Pescara, soldi facsimile per svaligiare i distributori della stazione

Tre persone sorprese dalle telecamere di videosorveglianza. La Polfer li denuncia per furto aggravato e frode informatica

PESCARA. Per fare soldi senza troppa fatica avevano escogitato un sistema semplice ma efficace. Infilavano nelle macchinette distributrici di alimenti e bevande dei facsimile di banconote da dieci euro, facevano ordinavani di valore minimo e ottenevano il resto in monete, questa volta vere. In un solo giorno, anzi in appena mezzora, sono riusciti a spillare quasi 300 euro dalle macchinette della stazione ferroviaria di Pescara, più volte presa di mira in passato anche da scassinatori professionali.

L'azienda che gestisce i distributori ha trovato 33 facsimile da 10 euro in mezzo alle banconote vere e ha lanciato l'allarme alla polizia ferroviaria, diretta da Davide Zaccone, che ha avviato le indagini, andate avanti a lungo. Nei giorni scorsi, si è arrivati a un punto fermo e la Polfer ha denunciato tre persone, cioè i due che hanno colpito in stazione, B.S., 47 anni, di Foggia; S.G., 29 anni, di Atri, entrambi residenti a Silvi, e un terzo complice P.C., 31 anni, di Montesilvano. Il cerchio si è chiuso anche grazie alla collaborazione con il commissariato di Atri, diretto da Ester Fratello, che stava indagando su episodi simili, ormai piuttosto diffusi su tutto il territorio regionale. A incastrare la coppia, il ritrovamento, a Silvi, a casa di uno degli indagati, di 200 banconote facsimile, tutte da 10 euro, e del materiale informatico che ora la polizia di Atri sta esaminando, anche per risalire alla provenienza di questi "soldi".

Per capire chi e come avesse agito in stazione, Polfer ha esaminato le riprese del sistema di videosorveglianza dell'area ferroviaria. Il giorno in cui è stato messo a segno il colpo era il 23 aprile ed è successo tutto in mezzora, dalle 16.30 alle 17. Due uomini, come mostrano i filmati, sono entrati dal tunnel a sud della stazione, hanno raggiunto uno alla volta tutti i distributori e hanno cominciato a infilare banconote a ripetizione. Alcune sono state rifiutate dall'impianto, altre sono state accettate. E quando il facsimile veniva risucchiato dal lettore i due avevano due opzioni: o annullavano l'acquisto, e ottenevano indietro dieci euro in monete, oppure compravano qualcosa per avere il resto. Si tratta di una pratica diffusa, non solo in Abruzzo, e per la polizia non è stato semplice arrivare ai tre.

Trattandosi di banconote facsimile, che possono essere detenute senza problemi, non è stato possibile contestare il reato di spendita di monete false ma i tre dovranno rispondere di furto aggravato mediante frode informatica in concorso visto che hanno turbato il regolare funzionamento del sistema informatico dei lettori di banconote interni ai distributori automatici. (f.bu.)

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