lo spazio per costruire, a terra, è sempre più difficile da trovare, ormai si cerca l’altezza: cioè palazzi sempre più alti, il cemento si proietta verso il cielo. E c’è proprio questa affannosa ricerca al centro dell’ultima inchiesta aperta dalla procura di Pescara sull’edilizia.

A Milano l’inchiesta sui palazzi ha fatto un sacco di rumore: oltre 70 indagati, cantieri bloccati e un caso politico che ha scosso i partiti fino al rischio dimissioni del sindaco Sala. Proprio a Milano, dove una casa costa addirittura tanto di più di un occhio della testa, i pm indagano sui palazzi sempre più alti, palazzoni tirati su, così dice l’accusa, con un trucco: cominciare i lavori con la Scia, cioè la Segnalazione certificata di inizio attività, aggirando i permessi di costruire, vale a dire le autorizzazioni più difficili da ottenere, con il risultato di eludere gli standard urbanistici. E anche a Pescara, che per l’edilizia è un po’ la “Milano d’Abruzzo”, la procura è al lavoro sui palazzi. C'è un indagato ma potrebbe non restare solo: l’inchiesta potrebbe allargarsi. I reati ipotizzati al momento sono falso e violazione del Dpr 380/2001 che disciplina le sanzioni penali per gli abusi edilizi, e quindi inosservanza delle norme urbanistiche.

Sono 6 gli interventi edilizi citati in un esposto presentato da Simona Barba, ex consigliera comunale di Alleanza Verdi e Sinistra- Radici in Comune, e poi finiti sotto la lente della procura di Pescara: uno di questi è l’albergo da 11 piani che l’imprenditore Filippo Antonio De Cecco, il signore della pasta nota in tutto il mondo, vorrebbe realizzare lungo la riviera sud di Pescara nei pressi del porto turistico, un palazzo di circa 50 metri di altezza con piazze e spazi pubblici da cedere alla città. Poi c’è uno studentato lungo viale Marconi, il progetto è stato presentato dall'impresa Di Bartolomeo che in una zona segnata dai problemi di allagamenti prevede strutture soprattutto dal primo piano in poi. Ci sono poi due torri lungo il fiume Pescara che, secondo i progetti delle imprese Silex 3, Uropa e FM Costruzioni Generali dovrebbero diventare un albergo e un edificio residenziale. La stessa Silex, società rappresentata dal noto avvocato Ugo Milia, la ritroviamo in un altro intervento citato nell’esposto e cioè quello di Pescaraporto, tre palazzi tra il ponte del mare, ormai simbolo di Pescara, e il suo porto turistico: questo progetto, già in costruzione, è un intervento che da anni è contestato e ha incrociato sia la giustizia penale che amministrativa ma finora ha sempre resistito a ogni tipo di procedimento. Ci sono poi altri due cantieri sotto esame, una ristrutturazione nella zona centrale, in via Vasto eseguita dall’impresa Lattanzio Costruzioni: lì da un piccolo locale è stato realizzato un palazzo di 8 piani. E poi un altro intervento in via Jasonni, nella zona dello stadio Adriatico, presentato dalla ditta Ungreen Immobiliare srl.

L'esposto di Barba dice che per «ciascuna di tali aree aventi carattere strategico, il Prg detta specifiche “linee guida” al fine di tradurre le scelte di pianificazione generale in interventi di dettaglio coerenti, con il fine di consentire un ordinato e armonico sviluppo del territorio». «In realtà», accusa l’ex consigliera, «le trasformazioni stanno avvenendo al di fuori delle norme e delle procedure dedicate al governo del territorio».

Secondo le carte dell’inchiesta c’è un giorno particolare da controllare ed è il 6 maggio del 2024, era un lunedì: a scoprire una coincidenza sono stati i carabinieri forestali passando al setaccio gli atti amministrativi. Proprio quel 6 maggio, il Tar di Pescara dichiarava illegittima l’applicazione del Decreto Sviluppo stabilita dall’amministrazione comunale di centrodestra con premi di cubatura del 20% e anche di più. I giudici hanno annullato le delibere comunali del 2023 che permettevano gli ampliamenti di cubatura generalizzati su tutta la città. E la sentenza del Tar, secondo l'esposto, valeva anche per l’intervento della società Silex sul lungomare sud, tra il ponte del Mare e il porto turistico. Ma, nello stesso 6 maggio della sentenza, negli uffici del Comune di Pescara sono state messe le firme sulle autorizzazioni per cominciare i lavori di quei tre palazzi. Praticamente, anziché annullare i precedenti permessi come diceva la sentenza e come è stato fatto in altri casi analoghi, al Comune di Pescara ne hanno autorizzati di nuovi. E questo passaggio adesso è uno dei punti chiave dell’inchiesta.

L’inchiesta non è politica, almeno per adesso, ma tecnica e scava nelle norme urbanistiche tanto che la Procura, che indaga con il procuratore aggiunto Annarita Mantini e la pm Anna Benigni, si prepara a passare tutte le carte prese in Comune durante le acquisizioni a un consulente urbanistico. Quindi, un esperto dovrà rispondere alla domanda «se le opere assentite snaturino le previsioni del piano regolatore e della disciplina attuativa; se mancando la variante al Prg, con approvazione del consiglio comunale, per le specifiche trasformazioni edilizie, quelle trasformazioni, non essendo autorizzate, non potrebbero essere eseguite, sconfinando di fatto in lottizzazioni illegittime, contrarie alle norme; se il presupposto declassamento della misura dell'altezza da parametro urbanistico a semplice parametro edilizio sia un sistema ripetuto creato per evitare la più complessa procedura di variante al Prg».

Ma non c’è soltanto l’inchiesta della procura, da Pescara è nato anche un fronte di soggetti pubblici e privati che mette in discussione le regole anti alluvione varate dall'Autorità di bacino con il Piano stralcio difesa alluvioni, che si riassume nell'acronimo Psda. L'Autorità di bacino ha allargato la mappa delle zone pericolose e quindi diversi cantieri sono rimasti bloccati dalle nuove regole più stringenti. E il Comune di Pescara e altre amministrazioni pubbliche hanno impugnato tutto al Tar che dovrebbe decidere chi ha ragione il prossimo 12 giugno, anche se l'ipotesi di un rinvio non è esclusa. I ricorrenti sono i Comuni di Pescara, Manoppello, Rosciano, San Giovanni Teatino e la Regione governata dall'asse Fratelli d'Italia-Forza Italia-Lega; dalla parte dei privati, ci sono imprese edili, aziende chimiche che insistono lungo il fiume Pescara e anche la nota fondazione PescarAbruzzo, cioè i Mecenate che dovrebbe finanziare il parco centrale sull'area di risulta, una grande opera che nel secondo lotto risulta bloccata dal nuovo Psda.

Nel frattempo però è partita una trattativa tra i ricorrenti, con in testa proprio il Comune di Pescara, e l'Autorità di bacino stessa, che potrebbe concludersi con un compromesso: realizzare una serie di opere come per esempio dei muri lungo il fiume, capaci di contenere l'eventuale piena, opere che costerebbero almeno 10 milioni di soldi pubblici.