Rigopiano, al via le cause civili: trenta milioni di risarcimenti

La condanna dei tre regionali apre l’azione dei familiari verso gli enti. E intanto, per i tre e per i prescritti arriva anche il conto delle spese legali: si tratta di una cifra complessiva pari a circa 128mila euro
PESCARA. Oltre trenta milioni di risarcimento danni. È questa, grosso modo, stando alle tabelle nazionali, la cifra complessiva al centro delle cause civili che le difese dei familiari delle vittime si preparano a fare nei confronti della Regione e della Provincia. Senza considerare le richieste degli undici sopravvissuti, che potrebbero raggiungere anche i cinque milioni.
UN NUOVO CAPITOLO
Con il processo penale praticamente agli sgoccioli, in attesa degli scontati ricorsi in Cassazione da parte dei tre funzionari della Regione condannati e, anche, da parte della Procura generale per le quattro assoluzioni (l’ex sindaco e il tecnico del Comune di Farindola e gli altri regionali ad esclusione di Belmaggio), si inizia a delineare sempre più chiaramente il quadro su cui fondare le istanze risarcitorie. Un nuovo iter processuale dunque che, dopo quello penale ormai in dirittura d’arrivo, apre un altro capitolo per i familiari delle vittime già provati da otto anni di udienze. Ma per loro, pur considerando che molte delle difese da ieri stanno iniziando a lavorare all’azione risarcitoria, si profilano tempi comunque non celeri, sempre che non intervengano prima eventuali accordi o transazioni.
I TEMPI
C’è chi parla di un paio d’anni e chi teme molto di più, anche considerando il caso dei pochissimi che per Rigopiano hanno avviato la causa civile già nel 2019. Ma anche qui, è un “ritardo” che potrebbe essere stato indotto per aspettare l’esito del processo penale. E quindi, dopo la sentenza dell’Appello bis a Perugia, ora ci siamo. E soprattutto, dal punto di vista degli avvocati di parte civile, con buone speranze: la condanna dei funzionari regionali con un Ente forte alle spalle rappresenta in qualche modo una garanzia di giustizia pecuniaria per chi, perdendo un figlio, un genitore o una sorella, ha visto sconvolta e stravolta la propria vita.
LE CONDANNE RISARCITORIE
Secondo quanto disposto dalla sentenza dell’Appello bis, Vincenzo Antenucci, Pierluigi Caputi e Carlo Visca, oltre alla condanna a due anni, hanno anche quella «al risarcimento dei danni subiti per effetto delle condotte» (la mancata realizzazione della Carta valanghe) nei confronti dei 77 familiari delle 29 vittime (per ognuna ci possono essere più figli o fratelli ed entrambi i genitori), oltre alle parti civili del Codacons e del Comune di Farindola.
LA PRESCRIZIONE NON BASTA
A loro si aggiungono i risarcimenti a cui la Corte presieduta da Paolo Micheli ha condannato, richiamando quelle disposte dalla sentenza di primo grado, anche Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, dirigente e responsabile della viabilità della Provincia. La prescrizione di cui entrambi hanno beneficiato per i reati di omicidio e lesioni colpose (per la strada bloccata dalla neve), estingue il reato ma non li sottrae alle azioni risarcitorie. Ma, ha stabilito la Corte, nel loro caso è esclusa la parte civile della Regione che si era costituita nei confronti di Comune e Provincia ma non “contro” i funzionari regionali. Revocati, anche per la Provincia di Pescara, i risarcimenti disposti in primo grado.
ENTI USCITI IN PRIMO GRADO
Ma perché la necessità di una causa civile? La risposta è direttamente collegata all’enormità della cifra. È chiaro che 30-35 milioni non potrebbero mai essere pagati dai diretti responsabili e dunque per questo si avvia la causa civile nei confronti del “datore di lavoro”, in questo caso l’Ente. E questo tenendo conto che il Comune di Farindola, la Provincia di Pescara, la Regione Abruzzo e Ministero sono usciti di scena dopo il primo grado quando, in sede di processo, hanno eccepito di non essere stati chiamati a partecipare alle fasi iniziali delle indagini, e soprattutto agli atti irripetibili come le autopsie. E a quel punto ottennero di essere estromessi dal processo, motivo per cui adesso, per tirarli dentro anche in termini di risarcimenti, è necessario avviare la causa civile. Ma in ogni caso, dice l’avvocato Wania Della Vigna, «è necessario attendere il giudicato penale definitivo. Questo significa esaminare le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello bis di Perugia e la prevedibile pronuncia della Corte di Cassazione. Solo dopo la definizione definitiva del processo penale sarà possibile procedere con piena efficacia in sede civile. Il giudicato penale di condanna costituirà il pilastro probatorio su cui fondare le richieste risarcitorie nei confronti della Pubblica amministrazione e degli altri soggetti civili responsabili».
CIFRE E TABELLE
Quanto alle cifre dei risarcimenti, “comandano” le tabelle nazionali che stabiliscono, in base ai rapporti di parentela, all’età della vittima e del familiare, il peso del danno causato, a chi resta, dal venir meno di un proprio caro.
LE SPESE LEGALI
Intanto, in capo ai tre regionali condannati, e ai due della Provincia prescritti, ci sono le spese legali da liquidare. Complessivamente si tratta di 128.140 euro complessivi conteggiati per il processo di Cassazione del 2024 e per l’Appello bis che si è concluso due giorni fa a Perugia. Una somma che racchiude cifre che vanno dai 1.200 agli oltre 6mila euro che la Corte ha definito per ognuna delle parti civili.
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