Pescara, l’asta va in tilt e il pesce resta invenduto: scoppia l’ira della marineria

Blocco di un’ora. alle 4 di mattina vanno nuovamente fuori uso i terminali e i telecomandi per gli ordini. Camplone (presidente armatori): «Ore di lavoro vanificate, il Comune gioca con il pane di 200 famiglie»
PESCARA. Il cuore economico della pesca batte a vuoto, ancora una volta. Ieri sera alle 4 in punto – proprio all’avvio della prima vendita della settimana – l’asta del mercato ittico si blocca per circa un’ora e riprende alle 5: il tempo si ferma e, con esso, il lavoro di armatori e commercianti, lasciando dietro di sé perdite economiche, tensione e una domanda che torna con forza: quanto può ancora reggere l’attuale sistema senza certezze operative? Di fronte a questa domanda, armatori e commercianti si presentano compatti, indicando una linea chiara: garantire subito il pieno funzionamento dell’attuale mercato ittico sul lungofiume Raffaele Paolucci e bloccare il trasferimento nella futura sede, quella dell’ex biglietteria Tiziano lungo la banchina Sud.
SISTEMA IN TILT
Il blocco, racconta la marineria, arriva subito, quando l’asta è appena iniziata. Prima di quell’ora vengono vendute soltanto 6 casse di pesce, poi il tilt fra terminali d’asta fuori uso e telecomandi inefficienti. E quando l’attività riprende, il danno è già fatto: «Alcuni commercianti sono andati via alle 6.15, costretti a lasciare il mercato con quantitativi di pesce insufficienti per affrontare la giornata lavorativa», dichiara il presidente dell’associazione Mimmo Grosso, Doriano Camplone, «mentre per gli armatori significa vedere vanificate ore di lavoro in mare. L’amministrazione comunale gioca con il pane di 200 famiglie». Le conseguenze, dunque, sono immediate: perdita economica diretta, pesce ritirato per preservarne la qualità e un ulteriore colpo alla fiducia in un sistema che, denunciano gli operatori, mostra ormai criticità strutturali.
L’APPELLO AL COMUNE
La disponibilità al confronto, da parte della marineria, non è mancata. Lo scorso 24 gennaio armatori, commercianti e istituzioni hanno partecipato a una simulazione di asta nella futura sede, presentando poi un elenco dettagliato di criticità, tra cui: sottodimensionamento degli stalli, inadeguatezza dei nastri trasportatori, deficit nei flussi di deflusso e nelle condizioni di sicurezza. Ma il punto, spiega l’armatore Camplone, non è il futuro, ma il presente. Anche perché la nuova sede, allo stato attuale, non è pronta dal momento che mancano due strutture tecnologiche di supporto: una per lo stoccaggio e l’altra per la refrigerazione delle casse di pesce, indispensabili per la tenuta logistica dell’intera filiera. «Senza questi elementi ci vorranno mesi prima del trasferimento e», dichiara Camplone, «per questo motivo viene da noi giudicato come inutile rispetto all’emergenza quotidiana: quella di far funzionare il mercato attuale e consentirci di lavorare». E poi dice, senza giri di parole: «Aggiustate questo sistema e facciamola finita, non possiamo più attendere. Non rendersi conto della gravità di quanto sta accadendo significa non avere idea di cosa regge gran parte dell’economia di Pescara. Non si possono pretendere diritti d’asta se non si garantisce un servizio all’altezza. Vedere gli armatori ritirare le casse è un insulto al nostro lavoro e alla storia marittima di questa città». Sul fronte dei commercianti, la denuncia è altrettanto dura: «Diciamo no al trasferimento nella banchina Sud», dichiarano i portavoce Valerio Ciroli e Marco Nuccitelli, «devono aiutarci e sistemare l’attuale sede, siamo certi che l’amministrazione ci darà ascolto per garantire continuità lavorativa ed evitare ulteriori interruzioni forzate».
LE RICHIESTE
Oggi più che mai le due categorie si presentano unite. E le richieste che presentano al Comune sono altrettanto nette: «un investimento immediato e risolutivo» sulle tecnologie dell’attuale mercato, lo stop a qualsiasi trasferimento verso strutture ritenute «logisticamente inadeguate» e rispetto «per una categoria che continua a garantire qualità nonostante le difficoltà».

